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Profumo d'autunno, profumo di castagne: il prodotto tipico da sfruttare per breve tempo

Biologicamente, la castagna tra curiosità e caratteristiche

Autumn chestnut mood

 Le castagne che si possono raccogliere nei boschi sono il frutto del castagno, da non confondere con le castagne dell’ippocastano che sono invece dei semi.

Hanno un alto valore energetico, (100gr forniscono 165 calorie), contengono il 7% di proteine, il 9% di lipidi e l’84% di carboidrati. Ricche di potassio (395mg), fosforo (81mg) e una trentina di mg di calcio, caratteristiche molto simili a quelle dei cereali, per questo per molto tempo sono state soprannominate “cereali che crescono sugli alberi”.

In cucina vengono comunemente cotte, o meglio, arrostite, sul caminetto a legna e sulle brace e prendono il nome di caldarroste, mentre con la farina e l’aggiunta di uvetta e pinoli si trasforma in un dolce tradizionale, il castagnaccio.

Nel Medioevo, erano considerate un alimento afrodisiaco, soprattutto quando maceravano nel vino oppure erano lessate nel vino stesso. Nello stesso periodo venivano usate anche come rimedi terapeutici per calmare emicrania e gotta, l’acqua di cottura di foglie e bucce veniva consigliata per i dolori cardiaci.

Il castagno però, ha origini antichissime, si calcola che questo latifoglie abbia fatto la sua comparsa sulla Terra nel Cenozoico, popolando foreste vastissime nel bacino del Mediterraneo, nei litorali atlantici dell’Europa Meridionale e dell’Africa Settentrionale, presente anche nell’arco alpino, nell’Asia Minore, fino a raggiungere il Mar Caspio.

La castagna è quindi presente nelle vivande dell’uomo dalla preistoria, rimanendo per secoli il cibo per le famiglie più povere, anche grazie alla sua facile conservazione e al suo benefico senso di sazietà.

In Italia, le castagne, hanno conosciuto due fasi di espansione: la prima con i Romani che cercarono di espandere le piantagioni fino in Sardegna o in altre zone dal clima apparentemente meno adatto. La seconda, fu dovuta all’iniziativa di Matilde di Canossa, che con il sostegno dei monaci benedettini, la diffuse con un criterio specifico che ne favorisse la crescita e la produzione, in quanto convinta dell’importanza delle castagne sulle mense delle popolazioni rurali.

I boschi di castagne italiani vedono la loro decadenza nel secondo dopoguerra, a causa dell’abbandono delle campagne, del decadimento del prodotto come sostentamento di vita e dell’azione di alcuni parassiti che hanno procurato ai castagneti grandi epidemie che rendono debole la pianta fino ad ucciderla.

Nell’ultimo ventennio le castagne hanno ripreso interesse, la lotta contro le malattie ha ottenuto notevoli successi, ottenuti tramite l’innesto con una varietà giapponese resistente a tali parassiti.

Il castagno è tra gli alberi europei più longevi con esemplari addirittura millenari. Il più noto sorge in Sicilia, su un versante dell’Etna e pare raggiunga l’età di 3-4mila anni, facendone così uno degli esseri viventi più vecchi d’Europa.

Ciria, Montan, Rossera, Biancola, Valcamonica, Pistoiese, Marroni – tipologia di castagna particolarmente grossa – o qual si voglia altra varietà conosciuta, non resta che godersi questo frutto autunnale per il breve periodo che oggi fa la sua comparsa nelle nostre tavole.

Daniela Balestrero
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