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Una riflessione sulle oscure vicende politiche di questi giorni

Il Presidente della Repubblica “sceglie” o “nomina”?

 L’unico esame che diedi due volte quando frequentavo la Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Genova, fu Diritto pubblico.

Parlo di oltre 35 anni or sono, quando la cattedra di quel prestigioso corso di studi era retta dal Prof. Fausto Cuocolo.
Il Professore, come lo chiamavamo con rispetto (e anche timore reverenziale), giungeva a lezione scortato dai Carabinieri,perché era stato da poco “gambizzato” dalle Brigate Rosse, dentro l’Ateneo.

Noi studiavamo su un suo testo “Istituzioni di Diritto Pubblico” edito dalla E.C.I.G. di Genova e quel testo, come ci diceva lui, non dovevamo saperlo a memoria, ma conoscerlo riga per riga.

Quando diedi l’esame nella sessione estiva, venni interrogato proprio sulla figura del Presidente della Repubblica e sulle sue prerogative.

Iniziai dicendo che il Presidente della Repubblica si pone al vertice formale dell’organizzazione statale, rappresentando l’unità nazionale, così come lo aveva delineato l’on. Meuccio Ruini in contrapposizione all’on. Vittorio Emanuele Orlando, che invece vedeva in questa figura poteri piuttosto esigui e conclusi la mia iniziale disquisizione sottolineando che l’organo di presidenza doveva essere tendenzialmente sopra le parti, ovvero, citando il Crisafulli, seguendo l’indirizzo del garante della Costituzione.

Le dolenti note giunsero quando mi fu posta la domanda sulle funzioni del Presidente della Repubblica, dove dovetti districarmi tra gli atti di indirizzo governativo, gli atti dovuti, gli atti di prerogativa e gli atti di di indirizzo presidenziale.

E qui caddi perché, se dissi, riscuotendone il plauso, che il Presidente della Repubblica, secondo l’art. 92 della Costituzione, nomina il Presidente del Consiglio dei ministri quando questi possa ragionevolmente godere della fiducia delle Camere, mi impappinai dicendo che su proposta del Presidente del Consiglio incaricato “sceglie” i ministri.

Fui immediatamente invitato a ripresentarmi alla sessione autunnale degli esami perché il Presidente della Repubblica non SCEGLIE ma NOMINA, su proposta del Presidente del Consiglio incaricato i ministri.

Adesso vedo a distanza di tanti anni che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha “scelto” come ministro dell’economia un nome diverso da quello del prof. Paolo Savona, indicato dal Presidente del consiglio dei Ministri in pectore, Giuseppe Conte.

E allora come la mettiamo?

Gianni Cassulo
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1 commento

  1. non sono completamente d’accordo. Ho sostenuto lo stesso esame nella stessa Università e ho studiato proprio sul testo del Cuocolo. Aveva sicuramente ragione il professore (Cuocolo) quando diceva che il Presidente non sceglie ma nomina i ministri. Però non condivido la conclusione dell’articolo: perché non è vero che il Presidente nomina i ministri su “indicazione” del primo ministro incaricato, ma su PROPOSTA. Siccome proposta, in italiano, significa offerta non vincolante, è chiaro, dalla costituzione, che esiste un potere del Presidente di rifiutare la nomina di un ministro che non gli sembra idoneo (suppongo che anche il prof. Cuocolo sarebbe stato d’accordo su questo), ed è questo ciò che ha fatto Mattarella. E secondo ha fatto bene: innanzitutto per una questione di metodo, perchè se avesse ceduto al modo imperioso e arrogante (“diktat”) con cui una forza politica aveva preteso questa nomina, avrebbe svilito non solo la sua persona, dando l’idea di debolezza e pavidità, ma la stessa istituzione. E probabilmente per motivi di merito, anche se è difficile per chi non è esperto di economia valutare le posizioni di questo prof. Savona. Tanto è vero che chi ha minacciato addirittura l'”impeachment” ha subito dopo dovuto fare marcia indietro, facendo pure brutta figura.
    Al contrario, la critica che a mio parere si dovrebbe fare a Mattarella è di essere stato fin troppo disponibile e tollerante con chi lo ha messo in questa difficoltà (immagino come avrebbero tuonato contro chi avesse tentato di porgli questi tipi di diktat altri presidente, pur molto diversi tra loro, come Pertini, Cossiga, Scalfaro; una cosa mai vista nella storia della repubblica).
    Il fatto che i partiti cosiddetti tradizionali abbiano governato abbastanza male non mi pare un buon motivo per accontentare forze cosiddette antisistema che specialmente nell’ultimo periodo hanno dato la sensazione di, pur di arrivare il potere, essere disposte a un accordo (per me scellerato) che somma due programmi già molto criticabili presi uno per uno e del tutto inconciliabili sommati assieme.

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