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Candidato nel collegio uninominale di Alessandria-Asti

Elezioni 2018: intervista a Fabio Garaventa (ALA-PRI)

 Inizia oggi il nostro giro di interviste ai candidati alle imminenti elezioni politiche del 4 marzo. Il primo esponente ad essere intervistato è Fabio Garaventa, candidato per ALA-Partito Repubblicano nel collegio uninominale Alessandria-Asti per la Camera dei Deputati.

Fabio Garaventa, è nato nel 1966 a Novi Ligure dove ha vissuto gran parte della sua vita. Da due anni risiede a Torino. Si è laureato con pieni voti all’Università di Genova in giurisprudenza ed ha ottenuto un master come giurista d’impresa. Ha svolto per dieci anni il ruolo di legale API Associazione Piccoli e Medi Imprenditori di Alessandria. Tra il 2003 ed il 2005 ha lavorato nel settore finanziario nelle piazze di New York e Londra. Il suo studio legale ha annoverato ed annovera tra i clienti personaggi di rilievo nazionale, a titolo di esempio ha assistito per anni Beppe Grillo e segue attualmente lo chef Joe Bastianich. Si occupa anche di responsabilità civile e consulenza nel settore nel mondo vitivinicolo in Piemonte, Toscana e Veneto seguendo alcune delle più note aziende a livello internazionale nonchè nel mondo dell’arte, nota attualmente la causa riguardante il quadro di Leonardo Da Vinci sequestrato in Svizzera e la cui proprietaria e cliente.

Avvocato Garaventa, quando è nato in lei l’interesse per la politica?

Mi sono impegnato nel Partito Repubblicano politica già da giovanissimo, essendo entrato nel Partito all’età di diciannove anni. Ho avuto incarichi in enti di secondo grado e sono stato anche membro del comitato dei probiviri del PRI partito che non è mai scomparso con la fine della Prima Repubblica ma, nel corso degli anni, ha eletto alcuni suoi esponenti sia nel centrosinistra che nel centrodestra.

Un partito storico della prima repubblica che, dopo ben ventisei anni, quest’anno ritorna con il suo simbolo sulle schede elettorali…

Dal gruppo ALA di Denis Verdini ci è stata data la possibilità di presentarsi alle elezioni senza dover passare per la raccolta di firme. Tuttavia si sono da subito creati dei problemi, lo stesso Verdini si è defilato, non essendo né candidato né compartecipe di questa campagna elettorale. Siamo onorati di vedere dopo un quarto di secolo il simbolo dell’edera sulle schede elettorali, un partito che, pur non diventando mai di massa, ha dato tanto alla storia italiana.

Pensa che le idee repubblicane, mazziniane, siano ancora attuali nel XXI secolo?

La base della dottrina mazziniana è quella di un liberalismo che viene attuato a fianco dello stato sociale, che noi riteniamo indispensabile. Giuseppe Mazzini era un patriota, ma questo non gli impedì certo di sognare la “Giovine Europa”. Un partito che ha sempre avuto in “Dio e Popolo” i riferimenti base della filosofia mazziniana.

Quindi un programma anche europeista?

 Si, personalmente sono e il pensiero repubblicano è europeista. Tuttavia non siamo certamente a favore di un Europa pensata come quella attuale. Oggi è troppo schiacciata sulle banche e sui capitali anziché sul disegno originario. Vogliamo e voglio un Europa dei popoli che il signor Junker e compagnia bella non rappresentano

Pensa che questa sia una delle cause dell’affermazione del populismo in tutta Europa, specialmente nei Paesi economicamente meno sviluppati?

Bisogna dare una definizione di populismo. Se essere populisti significa essere per il popolo e a favore di esso allora sono orgogliosamente populista. Basta vedere cosa abbiamo davanti agli occhi: un Europa che si basa sulla finanza e dove le istanze dei suoi cittadini sono costantemente ignorate da questa elite finanziaria. Questo va di pari passo con il ritorno di movimenti neofascisti in tutto il vecchio continente. L’antifascismo è un valore nobile, ma attualmente viene agitato a vuoto. Non è forse fascismo anche la presenza di isole finanziarie in Europa e non solo dove, come è emerso, l’1% della popolazione gestisce l’82% delle ricchezze?

Nel suo seggio elettorale dovrà vedersela contro quattro competitor sulla carta molto più forti…

Come prima cosa tramite questa intervista chiedo alla vostra testata l’organizzazione di un confronto pubblico a cinque da tenersi magari alla biblioteca di Novi Ligure o dove preferito. Guardi personalmente la competizione non solo non mi spaventa ma sono ben contento di farla in quanto credo nella politica alta, avulsa dall’obiettivo personale ma finalizzata alla discussione sulle idee.

Cosa intende dire?

C’è un grande male nella politica di oggi: le ideologie sono scomparse, ma esse escono irrimediabilmente fuori quando si parla di come si possano risolvere i problemi. Sono ben contento di confrontarmi da uomo libero, che non ha alle spalle nessuno, in una competizione elettorale dove i candidati sono stati scelti con il guinzaglio da partiti che non sono più tali.

C’è una sostanziale differenza quindi tra i partiti di una volta e quelli attuali secondo lei…

Si, in questa elezione siamo davanti ad una serie di partiti che hanno tutti un padrone: Berlusconi, D’Alema, Grillo, Renzi… I partiti sono diventati delle proprietà personali di queste persone che scelgono i loro candidati riempiendo le liste di fedelissimi. Non abbiamo più persone che pongono come base il Paese e i suoi cittadini. Io sono prima di tutto un uomo libero, poi repubblicano.

Se venisse eletto al Parlamento lei personalmente voterebbe la fiducia ad un Governo di grande coalizione, visto che, come fanno presente molti sondaggi, con molta probabilità saremo davanti ad una situazione di ingovernabilità?

Come primo atto una volta eletto? Andare in Senato, cercare il senatore a vita Mario Monti, guardarlo in faccia e non stringerli la mano. Riguardo alla fiducia ad un governo di grande coalizione dico di no, uno perché il mio seggio non sarebbe determinante, due perché sarebbe solo un’adesione ruffiana in un momento in cui l’Italia ha bisogno di persone che facciano gli interessi dei cittadini, merce assai rara.

Fabio Mazzari
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