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Perché è possibile tollerare il pensiero e continuare a combattere il crimine

DDL Fiano, non si processano le idee

Tra i temi caldi della politica italiana, vi è il DDL Fiano. Il provvedimento, che prende il nome dal principale sponsor, è centrato sulla lotta alla diffusione di idee e valori legati al fascismo ed al nazionalsocialismo. Cuore del DDL, l’introduzione nel codice penale dell’articolo 293-bis, che prevede la reclusione da sei mesi a due anni per “Chiunque propagandi immagini o contenuti propri del partito fascista o nazionalsocialista e delle relative ideologie”; la pena sarà aumentata se il reato sarà compiuto usando Internet od altri mezzi telematici.

A differenza delle normative vigenti (Legge Scelba e Legge Mancino), il DDL Fiano renderà punibili comportamenti oggi legali come fare il saluto romano, la vendita o l’acquisto di gadget in tema e siti a tema sul Web.

Come prevedibile, non mancano dubbi e critiche.

Critiche legali: secondo alcuni giuristi, il DDL rischia l’incostituzionalità in quanto potenzialmente contrario alla Costituzione italiana, che all’art.21 tutela la libertà d’opinione come diritto fondamentale del cittadino.

Tuttavia, il problema principale è forse di natura etica: gli italiani vogliono vivere in uno Stato che censura le idee?

Nel Novecento, i sostenitori della democrazia hanno esaltato la libertà di pensiero e parola come vantaggio rispetto ai totalitarismi di destra e di sinistra..

La libertà di opinione è cavallo di battaglia dell’Occidente anche nell’attuale lotta al radicalismo islamico. Eventi tragici e drammatici, come l’attentato al giornale francese “Charlie Hebdo” o l’aggressione a MalalaYousafzai, sono state occasioni per ribadire il concetto: la libertà di opinione è difesa, non importa quanto sgradevole o impopolare.

Approvare una legge che fa proprio del contrasto al pensiero sarebbe così un clamoroso voltafaccia. Come spiegato dal politologo americano Chomsky riguardo alla legge sul revisionismo, una democrazia infatti non può attaccare le opinioni in quanto tali senza tradire il suo DNA.

George Orwell è stato giornalista e scrittore, conosciuto al pubblico per essere l’autore di “1984”.

Anarchico e convinto avversario del fascismo, combattè nella Guerra Civile spagnola contro l’estrema destra franchista.
Tuttavia, interrogato sul valore della censura politica, egli rispose francamente come “Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentire”.

Ecco, allora forse gli antifascisti di oggi possono imparare da lui: combattere i fatti, non processare le idee.

 

Matteo Clerici
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1 commento

  1. Gian Battista Cassulo

    Emanuele Fiano, anche in considerazione che è membro autorevole di un partito di governo, più che scagliarsi contro i gadget e quant’altro, dovrebbe veramente iniziare a smantellare quanto il regime fascista ha fatto per controllare dall’alto la società. Ovvero Fiano dovrebbe iniziare a smantellare lo stato corporativo che ancora ci impedisce di sentirci veramente liberi a partire dall’abolizione degli ordini professionali a partire da quelli dei giornalisti. Gian Battista Cassulo

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