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Un'interessante pagina di storia dell'entroterra genovese

Le fortezze volanti e il rock

 Una sirena stridula azionata dalle parti del palazzo del Podestà informava la cittadinanza che aerei nemici provenienti dal mare stavano per arrivare sul cielo del paese.

Durante gli ultimi dodici mesi di guerra il sobbalzo provocato dal suono prolungato della sirena era piuttosto frequente.

Il segnale della sirena anticipava di poco la comparsa di un potenziale pericolo: gli aerei americani o inglesi che erano stati visti sull’orizzonte marino senza l’ausilio di strumenti radar dei quali eravamo sprovvisti.

Si trattava generalmente di una lunga teoria di aerei, forse addirittura un  migliaio, che occupavano la volta celeste da una parte all’altra dell’orizzonte volando ad una altezza che poteva essere giudicata abbastanza alta, diretti, come era facilmente intuibile, verso nord, verso la Germania.

Tra gli adulti qualcuno si rendeva conto delle enormi distruzioni che le bombe sicuramente portate da quegli aerei avrebbero causato su molte città tedesche e provava un certo sgomento, misto a pietà per il sacrificio di tante persone inermi.

Altri assistevano al passaggio come si osserva una parata di mezzi che vengono da un mondo superiore per efficienza e giustizia, tanto più che la loro violenza non si sarebbe scatenata qui ma a molti chilometri di distanza.

Un uomo di mezza età di allora, che aveva l’aria di chi ha girato il mondo, si accostò al gruppo di paesani e, tessendo gli elogi dei piloti che avevano il compito scaricare gli ordigni e di favorire la fine di una guerra insensata, manifestò il convincimento che gli Americani si stavano presentando con il viso truce, ma che dopo, quando la Democrazia fosse ritornata a splendere, avrebbero portato ogni ben di Dio.

Non trascurò nulla di desiderabile, e anche qualche cosa in più, per i miserabili che soffrivano la carestia ed erano assaliti da ansie e timori.

Aveva vissuto con tutta evidenza negli Stati Uniti, dimostrando chiara e solida conoscenza della cultura degli States, prevedendo, tra l’altro, che con il loro arrivo avremmo potuto anche godere della loro musica.

L’uomo di mezza età sembrava appassionarsi all’ argomento e la sua voce diventare sempre più suadente, come un’arpa birmana, una di quelle che, come noto, emettono suoni celestiali.

 Secondo lui il rock o musica rock  era in quel momento, alla fine della seconda guerra mondiale, solo un’evoluzione del rock and roll, ma avrebbe subito l’influenza di numerose forme di musica dei decenni precedenti, come il country che, richiamando il migliore concetto di paesano, sembrava il più adatto per il posto.

Qui andavano forte la polka, la mazurka, il valzer anche se Raoul Casadei non era ancora in pista a trascinare nel ballo tradizionale ballerini di ogni età, e nelle migliori osterie della Valle si esibivano squadre di trallalero, nelle quali si ammirava la voce “maschia” del basso ligure, comunque diversa da quella roca del rockstar generalmente di pelle nera.

A Busalla insegnava pittura ritrattistica o paesaggistica la gentilissima Signorina  Amina Pelerzi che si dilettava ad impartire lezioni di musica diffondendo l’amore per quella sublime e romantica di Fryderyk Chopin.

Avendo afferrato l’idea che musicalmente il rock è incentrato sull’uso della chitarra elettrica, solitamente accompagnata dal basso elettrico e  dalla batteria, alcuni giovani pensavano già, seduta stante, come procurarsi gli strumenti e organizzare un gruppo che avrebbe accolto, di lì a poco, i liberatori.

Era un piacere ascoltarlo, tanto più che gli ultimi aerei dello squadrone erano ormai all’ orizzonte, dove le colline si elevano quel tanto che basta per limitare la vista.

Tutti i presenti concordarono che l’uomo di mezza età di allora era una persona colta che nel Paese non se ne trovava uno uguale a meno che non ci si accontentasse del Parroco, del Medico, del Farmacista o di qualche intellettuale che nel buio del solaio rinfrescava le sue teorie sulla politica ascoltando Radio Londra, senza per altro capire nulla degli affascinanti e misteriosi messaggi segreti inviati alla Resistenza.

Ad ogni buon conto i paesani che avevano beneficiato della straordinaria lezione facevano assoluto affidamento sull’arrivo del rock, soprattutto i giovanissimi apparentemente meno interessati ai futuri massicci aiuti degli Stati Uniti che avrebbero consentito una ripresa dell’economia sfiancata da anni di guerra.

 E’ arrivata la Democrazia, la Costituzione, i Partiti Politici, i Sindacati, un primo Governo; poi altri si sono succeduti, il perdono per aver fatto parte di una alleanza aggressiva, ben sapendo che non vi può essere perdono senza una preventiva colpa.

L’aiuto, del quale accennava “l’uomo di mezza età”  fu determinante per una rinascita graduale sulle rovine del lungo e sanguinoso conflitto, sino a potersi parlare di un miracolo italiano.

Anche il rock arrivò prepotente e conquistò generazioni intere di giovani, lasciando una eredità da non sperperare ai Comuni come Busalla cui va il merito indiscutibile di coltivare il rock in tutte le sue espressioni.

Carmelo Balbi
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