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Quando a Masone (e a Sassello) abbatteva intere linee dell'alta tensione, lasciando interi abitati al buio

Galaverna, un fenomeno “tipicamente ligure”

Questo mese di dicembre sarà sicuramente ricordato per il termine “gelicidio”, fenomeno atmosferico che, nel nostro territorio, si è presentato con tutta la sua forza il dieci dicembre, lasciando molti danni al suo passaggio: numerosi infatti sono stati i disagi causati dal ghiaccio e dagli alberi caduti in tutta l’area compresa tra il Giovo e il Turchino, che hanno causato anche interruzioni di corrente elettrica in diversi nuclei urbani; situazioni che, nonostante il termine “gelicidio” sia solo comparso ultimamente grazie alla diffusione da parte dei mass media, si sono già verificate, causate da distruttive “ondate” di galaverna.

“La galaverna è un fenomeno tipicamente ligure” ci spiega Stefano Bessini, assessore all’ambiente al comune di Masone (ma soprattutto geometra per ben 35 anni all’Enel, e quindi esperto di collegamenti elettrici dell’alta tensione): “è l’incontro di aria gelida dal nord che arriva sugli Appennini con l’aria marina, più calda e molto umida, quindi più alta; quando si incontrano, la pioggia che si forma e che cade dalla corrente calda umida si gela al contatto con il suolo (o con altre superfici) creando così il ghiaccio”.

“Nel 1970 la galaverna ha demolito numerose linee elettriche dell’alta tensione” ci racconta Bessini, “e in particolare uno dei piloni della linea “220 mila” proveniente da Torino, nella strada che va dal Turchino verso la Cappelletta (poi ricostruiti a testa di gatto con basamenti tripli) creando un “effetto domino” e abbattendo altri piloni nel territorio di Mele nel versante marino”. 

Un fenomeno, quindi, che ha già messo a dura prova il nostro territorio, quando ancora il termine “gelicidio” non era stato ancora coniato: “nel 1993 in Valle Stura c’è stato un disastro simile” ricorda Bessini, “in particolare nella valle Berlino a Rossiglione, dove è possibile ammirare ancora oggi grandi alberi abbattuti nel versante di Campo Ligure, e nel Turchino, una delle zone più colpite questo ultimo dicembre“; e non a caso, in quanto la zona del Turchino dista solo pochi chilometri dal mare, e l’aria calda non fa in tempo a raffreddarsi, scontrandosi inesorabilmente contro la massa di aria fredda della pianura.

Idem il territorio del Giovo e del Sasselese. “Nel 1996 Sassello rimase senza corrente” continua Bessini “e certe frazioni rimasero 15 giorni senza nessuna linea elettrica. la linea 15mila che partiva da Rossiglione verso Cairo cadde a causa della pesante galaverna; gli alberi ai margini del taglio lungo la linea caddero quindi sulla linea stessa, essendo cresciuti più grandi non avendo alberi vicini. Successivamente a questi disastri hanno collegato sassello con una linea da 130 mila da Cairo alla Valpolcevera”.

“Nel 1936” prosegue Bessini, “la linea che andava da Masone verso la Valpolcevera cadde (ci sono ancora i basamenti sulla zona cosiddetta del Pennello), mentre adesso la linea è stata spostata; al Pennello adesso c’è una serie di tralicci ogni cinquanta metri, in modo da “salvare” il traliccio in caso di strappi dei cavi”.

“Ogni 20-30 anni succedono questi disastri” conclude Bessini; ma cosa può fare l’uomo?
“Può fare poco. Disboscare è una soluzione; oppure costruire tralicci vicini, dimezzando il peso della campata”.

Riproduzione riservata.

Matteo Serlenga
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