Home | Magazine | Vaccini: le polemiche non si placano, ma la verità da che parte sta?

Una riflessione sul tema delle vaccinazioni obbligatorie

Vaccini: le polemiche non si placano, ma la verità da che parte sta?

 Un decreto del CDM (Consiglio Dei Ministri) prevede 12 vaccinazioni obbligatorie: Quali le responsabilità del Servizio Sanitario Nazionale? Il CDM ha tenuto conto dei temi sollevati?

Il dibattito sollevato sui vaccini già da qualche anno, è approdato al Consiglio dei Ministri. Verrebbe da dire: finalmente. Ma in che modo si è arrivati al decreto? E’ davvero la strada giusta? Gli obblighi, le multe e persino la sospensione della patria potestà, sono veramente la via giusta per tutelare e garantire la salute pubblica dalle infezioni e dalle epidemie?

E quali obblighi assume lo Stato (attraverso il Servizio Sanitario Nazionale) nei confronti dei cittadini in materia di salute pubblica?

Ecco, sono anche questi gli interrogativi a cui il decreto non fornisce sufficienti chiarimenti.

Il calo dei vaccini in questi anni ha una ragione ben precisa che il decreto non affronta. Sono i rischi e i danni che i vaccini (in quanto farmaci) possono provocare (e provocano) che non vengono minimamente evidenziati e citati nel decreto. Eppure è proprio questo il tema, e forse la causa, del calo dei vaccini, che volutamente si tenda di nascondere.

Sono molti i casi di “effetti collaterali” provocati dai vaccini che creano diffidenza nei confronti dei vaccini. Non sono solo i casi di autismo, ci sono molti casi di danni provocati dal mercurio, che fino al 2003 veniva tranquillamente usato per la produzione e conservazione dei vaccini. Ma ciò che è più grave è che quando ci si rivolge alla struttura sanitaria pubblica per la certificazione del riconoscimento dei danni da vaccino, ci si sente rispondere che la causa del danno “…è presumibilmente genetica…” escludendo di fatto le responsabilità del Servizio Sanitario Nazione. E’ stato accertato, con la ricerca del DNA (i dati sono disponibili anche per chi volesse prenderne visione), che il“….presumibilmente genetica…” rappresenta semplicemente una formula vuota, che smentisce le affermazioni del SSN. Ma non è giusto eticamente e professionalmente, trincerarsi dietro la formula “…presumibilmente genetica…” pur di non ammettere l’errore.

Ci rendiamo conto che il riconoscimento del danno da vaccino comporta una serie di considerazioni, quali: aprire le porte alle numerose richieste di risarcimento, chiamare in causa anche le stesse case farmaceutiche che hanno prodotto quei vaccini, le ASL che devono applicare maggiori controlli, verificare che non ci siano controindicazioni con eventuali patologie di cui il destinatario dei vaccini potrebbe essere affetto.

Ma, soprattutto, si teme l’apertura di un dibattito sulla obbligatorietà dei vaccini.

Questi sono temi che non possono essere scaricati sul cittadino-utente danneggiato.

Non è eticamente corretto nascondersi dietro la formula “…presumibilmente genetica…”.

La salute dei cittadini viene prima di altre considerazioni, anche di carattere economico.

Sostenere che i vaccini non sono mai causa di effetti collaterali, è una grande falsità. E questo i medici lo sanno molto bene.

Ecco perché un confronto su questi temi non può essere liquidato semplicemente perché “si teme la messa in discussione della obbligatorietà dei vaccini”.

Spesso, quando si affrontano questi argomenti, si rischia di essere accusati di essere contro i vaccini. Ma non è così. Non è assolutamente in discussione la loro validità e obbligatorietà che, peraltro, ha consentito la prevenzione di tante malattie, purtroppo ancora presenti in quei paesi dove i vaccini non sono ancora una conquista.

Si tratta semplicemente di ammettere che l’incidente può capitare (forse in numero superiore a quello dichiarato possibile dal Ministero della Salute) e quindi riconoscere il danno provocato.

E’ ferma convinzione che i vaccini siano una conquista di civiltà, ancor prima che sanitaria.

Ma occorre maggior coraggio, a cominciare dalle istituzioni preposte, con onestà etica, morale, professionale, e anche politica, affrontare il tema dei vaccini.

C’è da augurarsi che il dibattito parlamentare faccia emergere le cause e le motivazioni che hanno indotto il Governo ad emanare un decreto su una materia tanto delicata, come quella dei vaccini. I vaccini sono una conquista fondamentale e importante della società civile nel campo sanitario.

Ma la scarsa conoscenza degli eventuali effetti collaterali può indurre anche a situazioni sgradevoli. Purtroppo, quando si ha a che fare con i grandi numeri, si rischia di sottovalutare l’aspetto individuale. Per questo occorre anche conoscere clinicamente la persona a cui il vaccino è destinato. Dare per scontato che “ciò che va bene per cento persone, va sicuramente bene per centouno”, oltre che falso è anche dannoso.

Ogni persona umana è unica nel suo genere, anche sul piano fisico-biologico-genetico.

Chi ha il compito di informare che quella tale patologia è in contrasto (o peggio dannosa) con la somministrazione del vaccino?  Chi si preoccupa di informare degli eventuali effetti collaterali?  A chi attribuire la responsabilità di eventuali danni da vaccino?

Il servizio sanitario non sembra essere ben disposto a rispondere a queste domande.

Salvo far firmare qualche liberatoria.

Difficilmente gli “utenti” vengono informati di eventuali rischi che si possono correre anche con i vaccini.

Non bastano le multe previste dal decreto a far cambiare atteggiamento difronte al tema della salute.

Inoltre, il tema dei vaccini coinvolge diversi “soggetti”, a partire dai bambini che sono sicuramente i maggiori destinatati.

Sono soggetti interessati: le struttura sanitarie, pubbliche e private (ambulatori, ospedali, ASL, Ministero della Salute), le case farmaceutiche produttrici dei vaccini.

Il timore dell’apertura di un dibattito sulla obbligatorietà dei vaccini non deve mai essere l’alibi per non affrontare un corretto e onesto confronto sul tema molto delicato dei vaccini. Quella dei vaccini è una materia da non sottovalutare. A maggior ragione quando si tratta di un bambino o di un anziano, ancorché fragile e privo degli anticorpi necessari.

Ma può succedere (e succede) che, ci siano “soggetti” portatori di patologia che a contatto con alcuni vaccini sviluppino danni i cui effetti collaterali spesso non sono noti, o sottovalutati. Per esempio, un bambino portatore di epatite può essere sottoposto a tutti i vaccini indicati nel decreto del CDM senza dover correre il rischio di effetti collaterali? Chi risponde a questi interrogativi?

Non tutti i “soggetti” possono essere predisposti a ricevere quel “tipo di farmaco” (i vaccini sono farmaci), a maggior ragione quando i destinatari sono i bambini e gli anziani.

I possibili danni da vaccino sono temi che il Servizio Sanitario Nazionale deve affrontare, e che non possono essere liquidati semplicemente trincerandosi dietro la formula “…presumibilmente genetica…” per non riconoscere il danno (anche di fronte all’evidenza dei fatti, come il DNA).

Fa specie, e un po’ preoccupa, che alcuni medici, e dirigenti della Sanità Pubblica, non si pongano il dubbio, o sottovalutano le possibili conseguenze.

L’ordine dei medici farebbe bene a capire quali sono le motivazioni e le cause del calo dei vaccini. Non basta radiare qualche medico dall’ordine.

Le certezze nel campo medico-scientifico, espresse con troppa sicurezza, un po’ allarmano.

Anche la medicina – come gli stessi medici sanno – non è una scienza esatta.

Ecco perché occorre innanzitutto definire le competenze e le responsabilità del Servizio Sanitario Nazionale in materia di vaccini. Prevedere maggiori e più attenti controlli nella produzione, e nella somministrazione, dei vaccini in modo da ridurre il più possibile gli effetti collaterali, è prima di tutto un dovere morale, civile e sociale. Non bastano le multe. Occorre prima di tutto accertarsi che non ci siano contro-indicazioni con eventuali patologie di cui il destinatario dei vaccini potrebbe essere affetto. Definire Le responsabilità di chi deve  effettuare più severi e rigorosi controlli su una materia tanto delicata come i vaccini. Su questi temi vanno coinvolte anche le case farmaceutiche che hanno prodotto e producono i vaccini. Sono questi gli interrogativi alla base del dibattito scaturito in questi ultimi mesi: “vaccini si – vaccini no”.

Ecco, a queste domande occorre dare risposta, perché la salute dei cittadini viene prima di ogni altra considerazione, anche di carattere economico.

Certamente non con spirito di rivalsa, ma con la consapevolezza che la salute, bene primario di ogni singola persana, va sempre tutelata. Troppi interessi, a cominciare da quelli economici, ruotano attorno ai vaccini.

Adesso si attende il dibattito parlamentare per la sua definitiva approvazione. Come finirà?

 

Francesco Mascolo: www.vacciniedisturbi.it

Francesco Mascolo
Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione con un commento all'articolo, che verrà moderato dalla redazione prima della sua pubblicazione. Affinché il tuo contributo possa essere pubblicato, dovrà attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato* Campi obbligatori *

*

Torna ad inizio pagina