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L'artista Günther Demnig ha installato una pietra d'inciampo

Novi Ligure, ricordato Silvio Salomon Ottolenghi

 Ieri, lunedì 15 gennaio, come prologo delle celebrazioni che caratterizzeranno il Giorno della Memoria, l’artista tedesco Gunter Demnig ha installato una Pietra d’Inciampo dedicata a Silvio Salomon Ottolenghi, davanti alla sua ultima abitazione, nel centro cittadino in Via Cavour 67.

Le Pietre d’Inciampo (Stolpersteine in tedesco) sono una creazione dell’artista e sono state pensate per depositare all’interno del tessuto urbanistico e sociale delle città europee una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.

L’iniziativa, attuata in 22 paesi, consiste nell’incorporare nel selciato stradale delle città, proprio davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni (o nel luogo in cui furono fatte prigioniere), dei blocchi in pietra ricoperti con una piastra di ottone. Sulla piccola targa, della dimensione di un sampietrino (10 x 10 cm), sono incisi il nome della persona, l’anno di nascita, la data, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se pervenuta.

Scopo dell’iniziativa è preservare la memoria delle deportazioni e l’espressione “inciampo” rappresenta metaforicamente un invito alla riflessione per tutti coloro che si imbattono nella pietra. Dall’installazione della prima pietra a Colonia nel 1995 ad oggi, ne sono state collocate oltre 64.000.
Le pietre d’Inciampo, posate in memoria delle vittime del nazismo indipendentemente da etnia e religione, al gennaio dello scorso anno erano già 661 in Italia, delle quali 85 a Torino.

Da oggi anche a Novi ci sarà una pietra d’Inciampo: Silvio Salomon Ottolenghi, figlio di Moise Sanson Ottolenghi e Giuditta Ottolenghi è nato in Italia ad Acqui Terme, il 5 maggio 1889. Coniugato con Teresa Fassera, viene arrestato a Novi Ligure (Alessandria) il 29 giugno del 1944 dalle S.S. di Novi-Ligure. Portato alle Carcere Nuove nel luglio del 1944, viene deportato da Milano nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuto alla Shoah.

L’Amministrazione Comunale ha aderito con entusiasmo all’iniziativa proposta dal Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà di Torino, con l’obiettivo di ridare individualità e dignità storica al nostro concittadino e a tutti coloro che si è cercato di ridurre soltanto a numero.

 Molto sentito il commento del Sindaco, Rocchino Muliere: «Oggi per noi è una giornata di riflessione, di memoria. Quest’iniziativa è un messaggio, un modo per non dimenticare: non dimentichiamo Silvio e non dimentichiamo tutti i deportati del territorio. Ed è anche un messaggio importante, perché via Cavour, oggi, è un luogo di pace, con la presenza del Rabbino Capo di Torino Rav Ariel Di Porto, a pochi metri la sede del centro culturale islamico e poco distante la Chiesa di San Pietro, luogo d’incontro per i cattolici».

Oltre al Sindaco, alla Vicesindaco Felicia Broda e all’Assessore alla Cultura, Cecilia Bergaglio, erano presenti l’artista Gunter Demnig, i parenti di Silvio Salomon Ottolenghi, il Professor Pallavicini dell’Istituto Storico della Resistenza, il Rabbino Capo di Torino Rav Ariel Di Porto, il parroco Don Livio Vercesi, alcuni membri della Comunità Islamica di Novi Ligure, rappresentati dalla mediatrice culturale Rachida Hasbane e, soprattutto, moltissimi studenti delle scuole cittadine. «La loro numerosa e gradita presenza è fondamentale – ha commentato il Sindaco -, perché per evitare che una tragedia come quella dell’Olocausto si ripeta occorre ricordare e soprattutto capire».

Gianni Cassulo
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