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Un'intervista di Marcella Traverso

Il mestiere dell’attore: Andrea Robbiano

Ho qui davanti a me Andrea Robbiano il geniale giovane attore  novese che sta riscuotendo tanto successo sulle scene teatrali:  ho seguito da sempre la sua carriera,  ricordando i tempi, ormai lontani, in cui lui recitava il ruolo di allievo ed io quello di insegnante di lettere, in una bella classe di ragazzi a cui penso spesso con affetto sincero.

Adesso me lo ritrovo adulto, lo sguardo fiero con  improvvisi bagliori di dolcezza, e una forte personalità che emerge dalle sue interpretazioni.

Pochi giorni prima di Natale ho assistito al Piccolo Teatro Enzo Buarné di Castelnuovo Bormida al suo ultimo spettacolo, presentato con Laura Gualtieri:  “Il bar nella nebbia”, di cui Andrea è autore e interprete. Si parla di  un bar di provincia, lontano dai grandi centri urbani, sperduto chissà dove, in cui si raccontano storie di varia umanità, vicende di personaggi a cui Andrea dà voce e vita,  “talmente brutti da essere belli”, come dice uno di essi.

Insolita  e molto suggestiva la sede. Ma lasciamo  la parola ad Andrea, che mi risponde con malcelato orgoglio.

L’Amministrazione comunale di Castelnuovo Bormida ci ha concesso l’uso di una chiesa sconsacrata e abbandonata, che noi abbiamo recuperato, rispettando naturalmente le strutture originarie, trasformandola in accogliente  mini teatro. Lì accanto, nella vecchia canonica, sorge la nostra scuola teatrale, che conta una cinquantina di iscritti di tutte le età, dai sedici anni agli …anta. Abbiamo così dato vita ad una comunità teatrale, dove gli allievi vengono  coinvolti a diverso titolo nella creazione artistica: autori, tecnici, costumisti, scenografi. La presidente è Laura Gualtieri, affiancata da un direttivo di una quindicina di persone che decidono insieme il programma della stagione, presentando spettacoli nostri ma anche lavori di compagnie esterne.

 

Torniamo un po’ indietro nel tempo: quando e come hai cominciato la tua carriera artistica?

Ai tempi del liceo, a Novi, partecipando ai corsi tenuti da Parise. Poi, a vent’anni, ho frequentato il primo anno di scuola del Teatro del Rimbombo, l’associazione nata nel 1990, grazie al cui appoggio mi sono iscritto alla scuola di Grock, che prevedeva quattro anni professionalizzanti, fondata nel 1974 da Maurizio Nichetti, che molti conoscono per i suoi film dall’umorismo surreale.  In quella scuola ho imparato a curare il linguaggio del corpo e le tecniche fondamentali della recitazione. Ho continuato a lavorare con quel gruppo a Milano e  in zona, con il Teatro del Rimbombo, come insegnante e come attore. E continuo a scrivere, compongo testi teatrali e poesie.

 

Oltre che attore, anche autore, dunque. Da quando?

Da una decina d’anni; i primi lavori li ho presentati nell’allora Teatro Ilva, oggi Teatro Paolo Giacometti. All’inizio scrivevo pezzi molto complicati, che ho potuto mettere in scena  grazie all’appoggio della compagnia; poi, a poco a poco, mi sono un po’ sciolto, ho fatto pace con la comunicazione, per dare al pubblico quello che il pubblico poteva cogliere e condividere con maggior facilità. Il che non significa una superficialità dei contenuti, naturalmente.

 

Ricordo il primo spettacolo tuo a cui ho assistito: “Fuori misura: il Leopardi come non ve lo ha mai raccontato nessuno”, in cui eri un insegnante che cercava di comunicare ai suoi ragazzi la poesia di Leopardi. Quando è cominciata la tua carriera vera e propria di autore?

 

Ho scritto spesso per i saggi dei miei allievi e delle altre compagnie. Il mio primo lavoro significativo è stato “Farfalle” (2011) presentato in occasione della giornata della Memoria che viene riproposto ogni anno alla fine di gennaio, in modo particolare per le scuole.  Poi ho scritto altre cose per il Teatro del Rimbombo.

 

Ho sentito parlare molto bene di questo tuo pezzo; la recensione dei giovani spettatori ne parla come di “uno spettacolo commovente e coinvolgente” , “ricco di poesia e di umanità”. Significa che sei arrivato a comunicare ai ragazzi il tuo messaggio di condanna contro chi  vuole cancellare la dignità dell’uomo e dell’importanza della storia per non dimenticare. E questo è molto importante e mi riporta ai tempi della nostra scuola, dove tu ti appassionavi allo studio delle vicende del passato. E adesso?

Stiamo preparando altri due spettacoli originali: uno tratto dal Girotondo di  Arthur Schnitzler e l’altro tratto da Alice nel paese delle Meraviglie. Abbiamo organizzato un laboratorio permanente al quale partecipano attori e allievi emergenti della Compagnia che producono un testo, ispirandosi all’originale, ma stravolgendolo, un po’ come si fa per le favole, dove, per esempio, il Lupo è buono e Cappuccetto Rosso una bambina insopportabile, e inserendovi temi che hanno attinenza con la realtà moderna. L’anno scorso l’abbiamo fatto con l’Odissea, in cui le protagoniste sono le donne dell’eroe omerico, offrendo lo spunto per parlare delle donne di oggi e del loro ruolo nella società attuale.

 

Marcella Traverso
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