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Un'alternativa cimiteriale che salva i boschi (e unisce le fedi) nella Selva dell'Orba

Boschi Vivi, un “cimitero green” a Urbe

Requiem aeternam, ossia l’eterno riposo, nella urbem silvam, cioè il vasto e antico bosco, di diaconiana memoria, che circonda Urbe e il suo territorio: questo è il progetto della cooperativa “Boschi Vivi“, una innovativa startup nata dall’idea di quattro giovani ragazzi con l’amore per la natura e per il territorio, che propone un’alternativa al tradizionale sistema cimiteriale, permettendo la dispersione delle ceneri in area boschiva, recuperandole dall’incuria, per restituirle alla comunità; un progetto unico nel suo genere in Italia, che unisce l’attenzione per l’ambiente che ci circonda con una innovativa scelta per il futuro, che ha individuato Urbe, con il suo territorio e i suoi boschi, come primo “cimitero green” a partire dal 2018. 

Un bosco eterno, quello di Urbe (in particolare un’area boschiva nella frazione di Martina), che fonda le sue radici nella storia antica, e che diventerà presto un memoriale “a cielo aperto” per tutti coloro che desidereranno spargervi le proprie ceneri e non: Boschi Vivi infatti, tramite l’acquisizione o la presa in gestione di un’area boschiva, provvede a restituirla alla comunità, con il recupero ambientale e migliorandone la fruibilità, gestendola nel tempo, con accesso libero, organizzando anche degli eventi dedicati; le persone interessate al progetto saranno guidate nel bosco, nel quale potranno scegliere un albero, che diventerà il loro memoriale.

Alle persone che sposeranno questo progetto sarà chiesta una quota per il mantenimento dell’albero scelto e del contesto in cui si trova, sostenendo quindi la gestione amministrativa e forestale, anche di aree diverse: un principio di “economia circolare”, alternativo al classico sistema cimiteriale (che a volte riscontra lentezze, burocrazie e abbandono), interamente trasparente, che, secondo i suoi creatori, “è in grado di trasmettere ai cittadini i valori di equità nell’accesso al servizio cimiteriale, multifunzionalità, resilienza e adattamento nel metodo di gestione forestale, oltre a favorire interculturalità e dialogo tra religioni e ideologie differenti, microimprenditorialità locale e presidio capillare del territorio”.

Il “bosco eterno” di Urbe sarà infatti aperto alle persone di qualsiasi fede e religione; l’obiettivo è quello di far rivivere i boschi ad uso commemorativo, attuando congiuntamente iniziative compatibili come giornate di letture, incontri culturali, sessioni di yoga e di discipline meditative all’aperto, con il progetto di portare anche verso i grandi bacini urbani questa novità eco-compatibile e 100% “green”.

RIPRODUZIONE RISERVATA.

Matteo Serlenga
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