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La posizione di Vincenzo Rapa - Comitato Liberale ALFARE

CIT-DIMISSIONI DI FONTANA: ABBANDONO DELLA NAVE PRIMA DEL NAUFRAGIO?

Le dimissioni di Fontana sono un abbandono prima che la nave affondi? Un espediente
per uscire anticipatamente di scena, in silenzio, per cercare di essere dimenticato e non
essere presente nel momento in cui accadranno avvenimenti eclatanti?
Sinceramente, considerato l’attaccamento alla poltrona dei nostri amministratori pubblici, ci
appare un po’ pretestuosa la motivazione delle sue dimissioni: l’incompatibilità della451519011_DSC_7446--U1101710600093e0-300x204_(1)
docenza universitaria con la carica di presidente del Cit. Incompatibilità che rientrerebbe tra
le misure approvate in via preliminare dal consiglio dei ministri nell’ambito del “decreto
Madia” sulla riforma della pubblica amministrazione, non ancora divenuto legge, se mai lo
diverrà.
All’epoca della presentazione del bilancio 2015, il presidente Fontana scaricava tutte le
colpe per la situazione del Cit, su fattori esterni alla gestione, quali la debole domanda del
servizio ed il taglio dei contributi pubblici.
Nessun cenno di autocritica, forse perché non c’è (o non c’è stata) la volontà o la capacità
di fare meglio. O più semplicemente perché gli interessi erano, e sono, altri: quelli della
politica ovvero clientelismo e voti di scambio.
Fontana sostiene che” la nostra è un ‘ area a domanda debole” ovvero con scarsa richiesta
del servizio. Ma allora perché continuare a fare scorrazzare questi “bestioni” di autobus per
Novi e fuori città? E perché ostinarsi a comperarne di nuovi, sempre di grandi dimensioni,
costosi all’ acquisto e come manutenzione? Perché non adeguare la dimensione dei mezzi
alle esigenze della richiesta? Perché non creare nuova offerta?
Questo conferma la nostra opinione che in alcune aree, in alcuni tragitti ed in determinate
fasce orarie vi sia un sovradimensionamento dell’offerta, che nel tempo è diventato
patologico.
Sarà forse perché negli anni non si è studiato quali siano le reali esigenze del servizio e
non ci si è adeguati gradatamente o non lo si è sufficientemente stimolato.
Ricorre sempre la classica domanda: c’è poca acqua da bere o è il cavallo che non vuole
bere? Quali sono i fattori che determinano la debolezza della domanda? Non sarà che,
dopo un serio ed approfondito esame, non si riescano ad individuare percorsi, collegamenti
ed orari tali da incentivare l’uso del mezzo pubblico? Magari con un aumento delle corse,
con mezzi di dimensione adeguata (ad esempio con piccoli pulmini da 8/9 persone), sia per
il traffico urbano che extra-urbano?
La causa principale che ha determinato l’attuale situazione è sempre la stessa: la proprietà
pubblica dell’impresa, che consente agli amministratori pubblici, con l’apparente scopo della
finalità sociale, di fare gli imprenditori con i soldi dei cittadini. E sempre lo stesso è il risultato:
si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite. Profitti sotto forma di compensi ai dirigenti
e stipendi ai dipendenti, oltre a foraggiare un grande, medio e piccolo capitalismo clientelare,
che genera un prezioso voto di scambio alle prossime elezioni. Mentre le perdite vengono
spalmate sulla collettività sotto forma di tasse. Maggiore è l’inefficienza dell’impresa,
maggiori sono le tasse che vengono richieste per colmare il deficit. Ma i cittadini non devono
privarsi di parte della loro ricchezza personale per pagare tasse che sussidiano un servizio
inefficiente di cui, peraltro, molti non usufruiscono.

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