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Nuovo appuntamento con il racconto della settimana

Non capisco

E’ mattina presto, ma in casa mia non si dorme mai. Anzi penso che sia già da qualche ora che mia madre è sveglia e iperattiva. Inoltre è il giorno della partenza per le vacanze quindi il risveglio è stato anticipato. Guardo la sveglia, solo le sei e mezza. Mi rigiro nelle lenzuola per riprendere il mio sonno dove l’ho interrotto ma sento gridare dalla cucina. Mi riprendo del tutto, sono sempre interessanti i litigi familiari. Tendo le orecchie ma non capisco nulla. Cerco di concentrarmi meglio ma il risultato è lo stesso. Sicuramente è la botta da sonno o sono i postumi della birra di ieri sera. Ma per una birra mi sembra esagerato anche solo parlare di postumi. Sto in silenzio ancora per qualche minuto aspettando il ripristino delle attività mentali ma zero. Mi sembra di sentire una lite in arabo. Inizio a infastidirmi quindi mi alzo. Mi avvicino alla stanza protagonista, il volume aumenta però le parole rimangono un farfuglio confuso. Magari devo sturarmi meglio le orecchie. Vado in bagno e infilo un cottonfioc nella cavità uditiva. Mi ripulisco bene come non facevo da quando mia madre ha smesso di lavarmi ma invano. Sono uno straniero in una terra sconosciuta. E sono anche da solo. Mi decido a entrare in cucina. “Jnerbviroaie wrneo forneicsk?” mi chiede mia sorella stizzita con un paio di pantaloni in mano. “Frckowqoap fieoa buqemzprojk?” replica mia madre mostrandomene un altro paio. “Ghrdjsidoeb sjfbr zxcznqwigkj!” urlo io e sentire termini senza senso uscire dalla mia bocca mi fa gridare ancora più forte. Cosa mi sta succedendo? Vedo le due litiganti sgranare gli occhi verso di me e poi cercarsi gli sguardi reciprocamente. “Ghislghfjdiendjlll” sussurro io prima di svenire. Mi riprendo dopo poco perché sono ancora in cucina e sono circondato dai miei familiari al completo. Vengo riempito di baci e poi con altre frasi aramaiche mia madre allontana tutti per farmi respirare meglio. Ma io non ho bisogno di respirare, ho bisogno di capire. Mentre tutti girano frenetici per la camera e qualcuno chiama una probabile ambulanza io frugo nella mia mente. Cosa può essere? Un ictus? Alzhaimer? Ubcvfhjer? No. Ti prego Dio, no. Zdhdbbb. Pure i miei pensieri iniziano ad essere incomprensibili. All’improvviso l’ossigeno diventa scarso e l’aria bollente. E ho una paura terribile. Palleggio, no, boccheggio. Una gabbia cade sul mio cervello, sento quasi distintamente il suono di una serratura che si chiude. È di quelle arrugginite che non si aprono più. Svrnejeo. Aiutatemi. Cnkjre. Aiuto. Biwmjn.

Matilde
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