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Un emendamento potrebbe rendere illegale la compagnia di trasporto low-cost

FlixBus, una figuraccia italiana?

 Quanti di voi hanno udito almeno una volta nella vita la parola “FlixBus”? Per chi non lo sapesse, la FlixBus è una ditta tedesca specializzata in trasporti low-cost, dove con poche decine di euro si possono compiere lunghe tratte interregionali.

Essa è arrivata in Italia nel 2015 e, dopo aver acquisito le attività in Europa di Megabus, fino ad oggi ha trasportato più di 3 milioni di persone su e giù per l’Italia. Un servizio utile e pratico che, però, dalla scorsa settimana sembra destinato ad abbandonare il nostro paese perché reputato dal Senato un “concorrente sleale”.

A guidare un raggruppamento di imprese che svolgono i servizi bus su scala interregionale devono essere operatori economici, la cui attività principale è il trasporto di passeggeri su strada, non società che lavorano attraverso una piattaforma web (metodo della FlixBus); di conseguenza, l’emendamento presentato da 4 senatori pugliesi del gruppo Conservatori e Riformisti (Tarquinio, Bruni, Perrone e D’Ambrosio-Lettieri) renderebbe illegale la compagnia.

Esso concede 90 giorni al ministero per verificare che le società di trasporto rispondano ai nuovi requisiti, oppure ritirare le autorizzazioni. A quel punto per FlixBus l’unico modo per continuare ad operare sarebbe cambiare modello e dotarsi di mezzi propri (fino ad ora si è sempre affidata a  società di trasporto locali).

Il decreto è stato approvato dal governo il 28 dicembre, va convertito in legge entro il 28 febbraio. In caso di modifiche, non ci sarebbero i margini per tornare al Senato: mercoledì la Camera voterà la fiducia posta dal governo, giovedì ci sarà il via libera definitivo.

Carolina Murini e Nicolò Copelli
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