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Le riflessioni di Balbi sulla politica nell'entroterra genovese

La scomparsa della sinistra

C’è chi s’industria di capire il perché sia scomparsa, dopo una tormentata agonia, la misteriosa categoria dello spirito conosciuta come “sinistra” e poi cerca, interpretando segnali reali e indizi, come constatare tale sparizione.
Si deve chiarire che l’indagine alla quale ci si appresta non consiste nell’attivare un “Google maps” per visualizzare la carta di Busalla e di pochi altri luoghi attigui, proprio per fare un esempio del nostro paese, al fine di localizzare le sedi attive di partiti, circoli, organizzazioni, società legate in qualche modo e con palpabile intensità alla tanto celebrata “sinistra”.
Che se si trattasse invece proprio di un censimento comunque fatto dei luoghi dove si sono da sempre svolte le liturgie dei partiti che si richiamavano e sulle quali tuttora fondano le loro teorie e i loro programmi per aspirare al governo della cosa pubblica, i risultati indicherebbero una loro radicale diminuzione, e purtroppo un impoverimento degli ideali delle persone ancora aderenti, assieme ad una evidente perdita di ogni loro credibilità.
Qui s’intende, come da tempestiva anticipazione fatta, non di una consistenza immobiliare, ma di una categoria che trascende i luoghi e addirittura le persone, incardinandosi nella storia d’Italia secondo le spinte del progresso e gli esempi coinvolgenti che venivano da altri paesi.
La sinistra, detta in seguito storica per distinguerla dai partiti e dai movimenti di sinistra che si sarebbero affermati nel corso del XX secolo è stata uno schieramento politico dell’Italia post-risorgimentale.
Gli esponenti della Sinistra storica erano per lo più esponenti della media borghesia, in maggior parte, anche allora, avvocati.
L’ideologia di questa parte era evidentemente il liberalismo, il loro fondamentale obiettivo era quello di riconciliare la politica con il “paese reale” democratizzando e modernizzando lo stato e il paese.
Nessuno può pensare che le idee allora affermatisi imperando il liberalismo non lasciassero un segno nella coscienza delle masse oltre che costituire la linea di governo soprattutto in materia elettorale, scolastica e sociale.
E vennero all’inizio del secolo scorso le teorie socialiste e radicali che risentivano dei venti residui del giacobinismo della rivoluzione francese e di quelli ben più intellettualistici e scientifici del marxismo leninismo.
Quel che preme rilevare è che le posizioni di sinistra nell’ambito economico spaziano dall’economia keynesiana e il “welfare state” attraverso la democrazia industriale e l’economia sociale di mercato sino alla nazionalizzazione dell’economia e all’economia pianificata, con il suo fallimento.
Così come sostanzialmente fu destinato al fallimento l’anticlericalismo della sinistra francese e poi quello così detto scientifico di Carl Marx.
Sembra fuori di dubbio che le idee della sinistra mondiale influenzò largamente il pensiero del proletariato urbano italiano e soprattutto le masse avviate dalle campagne all’industria nascente.
È stato analizzato scrupolosamente il fenomeno dell’industrializzazione in Italia, certo non paragonabile per entità e qualità a quello di altre nazioni europee, assieme allo spopolamento delle campagne e alla risalita dal sud al nord di popolazioni in cerca di un lavoro stabile, fenomeno altrettanto gravido di conseguenze per il futuro.
Tralasciando, ci si rende conto, altri snodi importanti della storia recente, si deve convenire sul punto che le idee e gli ideali dilagati tra le masse alla fine dell’ottocento hanno portato alla formazione dei primi partiti della “sinistra” e, quel che sembra più significativo, sono penetrati profondamente nelle coscienze di donne e uomini che si aspettavano più democrazia, più giustizia, più equità.
Assieme a questi valori le masse, sia quelle cristiane e cattoliche, sia quelle non credenti, furono permeate da un sentimento di solidarietà tra reciprochi, tra l’altro necessario per sopravvivere meglio nelle grandi ristrettezze e per realizzare anche associazioni di mutuo soccorso e cooperative, bianche e rosse, indispensabili in quella società diseguale.
E’a questo spirito di comunanza, di solidarietà, di impegno l’uno verso l’altro dei più deboli, di associazionismo disinteressato e di opposizione pacifica, ma intransigente ad un capitalismo egoista, che sembra più ragionevole dare il nome di “sinistra”.
E proprio su questo terreno, facili da verificare, che si rinvengo i comportamenti concreti a riprova di una società arida, priva spesso di dignità, di senso dell’appartenenza ad una sinistra umana, legata anche ai tradizionali valori del cattolicesimo progressista così diffuso nelle nostre terre contadine, di riconoscimento dei meriti altrui.
Che dire, allora di un Sindacato CGIL-SPI di Busalla, da poco trasferitosi con la propria sede in Via Vittorio Veneto per avere una maggiore visibilità, come un qualsiasi ufficio di consulenza, soprattutto fiscale, che eludendo le funzioni culturali e formative previste dal suo statuto, dimentica con assoluta noncuranza e trascura l’attività giornalistica e letteraria, per quanto essa possa risultare modesta, di un suo iscritto, pensionato da più di venti anni della Banca Carige, in possesso di titoli di studio e reduce da esperienze di lavoro, oltre che politico- amministrative, che molti dirigenti del Sindacato si sognano ??
Che pensare dell’ANPI Busalla e Provinciale, proprio nel 70° Anniversario della approvazione della Costituzione, che, al corrente della esposizione e della valutazione dei risultati della attività letteraria di cui si è fatto cenno sopra, ma che dura da anni a sostegno dei valori per i quali la gloriosa Associazione nazionale vive nel ricordo e nel presente della nostra disastrata società di senza memoria e poca dignità nel riconoscere gli eventuali meriti e i frequenti errori??
Che dire di una Società di Mutuo Soccorso Tra i Liberi Operai che solidarietà e vicinanza tra i suoi aderenti, compresi quelli così detti fondatori, erano gli elementi che tenevano assieme persone di ogni rango e di ogni livello intellettuale, promuovendo ogni attività volta allo svago, allo studio, alla consapevolezza di dover promuovere iniziative per la crescita della sinistra democratica e tollerante nel paese, che invece ignora sostanzialmente il lavoro faticoso di un socio fondatore che richiederebbe invece di essere esaminato, discusso, anche criticato, se del caso, coinvolgendo persone in grado di giudicare, possibilmente giovani che aspirino a conoscere meglio il loro paese ??
Che dire di un Partito democratico, ci si rende conto senza alcuna soddisfazione, con rammarico, dilaniato in vista di tanti appuntamenti politici, che rinuncia ad un qualche ragionamento, magari critico, su un quadro assai articolato che potrebbe comunque contribuire all’acquisizione di una migliore conoscenza anche dell’evoluzione del carattere dei cittadini del nostro paese?? E che pensare di alcuni dei rivoli lungo i quali corre una parte non ben conosciuta dei vecchi aderenti al PD, tra rose e altri fiori di campo, che preferiscono evitare, si intende, liberi di farlo, di avvicinarsi in una occasione utile anche per rendere onore alle loro idee ??
Che pensare, almeno di una parte, degli aderenti frequentatori del Circolo Pinan di Sarissola, dove recentemente è doverosamente avvenuta una manifestazione per onorare il ricordo del Partigiano Medaglia d’oro al valore Giuseppe Salvarezza (vulgo Pinan) caduto in battaglia nel 1945, anch’essi estranei a qualsiasi iniziativa, non di partito, che in tal caso avrebbero tutte le ragioni e i motivi per rifiutarle, ma anche culturali di ricordo della Sarissola di un tempo lontano e di certi sviluppi più recenti.
È assai probabile che menti apparentemente raffinate intravvedano, per esempio nella programmazione di un libro e nella sua pubblicazione, un ridicolo gesto di megalomania, del quale vantarsi, ma in realtà una inutile manifestazione di stupide considerazioni, scritto correttamente in italiano, perché qualcuno possa dire quanto è bravo e istruito l’autore.
Cosa pensare di un atteggiamento di questo tipo??
Nessuno vieta a chiunque, purché lo sappia fare e abbia la volontà di farlo, di scrivere un libro.
Dal breve resoconto su alcune Associazioni di Busalla sembra emergere chiaramente, come lo si immaginava, che proprio là dove dovrebbero ancora rinvenirsi tracce di solidarietà, volontà di sostegno ad una crescita popolare, altruismo, tipicamente ritrovabili nel vecchio mondo della “sinistra” non sono oggi assolutamente disponibili.
Siamo immersi in un mondo di latta e di plastica, con tante organizzazioni e partiti liquidi.

Carmelo Balbi
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1 commento

  1. Ho letto con molto interesse questa riflessione, pur non conoscendone i luoghi ed i personaggi, l’ho letta e l’ho interpretata in chiave personale. Sono stata segretario di Partito, di un partito che purtroppo, oggi a mio avviso non esiste più, il PD. Avevo solo 14 anni quando ho iniziato a militare tra le fila della Sinistra Giovanile, ho seguito da vicino la nascita di questo partito, la sua fondazione, la creazione di quell’area giovanile che doveva rappresentarci e darci una speranza. In realtà, mi sono resa conto, che era un partito già vecchio, ancor prima di nascere, fatto di “vecchi giovani” e la mia amarezza risiede proprio in questo…

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