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La 48° edizione delle Settimane Sociali dei Cattolici che si è tenuta a Cagliari

“Il lavoro che vogliamo”

 E’ questo il tema della 48ª edizione delle “Settimane Sociali” dei Cattolici Italiani che si è svolta a Cagliari dal 26 al 29 ottobre.

Si sa, il tema del lavoro, molto dibattuto tra le forze politiche e sociali, rappresenta una della priorità fondamentali delle società moderne. La nostra Carta Costituzionale pone tra le priorità il lavoro come possibilità di emancipazione sociale e individuale.

Ma che cosa è il lavoro?

Il lavoro è quell’attività che consente una migliore condizione di vita, individuale e collettiva, nel rispetto della dignità di ogni persona. Normalmente per lavoro si intende una prestazione d’opera, manuale e/o intellettiva, finalizzata ad un corrispettivo economico.

Ma allora il volontariato, protezione civile, assistenza agli anziani e bisognosi, le attività della Caritas, le attività delle parrocchie, le ONLUS, accudire e far crescere i figli, le attività domestiche (preparare da mangiare, fare il bucato, stirare, riordinare la casa), le attività culturali senza fini di lucro, ecc… non devono essere considerate lavoro? Come dice mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali: “Il lavoro risponde al bisogno della persona, alle sue esigenze fondamentali che sono di pane, di realizzazione, di significato, di giustizia, di felicità, di infinito”.

Se si perdono di vista questi fondamentali obbiettivi l’uomo rischia di perdere il suo valore di “Soggetto protagonista”, del progresso civile. Per questo occorre uscire dalla logica “Produrre per consumare e consumare per produrre”.

Nelle società preindustriali il lavoro era prevalentemente finalizzato alla creazione di beni per soddisfare esigenze primarie, come il mangiare e il vestirsi. Solo dopo si è sviluppato il concetto di lavoro come “produzione di consumi”. E in questo contesto “le Settimane Sociali di Cagliari hanno segnato una vera novità di metodo”, che è persino più importante delle singole buone pratiche e delle proposte per l’Italia e per l’Europa. Cagliari è solo una tappa intermedia tra il percorso preparatorio che ha portato alla raccolta delle buone pratiche per il percorso futuro.

Mentre il presidente della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) cardinale Bassetti, ha parlato di un nuovo patto sociale per il lavoro: “Questa rivoluzione di metodo può diventare un processo permanente in grado di informare, disseminare, innovare e valutare favorendo nascita e riproducibilità sul territorio”. Bassetti ha poi aggiunto: “E’ proprio la nuova centralità del lavoro che segna la via che dobbiamo percorrere, diventando il cardine di una inedita alleanza intergenerazionale, capace di salvare i nostri figli dalla stagnazione e gli anziani da una progressiva perdita di protezione”.

Da una recente statistica si apprende che “il 65% dei bambini che frequentano la scuola Primaria, faranno un lavoro che attualmente non esiste”, come non esisteva 50 anni fa “l’informatica”. Ma ciò che è importate è che il lavoro “produca” ciò che realmente serve a migliorare le reali condizioni di vita dell’uomo.

Ecco perché è sempre più importante mettere insieme economia e società, le persone con le loro aspirazioni legittime e la visione alta della politica. I cattolici, in Italia, non sognano “un impossibile futuro”, ma vogliono partire dal valorizzare le buone pratiche come fattore decisivo, attraverso “una presenza originale fonte di nuove forme di vita per la persona, la famiglia e la società”.

Per questo obiettivo vale la pena il sudore quotidiano, la fatica e il sacrificio, ma anche il giusto riposo “perché il lavoro non si trasformi in idolo”. Senza il riposo ogni lavoro è schiavitù.

Il frutto del lavoro “può essere goduto solo se lasciamo uno spazio libero di non lavoro e di festa”, e per questo abbiamo il diritto-dovere di farlo particolarmente nel giorno del Signore. “Nel lavoro fatto con un senso, e quindi ben fatto, si costruisce la persona, la famiglia, la società portando avanti l’opera creatrice di Dio”.

Francesco Mascolo
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