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La lettera in risposta all'articolo pubblicato lo scorso mese

Unione Stura-Orba-Leira, chiarimenti sulla questione AMTER

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera giunta in redazione da parte di Katia Piccardo, Sindaco del Comune di Rossiglione e soprattutto presidente dell’Unione Stura-Orba-Leira  , in merito al nostro articolo apparso sul numero di marzo dal titolo “Gli acquedotti della Valle tornino beni pubblici”. Il primo cittadino di Rossiglione riporta in questa lettera (che pubblicheremo anche sul numero di maggio integralmente sul nostro giornale) diverse precisazioni all’articolo a firma di Marco Giannini, raprpesentante per i cinque comuni dell’unione (Campo Ligure-Masone-Mele-Rossiglione-Tiglieto) dell’ATO:

«Ho letto con attenzione l’articolo di Giovanni Olivieri dal titolo “Gli acquedotti della Valle tornino beni pubblici” pubblicato sull’ultimo numero del vostro  periodico.

Concordo pienamente sul fatto che la gestione del servizio idrico integrato sia tema che “tocca direttamente” la vita di tutti i cittadini, i quali hanno ovvio interesse (o meglio, diritto) che il “sistema” sia gestito in termini efficienti e (conseguentemente) equi dal punto di vista della “bolletta” da pagare.

Credo tuttavia che, proprio in ragione dell’interesse che la questione riveste, le informazioni debbano essere fornite in termini effettivamente rispondenti alla realtà dei fatti; in tale spirito – anche quale consigliere delegato in materia dell’Unione dei comuni delle Valli Stura, Orba e Leira e membro del comitato ATO acqua – ritengo utili alcune precisazioni.

Inizierei col ricordare (perché è bene tenerlo presente, anche se l’articolo non ne fa menzione) che la scelta di addivenire ad una gestione del servizio idrico integrato attraverso ambiti territoriali ottimali (ATO) affidati ad un gestore unico è frutto di una decisione cui i Comuni hanno dovuto obbligatoriamente dare applicazione (sul punto, si veda l’attuale art. 147 del D.L.vo 152/2006: “Gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale partecipano obbligatoriamente all’ente di governo dell’ambito .. al quale è trasferito l’esercizio delle competenze ad essi spettanti in materia di gestione delle risorse idriche .. il Presidente della regione esercita, previa diffida all’ente locale ad adempiere .. i poteri sostitutivi, ponendo le relative spese a carico dell’ente inadempiente”).

La scelta, in linea di principio, era ispirata a finalità condivisibili (razionalizzazione della gestione del patrimonio idrico in funzione della garanzia di rispetto di livelli essenziali delle prestazioni ed a fronte della necessità di rispetto delle sempre più “stringenti” normative, anche comunitarie, in tema di tutela dell’ambiente), anche se a livello pratico ha prodotto effetti non altrettanto condivisibili (e che sarebbero quindi da correggere).

E quindi, venendo al tema specifico, a fronte della prospettiva di cui sopra non mi trovo anzitutto d’accordo nel definire “scelta lungimirante” (in senso ironico) quella dei Comuni in questione di costituire AMTER, perché in effetti tale è stata (senza virgolette) in quanto ha consentito agli stessi Comuni di avere un’incidenza ben maggiore (rispetto a quella che sarebbe derivata dal partecipare unicamente all’ambito gestito a livello provinciale dal gestore unificato) sulla gestione del sistema locale.

Non risponde poi al vero che i Comuni abbiano “perso il controllo gestionale” di AMTER: è vero che, nonostante la maggioranza del capitale sia detenuta dai Comuni, gli stessi si trovano ad avere a che fare con un “socio industriale” che negli ultimi anni (essendosi espanso oltre il territorio regionale e anche ad altri campi di attività) ha acquistato una crescente posizione di forza. Ma è altrettanto vero che le Amministrazioni comunali si sono – da anni – impegnate nel mantenere un controllo effettivo della gestione: la questione è stata oggetto di ripetute assemblee, convocate su richiesta dei Comuni; gli stessi hanno ottenuto, in particolare: l’integrale rinnovo del Consiglio di Amministrazione (in primis, che fosse sostituito l’Amministratore Delegato, espressione del socio industriale Mediterranea delle Acque) e del Collegio sindacale; l’avvio di verifiche di efficienza ed economicità delle prestazioni rese dallo stesso socio industriale; la costante presenza in assemblea – a rispondere delle questioni sollevate – non di un qualsiasi incaricato, ma dell’Amministratore delegato del socio industriale.

Non risponde infine al vero che le questioni concernenti i canoni di affitto degli acquedotti e la tariffa per le utenze comunali siano il frutto di “decisioni” assunte da AMTER. Anche in questo caso si tratta di scelte imposte a livello nazionale dalla legge (per i canoni, art. 153 D.L.vo 152/2006) o dalle determinazioni dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico; i Comuni hanno approfondito le questioni ed affermato (fino ad ora, con successo) la non applicabilità del predetto art. 153 (in base alle sentenze n. 246/2009 e 144/2010 della Corte Costituzionale) in ragione della previgenza delle convenzioni stipulate con AMTER al D.L.vo 152/2006.

In conclusione, quindi, un tema sicuramente difficile, sul quale i Comuni si trovano impegnati da anni, ed un sistema di gestione a livello locale (AMTER) che presenta sicuramente delle criticità, ma altrettanto chiaramente consente ai cittadini di avere una maggiore “voce in capitolo” e non merita affatto di essere “svenduto” per poche decine di migliaia di euro (il ché risulterebbe in aperto contrasto il fine dichiarato nel titolo dell’articolo).

 

Marco Giannini – rappresentante ATO Unione dei Comuni Stura-Orba-Leira»

Lettere alla Redazione
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