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Il Premio Nobel che ha donato la sua vita alla biologia e alla beneficienza

Addio a Günther Blobel, il Premio Nobel con il cuore a Fubine

 Il biologo molecolare Günter Blobel si è spento all’età di 81 anni nella sua dimora di New York.

Una vita spesa nella ricerca medica che gli ha permesso di di essere insignito per Premio Nobel per la medicina nel 1999 per aver scoperto un meccanismo che spinge le cellule a formare nuove proteine che si localizzano nel tessuto a cui necessita la “riparazione”. Questa scoperta ha permesso una nuova comprensione di numerose patologie a base molecolare, tra cui l’Alzheimer, la leucemia, la schizofrenia.

Nato nel 1936 nella Slesia, al tempo tedesca, divenne cittadino americano nel 1987, innamorato della moglie, Laura Maioglio, e della loro “seconda residenza” a Fubine, paese nativo della donna, nel Monferrato a pochi chilometri da Alessandria. In fuga da bambino con la famiglia d’origine, durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno segnato le sue emozioni e lo dimostrò concretamente evolvendo oltre 800 mila euro per la ricostruzione della Chiesa di Dresda crollata durante la guerra.

Capelli bianchi e sagoma imponente, ma dalla grande umanità, in modo accurato e scrupoloso lavorò per 50 anni nel laboratorio alla Rockfeller University, mentre la moglie è tutt’ora titolare del celebre ristorante piemontese Barbetta sempre a New York. Sensibili alle problematiche delle malattie in Africa, in special modo alla diffusione dell’ebola, insieme decisero di devolvere una percentuale degli incassi a Medici Senza Frontiere.

Numerosi i suoi viaggi a Fubine, nella casa in centro paese dove con la moglie, riposava e studiava, era il suo “buen retiro” prima di riprendere la sua fitta vita newyorkese.

Daniela Balestrero
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