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Un decreto del Consiglio dei Ministri prevede dodici vaccinazioni obbligatorie

Vaccini, finalmente se ne parla, ma in che modo?

 Il dibattito sollevato sui vaccini già da qualche anno, è approdato al Consiglio dei Ministri. Verrebbe da dire: finalmente. C’è da augurarsi che il dibattito parlamentare faccia emergere le cause e le motivazioni che hanno indotto il Governo ad emanare un decreto su una materia molto delicata come quella dei vaccini. I vaccini sono una conquista fondamentale e importante della società civile nel campo sanitario.

Il dibattito e le diverse posizioni espresse rischiano però di portare il tema su posizioni lontane dalla loro reale funzione sanitaria. I benefici ottenuti nei paesi che già ne fanno uso, rappresentano e confermano questa convinzione.  Come pure ne sono altrettanta testimonianza le situazioni di degrado sanitario e ambientale in quelle realtà che ancora non beneficiano appieno dei vaccini.

E’ ferma convinzione che i vaccini siano una conquista di civiltà, ancor prima che sanitaria. Ma occorre maggior coraggio, a cominciare dalle istituzioni preposte, con onestà etica, morale, professionale, e anche politica, affrontare il tema dei vaccini. Quella dei vaccini è una materia da non sottovalutare. A maggior ragione quando si tratta di un bambino o di un anziano, ancorché fragile e privo degli anticorpi necessari.

I pro e i contro sono tanti, a seconda della propria esperienza vissuta.

Ma può succedere (e succede) che, ci siano “soggetti” portatori di patologia che a contatto con alcuni vaccini sviluppino danni i cui effetti collaterali spesso non sono noti, o sottovalutati. Per esempio, un bambino portatore di epatite può essere sottoposto a tutti i vaccini indicati nel decreto del CDM senza dover correre il rischio di effetti collaterali?

Non tutti i “soggetti” possono essere predisposti a ricevere quel “tipo di farmaco” (i vaccini sono farmaci), a maggior ragione quando i destinatari sono i bambini e gli anziani.

La scarsa conoscenza degli eventuali effetti collaterali dei vaccini, può indurre anche a situazioni sgradevoli. Non si tratta quindi di essere contrari, ma di approfondire le conoscenze e gli effetti collaterali che ne possono scaturire dalla obbligatorietà.

Purtroppo, quando si ha a che fare con i grandi numeri, si rischia di sottovalutare l’aspetto individuale. Per questo occorre anche conoscere clinicamente la persona a cui il vaccino è destinato. Dare per scontato che ciò che va bene per cento persone, va sicuramente bene per centouno, oltre che falso è anche dannoso.

Ogni persona umana è unica nel suo genere, anche sul piano fisico-biologico-genetico. Chi ha il compito di informare che quella tale patologia è in contrasto (o peggio dannosa) con la somministrazione del vaccino?  Chi si preoccupa di informare degli eventuali effetti collaterali?  A chi attribuire la responsabilità di eventuali danni da vaccino? Il servizio sanitario non sembra essere ben disposto a rispondere a queste domande.

Salvo far firmare qualche liberatoria. Difficilmente gli “utenti” vengono informati di eventuali rischi che si possono correre anche con i vaccini. Non bastano le multe previste dal decreto a far cambiare atteggiamento difronte al tema della salute.

 I possibili danni da vaccino sono temi che il Servizio Sanitario Nazionale deve affrontare, e che non possono essere liquidati semplicemente trincerandosi dietro la formula “…presumibilmente genetica…” per non riconoscere il danno (anche di fronte all’evidenza dei fatti, come il DNA).

Fa specie, e un po’ preoccupa, che alcuni medici, e dirigenti della Sanità Pubblica, non si pongano il dubbio, o sottovalutano le possibili conseguenze. Le certezze nel campo medico-scientifico, espresse con troppa sicurezza, un po’ allarmano. Anche la medicina – come gli stessi medici sanno – non è una scienza esatta.

Ecco perché occorre innanzitutto definire le competenze e le responsabilità del Servizio Sanitario Nazionale in materia di vaccini. Prevedere maggiori e più attenti controlli nella produzione, e nella somministrazione, dei vaccini in modo da ridurre il più possibile gli effetti collaterali, è prima di tutto un dovere morale, civile e sociale. Non bastano le multe. Occorre prima di tutto accertarsi che non ci siano contro-indicazioni con eventuali patologie di cui il destinatario dei vaccini potrebbe essere affetto. Definire Le responsabilità di chi deve  effettuare più severi e rigorosi controlli su una materia tanto delicata come i vaccini. Su questi temi vanno coinvolte anche le case farmaceutiche che hanno prodotto e producono i vaccini. Sono questi gli interrogativi alla base del dibattito scaturito in questi ultimi mesi: “vaccini si – vaccini no”.

Ecco, a queste domande occorre dare risposta, perché la salute dei cittadini viene prima di ogni altra considerazione, anche di carattere economico. Certamente non con spirito di rivalsa, ma con la consapevolezza che la salute, bene primario di ogni singola persona, va sempre tutelata.

Francesco Mascolo
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1 commento

  1. “Sono questi gli interrogativi alla base del dibattito scaturito in questi ultimi mesi: “vaccini si – vaccini no””

    Magari!
    Il dibattito NON è affatto su questa tematica, che sarebbe ragionevole (pur se trascura un aspetto importantissimo, ovvero l’effetto gregge, che associa un valore collettivo a una scelta individuale). In realtà il “dibattito” (se di questo si può parlare) è su ben altri livelli. Basta questo link per dare un’idea del livello, o devo aggiungere altro?

    http://www.inchiostrofresco.it/briciole/2015/04/04/i-puffi-mi-hanno-rubato-la-marmellata/

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