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Ci si rimette alla saggezza popolare

L’automedica in Valle Scrivia e lo “Smemorato di Collegno”

 Fare sensate previsioni sulla effettiva e risolutiva capacità di soddisfare le esigenze sanitarie della valle dello Scrivia, della val Vobbia e della val Brevenna da parte del Servizio che, oggi lunedì 22 maggio, l’Asl 3 Genovese e l’Assessorato alla Sanità della Regione Liguria promuovono e inaugurano non sembra ne agevole, ne corretto.

Positivamente si valuta la decisione di avviare un punto di Primo  Intervento, da tempo invocato, mediante l’utilizzo di una Automedica operante nell’ambito del Servizio 118, stazionante sul piazzale del bel parco, ricolto ad occidente, proprio di fronte all’ex Ospedale Frugone di Busalla risultato di ripetute generose donazioni di facoltose famiglie del paese e, più recentemente di una consistente destinazione all’ala così detta nuova della struttura da parte del Consiglio Comunale unanime nel 1985, dopo una alienazione di alcuni immobili di civica proprietà.

Intanto, va considerato, per dare a Cesare quello che gli spetta, che la encomiabile iniziativa sembra avere più paternità, anche se quella del Presidente della Croce Verde Busallese appare la più probabile.

Se nonché è noto che mater certa pater nunquam per significare che obiettivamente il grande ruolo del Presidente Giuseppe Coniglio e dei suoi collaboratori, quello del Sindaco Loris Maieron, si aggiunga quello dei Primi Cittadini della Valle,  non sarebbero stati sufficienti a smuovere gli Organi Regionali se questi ultimi, nella loro magnanima visione delle necessità della valle Scrivia  e delle valli  collegate, non avessero scucito i talleri indispensabili per finanziare la loro parte strettamente sanitaria, malgrado un bilancio, si dice, da loro ereditato con qualche buco e trasferimenti statali nel comparto sanitario erogati secondo una politica della lesina.

C’è, in giro, nei bar dei Paesi, nei Circoli  chi s’interroga sulla circostanza che l’iniziativa, forse un po’ complicata nelle sue previste plurime collaborazioni, sia stata definita sperimentale.

 Ci si domanda anche se l’Automedica abbia un raggio di intervento limitato all’asse Isola del Cantone – Vobbia- Valbrevenna-Montoggio o se sia destinata a soddisfare le esigenze anche i 5 dei Comuni della Valpolcevera, tutti essendo inclusi nel distretto sanitario 10 dell’Asl 3.

Gli stessi Consigli Comunali non risulta abbiano svolto sulla vicenda il ruolo che gli Statuti assegnano loro: di vera valutazione della soluzione adottata e, nel caso specifico, data la relativa originalità dell’iniziativa, di una carente divulgazione delle modalità del Servizio.

Voce popolare insistente tende a considerare tutto ciò che le Autorità definiscono sperimentale come assolutamente definitivo, ma corre il dovere di contraddire tale equazione, in realtà sicuramente valida trattandosi per esempio di imposte e tasse, ma non di decisioni a favore della cittadinanza, costretta semmai fosse a subire retromarce  clamorose e brucianti delusioni.

Ci si interroga allora cosa si debba intendere per saggezza popolare, sul suo grado di attendibilità, in una società che si è evoluta secondo le nuove tecnologie e i rivoluzionari mezzi di comunicazione.

In realtà di saggezza popolare si è sempre lodata la presenza in tutte le società, con particolare riguardo in quelle contadine inclini a semplificare con formule semplici i fenomeni della natura e i rapporti tra gli esseri viventi.

Si conoscono storie, racconti, aforismi le cui conclusioni vengono affidate alla saggezza del popolo, da sempre.

Chi non sa per esempio che cielo a pecorina se non piove stanotte piove domattina ed ancora quando l’uccello vola basso prendi l’ombrello e allunga il passo.

Proverbi, motti che racchiudono verità parziali, solo probabilità che certi naturali fenomeni si verifichino inducendo l’uomo a prendere talune precauzioni.

Ma vi sono momenti e situazioni obiettivamente straordinarie in cui la saggezza popolare sa cogliere con incredibile finezza la verità o una parte essenziale di essa.

Si racconta di un appassionante caso giudiziario iniziato nel 1926, noto come la vicenda dello “Semorato di Collegno”, quando, scomparso in guerra tale Giulio Canella,  ricomparve dopo circa 11 anni sotto le spoglie di uno sbandato privo di memoria, poi rivelatosi tale Mario Bruneri, anarchico, già associato per brevi  periodi alle patrie galere per reati contro il patrimonio, che venne però riconosciuto dalla moglie del Canella come suo marito, atteso sempre con amore per tanti anni.

 Il Bruneri accettò di buon grado di entrare nella bella ed agiata famiglia assumendo, così si legge, la figura e gli obblighi matrimoniali del Canella.

La questione non poteva durare, ricomparve misteriosamente il Cannella e si aprì una causa interminabile che vide impegnato tra gli altri il famoso avvocato Carnelutti e alcuni gerarchi del fascismo appassionati del noir.

Nella difficoltà di discernere la posizione sicuramente dirimente del caso,  non fu di poco conto la convinzione popolare secondo la quale il vero personaggio dell’ intrigante storia era per metà Bruneri e per l’altra metà Canella.

A testimoniare della curiosa, un po’ maliziosa, ma sicuramente intelligente elaborazione di saggezza popolare che non va mai sottovalutata, ma alimentata, informata, ascoltata.

Se la sperimentazione semestrale del Servizio di Primo Intervento con Automedica condotta dai militi volontari e con la necessaria presenza di medici ed infermieri abilitati vuol dire, come intende chi ha a cuore la salute dei cittadini, un ragionevole periodo di prova di tutti gli ingranaggi del meccanismo approvato dall’Asl 3 e dalla Vice Presidente della Regione Liguria Signora Sonia Viale  ben venga, con l’impegno semmai di migliorare il Servizio, se ve ne fossero le condizioni.

Carmelo Balbi
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