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Una riflessione semiseria sugli eventi politici della Valle Scrivia

Il Pino Silvestre e il merlo innamorato

 In tarda primavera, quando l’aria si fa limpida e il sole già riscalda con generosità sin dal mattino, ci si può affacciare da ogni lato della casa incontrando il verde rassicurante dei giardini o il bosco incombente che scende dalla camionale, per incuria invaso il sentiero al Santuario della Vittoria da liane e arbusti, e semmai crescendo come una giungla in mistero e fascino, ricovero di amabili uccelli ed altri animali.

Nel giardino si impone per la sua notevole altezza un pino silvestre, una delle 120 specie elencate nell’enciclopedia,  rifugio ospitale di volatili, si immagina felici di un appiglio sicuro durante le loro corse frenetiche nell’aria, alla ricerca di bruchi o di avanzi di casa e, perché no, di teneri amori primaverili.

Proprio nei labirinti del pino ci si accorge che si nasconde ogni mattina un merlo, più scientificamente, si legge, un turdus merula, un uccello della famiglia dei Turdidi, la cui gradita presenza, per chi osserva curiosamente l’albero, è resa certa dal suo gorgheggio instancabile, divertente, tutto da interpretare.

In realtà il canto del merlo è un fischio puro, flautato, molto vario, si sostiene sempre allegro, dotato di evidenti capacità imitative, come noto assai apprezzate e sfruttate nel Continente Indiano.

Ascoltando il nostro, che di certo si sta alternando con un altro merlo, posto a distanza, ci si convince che, a parte le sue capacità canore, si tratterebbe di un richiamo amoroso il suo, del maschio che vuole mettere su famiglia, impegnandosi seriamente alla ricerca di una femmina, naturalmente.

 Tanto è vera questa ipotesi che il merlo canta nascosto tra i rami del pino sino ad una certa ora della giornata per poi salire sulla punta più alta ed esposta dell’albero nel tardo pomeriggio, sino al sopraggiungere dell’oscurità, come volersi finalmente farsi vedere fisicamente oltre che sentire cantando instancabilmente.

Per capire gli atteggiamenti del merlo è che vola da queste parti anche la pica pica  meglio nota come Gazza Ladra, un uccello rapace appartenente alla famiglia dei Corvidi.

Il fatto che il famoso compositore italiano Gioacchino Rossini gli avesse dedicato un’operetta intitolata appunto “La gazza ladra” non depone a favore di questo uccello onnivoro, attratto misteriosamente dagli oggetti brillanti, ma anche capace di distruggere i nidi di volatili indifesi, venendone a conoscenza già nella fase di stipulazione delle nozze e di scelta del luogo dove depositare le preziose uova.

Sembra di poter capire dunque che stare sul punto più alto del pino vuol probabilmente significare per il merlo vestirsi delle penne del pavone nel momento che le gazze e le cornacchie lasciano i giardini per una serata diversa, in altri luoghi.

Scendere nell’intreccio quasi impenetrabile del pino è la regola del merlo che vuole evitare guai, limitandosi al canto sublime di chi sceglie un  saggio  occultamento.

Nel giardino c’è dunque la bellezza di una natura che esplode dopo le piogge e il sole di primavera, tanto che potrebbe già considerarsi  concluso felicemente l’osservazione attenta e i ragionamenti fatti, ma la storia degli uccelli si presta a nascondere una semplice metafora che va comunque svelata.

 Il merlo che sale sulla punta del pino quando è assolutamente sicuro di non andare incontro ad alcun disturbo o minaccia è il cittadino rivestito di autorità che vuole vanitoso riconoscimento senza esporsi eccessivamente.

Il merlo che gorgheggia nascosto tra i rami intricati del pino è lo stesso che spera di ottenere il consenso dei cittadini senza esporsi a confronti fuori dal Palazzo, agendo con suprema prudenza, non assumendosi troppo responsabilità in nome di un principio che si chiama immobilismo.

Le gazze ladre sono coloro che si muovono nella società con astuzia, affidandosi al loro fiuto per salire sui carri vincenti, sempre pronti a scenderne quando gli eventi lo suggeriscano. Malgrado la loro spregiudicatezza sono addirittura simpatici, non a tutti.

Lo sguardo dagli alberi da frutto del piccolo giardino scavalca la metropolitana, sfiora con disinteresse i ruderi in vendita, entra nel Parco dell’ex Ospedale Frugone e trova  alberi di diversa specie del pino silvestre.

In particolare un albero ricco di rami che portano foglie di un colore amaranto che, al momento dell’avvinarsi del tramonto, il sole, calante dietro la struttura sanitaria, infiamma come se fosse un incendio di qualcosa di vivo e pulsante.

 E proprio lunedì 22 maggio prossimo l’ Automedica proposta e acquistata dalla P.A. Croce Verde Busallese stazionerà sul piazzale dell’ex Ospedale Frugone di Busalla, dando inizio, iniziativa e cura dell’Assessorato alla Sanità della Regione Liguria, ad un importante servizio di pronto intervento mobile secondo le modalità stabilite, con un servizio di accoglienza da parte di volontari predisposto dal Comune.

Si accede al piazzale e alla struttura di appoggio da via Piana, quasi all’altezza della ex casa cantoniera, essendo sconsigliabile salire e soprattutto scendere dalla strada ristretta che sta all’interno del Parco, tra alberi di grosse dimensioni e prati da curare.

Carmelo Balbi
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