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Abbiamo raggiunto i rappresentanti dei comitati “Sezzadio Ambiente” e “Vivere Predosa” per fare luce sulla questione “falda acquifera” nelle valli Orba e Bormida

A chi stiamo consegnando l’acqua che beviamo?

discarica-2Una vicenda che dura ormai da anni, sicuramente da quattro anni, ma le cui radici vanno ricercate ancora prima nel tempo. Tra Predosa e Sezzadio, e gli anziani agricoltori dei due paesi lo sanno bene, vi è una falda acquifera unica nel suo genere, sia per qualità che per quantità (vedi box). E proprio qui, a più riprese, la multinazionale “Riccoboni-Grassano Holding S.p.a.”, installatasi già da tempo a Predosa (AL), ha richiesto alle Autorità competenti la possibilità di allargare il proprio stabilimento: la Riccoboni, la cui sede è a Parma, è leader europea nello smaltimento dei rifiuti industriali. Contro l’allargamento di questo stabilimento, sin dal 2012, si sono coalizzati numerosi comitati che, spontaneamente, sono sorti sia nella valle dell’Orba sia in val Bormida. Per saperne di più sui possibili rischi che tale tipologia di insediamento industriale potrebbe provocare, abbiamo raggiunto a Sezzadio, località che potrebbe essere interessata per lo stoccaggio dei rifiuti provenienti dalla Riccoboni, Ivano Sardi, del Comitato “Vivere Predosa” e Piergiorgio Camerin, di “Sezzadio Ambiente”.

 

L’inizio della vicenda

Tutto risale al 2012 – ci dice Camerin mentre ci fa accomodare nella sede della Pro Loco – quando si svolse una conferenza di servizi per discutere intorno ad un progetto di una discarica di rifiuti industriali da oltre un milione di metri cubi che sarebbe dovuta sorgere qui a Sezzadio, in località Cascina Borio. La cosa buffa o meglio, preoccupante – prosegue l’intervistato – è che la cittadinanza, a fronte di un tale impatto ambientale, non è stata debitamente informata dagli organi Regionali e Provinciali competenti, tanto meno dal Sindaco di allora, Pier Luigi Arnera, che partecipò alla prima Conferenza dei Servizi senza che nessuno ne sapesse nulla. Inutile dire che, venuti a conoscenza di questo fatto, è scoppiato in paese e non solo, mi si consenta la parola, un bubbone tremendo, una vera e propria sollevazione popolare, perché i terreni dove dovrebbe sorgere la discarica, i sezzadiesi e i predosini li conoscono molto bene per le loro specifiche caratteristiche e per l’acqua sotto contenuta”.

 

Il campo-pozzi di Predosa

Che tipo di terreni sono?: “Sono terreni particolarmente fertili, perché ricchi di acqua di ottima qualità – ci risponde Ivano Sardi – Non a caso, tra il 2006 e il 2008, venne realizzato su quei siti il campo-pozzi di Predosa realizzato dall’Amag di Alessandria con un investimento notevole di risorse, per dissetare l’acquese che ogni estate andava in emergenza idrica e dovevarazionare a orario la distribuzione dell’acqua: si parla di dieci milioni di euro complessivi ottenuti a seguito di fondi regionali ed europei”. Questo campo-pozzi è particolarmente importante perché, a seguito delle estati torride del 2005-2006, il Sindaco di Acqui Terme aveva avanzato la proposta di alimentare i suoi acquedotti comunali captando acqua, con un’interconnessione, da questi luoghi: “Tutta la val Bormida, oltre che la bassa valle dell’Orba, gravita attorno a questa falda acquifera di primaria importanza, ma non solo – ci dice Sardi – Presto, a seguito dei lavori del Terzo Valico che stanno impoverendo le falde acquifere della valle Scrivia, anche l’intero novese e il tortonese dovranno approvvigionarsi qui: perciò il problema del possibile inquinamento di tale falda non è locale, ma comprensoriale”. Proprio per scongiurare tali possibili “pericoli”, ben 24 Sindaci della val Bormida si sono coalizzati per la salvaguardia dell’acqua: “In tale coalizione fa clamore l’assenza del Comune di Predosa che – ci dice Ivano Sardi – nonostante l’alternanza di vari Sindaci, non fa parte di questo consorzio per motivi mai ben chiariti”. A questo punto domandiamo ai nostri interlocutori come mai le Autorità provinciali, a fronte dei consistenti investimenti sopra citati, per la realizzazione della inter-connessione idrica con l’acquese (il cosiddetto “tubone”), non si fossero dimostrate preoccupate per l’apertura in loco di una discarica: “Nel corso degli anni – torna a  spiegarci Camerin – abbiamo sempre avuto la netta sensazione, a nostro avviso confermata dai fatti, che la Provincia di Alessandria avallasse ogni tipo di richiesta della Riccoboni, nonostante questa sia stata coinvolta anche ultimamente in inchieste di natura ambientale”.

 

Il ricorso al Tar della Riccoboni

La questione della discarica è molto divisiva e sentita dalla popolazione, tanto è vero che nel 2012, a seguito di un’assemblea pubblica a Sezzadio, scoppiò una vera e propria bagarre che portò alle dimissioni di molti consiglieri sia della minoranza sia della maggioranza e, di conseguenza, alle dimissioni dello stesso Sindaco Arnera: “C’è da dir che in un primo momento il progetto venne rigettato – afferma Camerin – ma la Riccoboni fece ricorso al Tar che nel tempo record di 15 giorni ribaltò la sentenza, per di più esponendosi tecnicamente, cosa che, a rigor di legge, non dovrebbe fare (il Tar dovrebbe infatti nominare una commissione tecnica ad hoc, ndr). E, in questo contesto, l’Amministrazione provinciale non ha mosso un dito per tutelare gli interessi della popolazione locale. Gli unici a contrastare questa sentenza, sono stati i comitati, i Comuni della Convenzione ed il Comune di Sezzadio che ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato, che ancora oggi attende risposta”.

 

p1070827Le decisioni di Rita Rossa

Nel frattempo, il 16 febbraio del 2016, il Presidente della Provincia di Alessandria, Rita Rossa, senza la richiesta di alcun parere esterno e senza convocare una Conferenza di servizi, autorizza la realizzazione della discarica secondo i contenuti di un progetto definitivo, nel quale è prevista la costruzione di una tangenziale. Il giudizio in merito dei due rappresentanti dei comitati è chiaro: “Questa tangenziale è  un’opera ad uso e consumo esclusivo della Riccoboni per raggiungere con più immediatezza i siti della discarica, che taglia in due Sezzadio e che passa a pochi metri dalla storica Abbazia, posta sotto vincolo paesaggistico ed architettonico: cosa occorre di più per fermare tale mostruosità?”.

 

Ultimi aggiornamenti

Quindi ad oggi qual è la situazione?: “Non possiamo che rimanere vigili e fare sentire la nostra voce – rispondono quasi all’unisono Sardi e Camerin – tramite manifestazioni di largo, larghissimo successo come quella di Alessandria dell’11 Giugno 2016, dove abbiamo coinvolto migliaia di persone. Recentemente alla Conferenza sulle opportunità che il Terzo Valico porterebbe al nostro territorio (altra opera da noi fortemente osteggiata) svoltasi in Alessandria – continuano i due interlocutori – sono state avanzate proposte di utilizzare l’acqua di Predosa e Sezzadio per creare un’interconnessione che porti l’acqua al Novese, al Tortonese ed all’Alessandrino. E sono ipotesi redatte dagli stessi organi che non hanno difeso la falda interessata dal Progetto Riccoboni o addirittura dalle stesse persone che hanno firmato le autorizzazioni. Siamo alla mano destra che non sa cosa fa la sinistra. Come ha detto spesso il noto geologo Luigi Foglino, profondo conoscitore della morfologia del territorio avendo progettato il  campo pozzi di Predosa Sezzadio, se io ho la spazzatura in casa o la butto in cortile, oppure la accumulo nel balcone di casa, in appositi cestini. Non mi sognerei mai di metterla certo in frigo dove custodisco la roba da mangiare: ecco noi invece stiamo mettendo i rifiuti nel nostro, pulitissimo frigo che contiene le riserve idriche future di un’intera Provincia. E chi berrà in sicurezza dopo aver fatto ciò?”.

 

Una nota tecnicap1070834

L’insieme delle acque presenti nel nostro pianeta costituisce l’idrosfera e si può raggruppare in due gruppi ben distinti, le acque di superficie e le acque presenti nel sottosuolo.
Per acqua sotterranea si intende l’acqua che si trova al di sotto della superficie terrestre. Se l’acqua che penetra nel terreno si arresta e si accumula in prossimità di uno strato impermeabile, in genere piani rocciosi, dà origine ad una falda acquifera.
Le falde acquifere possono essere di due tipi: freatica se interessa il terreno prossimo alla superficie ed è alimentata direttamente dai fenomeni meteorici, dallo scioglimento delle nevi e dei ghiacci o dalle infiltrazioni dei corsi d’acqua sovrastanti; profonda se invece interessa zone situate al di sotto dello strato impermeabile, come le falde artesiane.
Le acque sotterranee soprattutto quelle delle falde profonde possono rimanere indisturbate dagli effetti antropici per migliaia di anni e sono molto importanti per l’uomo perché rappresentano una tra le più grandi riserve di acqua potabile. Ma sia le falde superficiali che quelle profonde possono essere oggetto di inquinamento anche se più difficilmente dei corsi d’acqua superficiali, poiché possiedono la protezione naturale data dai terreni sovrastanti la falda che operano da filtro per gli agenti inquinanti. Però, una volta inquinate, la contaminazione persiste per tempi molto più lunghi (anche decine di anni).
Se nel corso della realizzazione di un pozzo idrico, per esempio, si perfora lo strato impermeabile raggiungendo l’acquifero di profondità, l’acqua in tale punto tenderà a salire lungo il pozzo fino ad un livello di equilibrio detto piezometrico; risalendo verso la superficie terrestre quest’acqua può rischiare di contaminarsi venendo a contatto con materiali nocivi, come pesticidi, fertilizzanti, fogne e scarichi industriali che (troppo spesso) si depositano sul suolo e vengono assorbiti dal terreno. Alterare la qualità dell’acqua significa nuocere alla vita dell’uomo e degli altri esseri viventi che da essa dipendono, per questo ogni tipo di attività antropica che coinvolga la gestione delle risorse idriche deve essere ponderata e finalizzata alla salvaguardia di questo bene prezioso dato troppo
spesso per scontato.

Luca Serlenga

 

I ricorsi presentati da Comuni e dai Comitati

Contro il progetto industriale presentato dalla Riccoboni vari Comuni, comitati e associazioni presentano cinque ricorsi:

1) Ricorso al Consiglio di Stato presentato dal Comune di Sezzadio contro la sentenza del TAR Piemonte.

2) Castelnuovo Bormida e Cassine contro l’Autorizzazione della Provincia di Alessandria per la questione viabilità

3) I comuni di Acqui Terme, Strevi e Rivalta Bormida presentano ricorso contro l’Autorizzazione della Provincia di Alessandria

4) Ricorso contro l’Autorizzazione della Provincia di Alessandria presentato dal Comune di Sezzadio

5) Ricorso contro la tangenziale presentato dal Comitato Agricoltori della val Bormida

 

Gli espropri

Sul complesso di tali ricorsi Ivano Sardi ci illustra il contenzioso ancora in atto: “A più riprese la Riccoboni ha tentato di iniziare le procedure propedeutiche ai futuri espropri dei terreni per allargarsi – ci dice Sardi – con tanto di lettere di pre-avvertimento: ad oggi non c’è ancora riuscita. Tutte le volte hanno trovato la popolazione a respingerli con tanto di barricate nel Paese. Per aggirare l’ostacolo allora pare abbiano trovato un professionista che si è detto – continua il nostro interlocutore – pronto a firmare il progetto anche senza un riscontro sul campo”. Per “fortuna” però, almeno nell’ottica dei Comitati, è accaduto un qualcosa un mese fa circa: “Le piogge di novembre hanno fatto esondare la Bormida in più punti – dice Camerin – andando a sommergere per quasi un terzo il tracciato, ancora virtuale, della futura, e non auspicabile, tangenziale. Questo ha fatto di molto raffreddare gli animi”.

 

Mattia Nesto

 

Principali comitati della Val Bormida

Comitati di Base val Bormida: Urbano Taquias

Sezzadio Ambiente: Piergiorgio Camerin

Comitato Vivere Predosa: Ivano Sardi

Comitato Agricoltori della valle Bormida: Maurizio Daniele

 

Nozioni tecniche

La falda acquifera di Predosa è una riserva di importanza regionale, unica in Provincia di Alessandria, provincia ricca di fiumi ma povera d’acqua. È una falda RISE, ovvero di ricarica che intercetta l’acqua proveniente da tutto l’Appennino, dall’ovadese, dal novese e dall’acquese e che, potenzialmente, potrebbe fornire da bere a qualcosa come 200.000 persone (fino a Novi, Tortona e Alessandria). Oggi rifornisce già 50.000 persone.

 

Mattia Nesto - Con una nota tecnica di Luca Serlenga
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