Home | Valle Stura e Val d'Orba | Esplorazioni Urbane: la galleria “fantasma” del Turchino

Con Matteo Serle alla scoperta della valle Stura più misteriosa

Esplorazioni Urbane: la galleria “fantasma” del Turchino

galleria1 (1) galleria3 galleria2

Nel 1978, nel famoso programma di Enzo Tortora “Portobello”, un simpatico tranviere milanese proponeva di “spianare” il Passo del Turchino per debellare così il costante problema della nebbia in val padana.
Utopie a parte, il Passo del Turchino (532 m.s.l.m.) ha occupato un posto di rilevanza per quanto riguarda i collegamenti tra Liguria e il Piemonte: prima della costruzione dell’Autostrada dei Trafori, infatti, era uno dei valichi più importanti che collegavano il genovesato con il basso Piemonte, decisamente più importante e trafficato delle vicine strade delle Giutte e della Cannellona (di quest’ultima solo dopo la seconda metà dell’Ottocento); attraversato dalla strada provinciale 456 del Turchino, che collega Voltri con Isola d’Asti, è sempre stato un punto di collegamento nevralgico, molto frequentato anche da ciclisti e motociclisti, grazie alle numerose curve della strada che lo attraversa.
Negli anni il territorio attiguo al Passo del Turchino ha subito numerose trasformazioni, per venire incontro alle esigenze di chi lo attraversava: dal fiorire di attività come bar e ristoranti alle infrastrutture vere e proprie, come la costruzione della galleria ferroviaria della linea Genova – Acqui Terme, la costruzione della vecchia galleria stradale e infine nel 2013 l’inaugurazione della nuovissima galleria, in sostituzione di quella vecchia, dedicata ai Martiri del Turchino; la galleria vecchia, infatti, a senso unico di marcia gestito da un semaforo e vietata ai mezzi pesanti, era ormai superata (non erano rari i casi in cui un camion si incastrava letteralmente all’imbocco del vecchio tunnel) e bisognava colmare questa lacuna con una nuova galleria a doppio senso e aperta ai mezzi pesanti per poter compensare il traffico in caso di chiusura dell’autostrada.
Così, dopo tanti anni di onorato servizio, la galleria vecchia venne abbandonata, e rimane ancora oggi presente e vigile sul Passo del Turchino, silenziosa come una sentinella di guardia verso il mare, immersa nella nebbia.

Da sempre appassionato di Esplorazioni Urbane (o “Urbex”, dall’inglese Urban Exploration), ossia la pratica di “esplorare” e visitare luoghi e edifici costruiti dall’uomo e successivamente abbandonati, ho deciso di andare a visitare la vecchia galleria, come un vero e proprio “speleologo urbano”: giunto nei pressi della galleria, ho lasciato la macchina nelle vicinanze e mi sono avvicinato a piedi all’entrata del vecchio tunnel, dove una forte folata d’aria fredda mi ha investito nel viso; l’ingresso è sbarrato da due grossi blocchi di cemento e da un cartello di divieto di accesso veicolare, e si notano ancora i vecchi semafori spenti e il cartellone luminoso per le informazioni sulla viabilità, e qualche rifiuto qua e là.
Una volta entrato, respiravo già l’aria umida e fredda di quella che si respira di solito nelle grotte e nei vecchi tunnel abbandonati, e non mancavano numerose infiltrazioni d’acqua dal soffitto; procedendo poi in avanti verso l’uscita il silenzio diventava spettrale e la fioca luce che filtra dalle entrate rendeva ancora di più lugubre la scena.
Chiudendo gli occhi mi sembrava di sentire ancora il motore dei veicoli che negli anni attraversarono il tunnel, e il rumore dell’aria che entrava dai finestrini di quando io da piccolo attraversavo la galleria in macchina coi miei genitori; arrivato in fondo al tunnel, nel versante del comune di Masone, l’aria era tornata fresca e pulita e la luce era quella del pieno giorno: anche da questo lato si riconoscono i vecchi semafori che regolavano il senso di marcia e i vecchi cartelli che segnalavano l’altezza massima consentita dei veicoli.
La vecchia galleria del Turchino rimane quindi un ottimo esempio di architettura storica, soprattutto riguardo le infrastrutture e i tunnel; per molti anni ha consentito il passaggio attraverso l’Appennino, unendo le popolazioni della genovesato e dell’Oltregiovo, e in quanto tale dovrebbe essere valorizzata dalle istituzioni per diventare un luogo di studio e di visite da parte della comunità.

Matteo Serlenga
Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione con un commento all'articolo, che verrà moderato dalla redazione prima della sua pubblicazione. Affinché il tuo contributo possa essere pubblicato, dovrà attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic.

1 commento

  1. da appassionato di ciclismo nn possiamo lasciar perdere questo patrimonio del ns. paeseattraversata da grandi campioni girardengo coppi bartali. bisogna riaprirla ai ciclisti magari promuovendo qualche eveento ciclituristico in memoria. sarebbe bellissimo.ed emozionante

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato* Campi obbligatori *

*

Torna ad inizio pagina