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Intervista con il candidato sindaco alle prossime elezioni comunali

Arcangelo Merella, le mie idee per Genova

 A maggio di quest’anno Genova andrà al rinnovo del consiglio comunale. Il primo nome ad uscire allo scoperto è Arcangelo Merella, funzionario della Regione Liguria, esponente del Partito Socialista Italiano e già assessore durante la giunta di Giuseppe Pericu (1997-2007) e con una lunga esperienza manageriale in società pubbliche. Merella, in questa intervista a L’Inchiostro Fresco, parla delle sue idee e del suo programma per il rilancio di Genova.

Merella, come mai ha scelto di tornare nella politica genovese dopo alcuni anni?

Dopo aver ricoperto la carica di assessore con la giunta di Giuseppe Pericu, ho lavorato per il Comune di Parma. Nel 2012 mi sono presentato nella lista del Partito Socialista dove, pur risultando il più votato, non sono stato eletto a causa del mancato raggiungimento del quorum da parte della lista. Negli ultimi anni, avendo visto come sta andando la città, ho deciso di non limitarmi a criticare ma di creare un progetto che combatta il declino della città.

Quindi una lista apertamente civica e non con il simbolo del Partito Socialista…

Si, io sono iscritto al Partito Socialista perché condivido da sempre i valori fondanti, ovvero ”giustizia e libertà” e sono orgoglioso di far parte del partito più antico ancora esistente, ma la mia è una scelta autonoma, anche se il Partito Socialista la condivide e l’appoggia. La mia idea è quella di avvicinare più persone possibili alla gestione della cosa pubblica senza avere il marchio dei partiti che, in questo periodo storico, sono impopolari. Ho deciso di chiamare la lista GeNoveSi in modo declinato proprio perché rappresenta il programma.

Nove inteso come i punti del programma e Si contro la politica del no a tutto quindi…

I nove punti del mio programma riguardano gli argomenti fondamentali quali la visione strategica della città, il verde ed il decoro pubblico, il recupero del centro storico, i municipi, il trasporto pubblico, il welfare e l’aiuto alle fasce più deboli, l’industria hi-tech, le infrastrutture e la cultura. Il sì appunto perché per troppi anni siamo andati avanti con la politica del no, che ha portato isolamento e occasioni perse.

Riguardo ai cinque anni del mandato di Marco Doria che giudizio dà: positivo o negativo?

Il mio giudizio è negativo, al di là della stima che ho a livello personale per Marco Doria, e per qualche assessore che ha ben meritato, la città è andata indietro. È vero che siamo all’interno di una crisi internazionale, ma nello stesso periodo ci sono esempi come Milano che ha fatto grandi passi avanti in questi anni. Qui invece abbiamo visto un’incapacità di decidere e settori come il trasporto pubblico, la mobilità sostenibile e la qualità urbana (trasformata in degrado) che sono stati completamente dimenticati.

Il sindaco di Genova sarà anche il sindaco della Città Metropolitana, ovvero l’ex Provincia, che idee ha per i piccoli comuni dell’interno?

I piccoli comuni non vanno assolutamente lasciati soli. La soppressione della Provincia, e quella di Genova grazie al lavoro di Alessandro Repetto e di Piero Fossati lavorava bene, ha comportato gravi disagi per i comuni interni. I servizi sono, come si sa, passati alla Città Metropolitana senza un’elezione diretta, il sindaco metropolitano deve tenere insieme i territori, garantendo non solo lo sviluppo della città ma anche dei piccoli centri, interloquendo con Governo e Regione ed avendo soprattutto dei progetti da portare avanti. I paesi come si sa non sono autonomi, ma gravano inevitabilmente sulla città, proprio per questo vanno potenziati trasporto e infrastrutture e creando opportunità economiche.

 Uno dei suoi punti è il recupero del centro storico, uno dei più grandi d’Italia, dopo un periodo di grande fermento la rivitalizzazione sembra essersi fermata…

Dopo il 2007 abbiamo visto fare ben poco per il nostro centro storico. Non solo, in alcuni casi molte persone che avevano scelto di vivere nei “vicoli” sono andate via perché il contesto non era più favorevole. Ci sono diversi siti, tra i quali il mio SiAmo Genova dove dimostriamo, tramite fotografie, il grave stato di degrado del centro storico.

Cosa si può fare per invertire questo declino e riprendere lo sviluppo, anche riguardo alle periferie?

È necessario un “sindaco da marciapiede” sempre presente sul territorio e che individui i problemi della città prima che li espongano i cittadini. Riguardo alle periferie abbiamo quartieri molto vivibili ed altre che si sono pesantemente degradate per una serie di fattori concomitanti, ovvero l’immissione di popolazione straniera e povera e fuga del ceto medio, Cornigliano e Sampierdarena, ma non solo, sono l’emblema di ciò. Questi quartieri non hanno conservato il tessuto sociale, hanno perso di attrattività, il degrado sociale è continuo e si manifesta anche in episodi di microcriminalità. Bisogna andare a sentire le persone e, come dicevo prima, cercare il disagio, il volontariato è spesso ignorato, ma fa moltissimo.

Un altro problema molto grave di Genova è la mancanza di collegamenti e la carenza di infrastrutture, specialmente riguardo al porto, che programma ha in merito?

Come è noto il nostro porto soffre da decenni la concorrenza pesante dei porti del nord Europa. Abbiamo un ritardo enorme specialmente per quanto riguarda le ferrovie. Il porto di Rotterdam, grazie all’apertura del Gottardo, è pienamente collegato con la Pianura Padana, cosa che Genova oggi non è, avendo ancora la linea ferroviaria della fine dell’Ottocento. Il terzo valico ferroviario è indispensabile, così come servono delle strade di collegamento. Si può discutere se il progetto del Terzo Valico è il migliore possibile, ma è impensabile non fare nulla. Per combattere questa concorrenza bisogna che la merce arrivi nel Porto di Genova e che in breve tempo possa ripartire verso il nord.

Passiamo al trasporto pubblico, a Genova è in uno stato preoccupante, due anni fa abbiamo avuto lo sciopero selvaggio dei lavoratori di AMT, quest’anno quello di ATP. La situazione delle due aziende di trasporto pubblico è catastrofica, cosa si può fare per garantire ai cittadini e ai lavoratori un buon servizio?

Innanzi tutto creare un bacino unico provinciale tra il servizio urbano e quello extra-urbano. Successivamente una gara, dove entrino soci di mestiere che sanno far funzionare il trasporto pubblico con costi equi rapportati al servizio. I problemi di ATP, ad esempio, non nascono certamente per l’ingresso dei privati. Il trasporto pubblico è caro e in Italia ci sono risultati che non sono omogenei sul territorio, ci sono aziende in attivo ed altre in fallimento. A Genova sia per l’urbano che l’extraurbano ci sono costi troppo elevati, vanno ridotti ed aumentata la produttività e l’efficienza. Non ci sono controlli e siamo andati avanti a pezze, il trasporto pubblico deve stare in piedi grazie a tre fattori: contributi pubblici, la tariffazione e l’efficienza del servizio.

Riguardo all’entroterra lei è favorevole alle fusioni di piccoli comuni?

Assolutamente sì, abbiamo comuni piccolissimi che ormai rappresentano solo un costo e non sono più gestibili.

Genova negli ultimi trent’anni ha subito un forte calo di abitanti, questo è un fattore comune ad altre città italiane, cosa si può fare per invertire questo calo?

C’è un fattore diverso, a Milano e Torino le persone si sono spostate dalla città all’entroterra, qui a Genova invece sono proprio andate via per mancanza di lavoro. I parametri di Genova sono molto deludenti in diversi fattori, c’è assolutamente bisogno di creare posti di lavoro, partendo soprattutto dall’industria hi-tech e sviluppare l’università che attualmente è una delle peggiori in Italia come ranking.

Infine riguardo alla sua lista è già pronta?

La lista è in preparazione, sarà formata da persone provenienti dalla società civile superando le logiche di partito, con le carte in regola e preparate nei diversi argomenti. Puntiamo molto sulla competenza, è molto importante anche essere radicati sul territorio, abbiamo in mente di coinvolgere molti giovani.

Fabio Mazzari
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1 commento

  1. Conosco Arcangelo Merella da circa 40 anni e posso confermare le sue capacità amministrative, politiche ricche di rare doti umane. Il programma mi sembra coraggioso ma la realizzazione dipende molto da tutti noi genovesi e dal nostro personale contributo che dobbiamo misurare prima nel consenso, poi nel voto e quindi con il costante impegno quotidiano.
    Resto a disposizione di Arcangelo per il mio modesto eventuale contributo e auguro a lui ed alla mia città natale ogni bene.
    Sergio Ernesto La Porta

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