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Arianna Ilardi, ballerina e coreografa si racconta a L'Inchiostro Fresco

Da New York a Genova in punta di piedi

 Arianna Ilardi, ballerina genovese, racconta a L’Inchiostro Fresco i suoi progetti professionali.

A cominciare dalla versione della “Aida” di Giuseppe Verdi che si è tenuta a Rimini tra dicembre e gennaio di quest’anno «interpretavo la parte di Bastet, una dea egizia, per immedesimarmi il più possibile nel ruolo sono andata al Museo Egizio di Torino – ci racconta Arianna Ilardi – l’Aida di Rimini ha avuto come regista Paolo Panizza, con cui avevo già lavorato molto bene nel 2012 e nel ruolo della protagonista France Dariz, una soprano francese bravissima si è dimostrata una persona splendida, umile e alla mano con cui spero di lavorare nuovamente in futuro».

Lo spettacolo di Rimini di Paolo Panizza è stata un Aida leggermente diversa da quella tradizionale «è stato tutto più intimo, quando una persona pensa all’Aida di Giuseppe Verdi gli viene subito in mente la “Marcia trionfale” però – ci spiega la nostra interlocutrice – la grandezza, a mio parere e anche quello del regista non sta solamente nelle scenografie pur belle e maestose ma risiede nei sentimenti che vi sono tra i due protagonisti, nella versione di Panizza questi sentimenti sono esaltati, si è preferito togliere qualche scenografia esaltando al contempo l’intimo dei protagonisti». Una rappresentazione che ha avuto un grande successo di pubblico «il primo ed il tre gennaio, in date certamente non facili essendo nel pieno delle feste di Natale, abbiamo registrato il tutto esaurito a Rimini e così il 19 gennaio a Pesaro, città che, grazie al Festival Rossiniano, ha una grandissima tradizione di musica classica e lirica».

 La Ilardi esprime anche la sua contentezza per essersi affermata come coreografa «aver lavorato prima negli Stati Uniti – spiega – dove mi hanno valutato ancora prima che in Italia, grazie alle coreografie del corto “Omertà” che è stato apprezzato tantissimo oltreoceano».

Parlandoci invece della differenza tra la rappresentazione delle opere negli Stati Uniti e in Europa dice «ho avuto modo di studiare proprio una rappresentazione dell’Aida negli Stati Uniti, splendida, ma tutto incentrato sulle scenografie, sicuramente un tipo di rappresentazione costosa e che richiede teatri enormi che qui da noi non abbiamo, sarebbe impossibile allestire una cosa del genere ad esempio al Carlo Felice».

Riguardo al lavoro qui in Italia Arianna Ilardi dice «sono contenta di riprendere quanto fatto con l’Aida, attualmente inizierò a lavorare con un maestro della Scala di Milano, con cui perfezionerò la mia tecnica – prosegue la Ilardi – noto anche che finalmente anche qui i miei lavori vengono considerati, sono sicura di aver affinato la mia arte in questi anni, pur facendo ovviamente qualche sbaglio perché non tutto esce perfetto. Ho tantissimi progetti inoltre nel cassetto che spero di realizzare al più presto».

 Non solo Stati Uniti nel curriculum di Arianna Ilardi, ma anche una tappa nell’America Latina «ho portato un video in Colombia, l’accoglienza dei colombiani è stata stupenda, non so come descrivere come vengono trattati gli artisti. Il livello lì è molto alto, la mia opera era in una prestigiosa galleria d’arte di Bogotà, c’erano performance in questa galleria di un livello che in Italia non ho mai visto. Ho visto un mix di tecnologia e tradizione che dava un effetto straordinario».

Parlando della danza come attività per le nuove generazioni ci dice «è vero il fisico conta, però quello che ho visto in questi anni sia di attività come ballerina che come insegnante per bambini e ragazzi che quello che conta è soprattutto la testa e la forza di volontà».

Fabio Mazzari
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