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Un dono alla collettività da parte di Forte Geremia nel luogo della miracolosa apparizione che preservò Masone dalla peste.

Faiallo, la panchina dove sacro e profano si incontrano

Una panchina per gli escursionisti, per i pellegrini, o semplicemente per chi vuole riposarsi dopo una camminata sull’Alta Via. È questa l’originale iniziativa dello staff del Forte Geremia, che ha deciso di donare alla collettività una panchina in legno posizionata davanti all’altarino lungo la strada che porta verso il Faiallo, subito dopo la frazione della Cappelletta e i Martiri del Turchino, per riqualificare in modo originale e non invaso il territorio e per donare un piccolo punto di appoggio per una preghiera o per una breve sosta.

Un punto di sosta non casuale, posizionato in un crocevia di strade e percorsi che fin dall’antichità, grazie alle vie del sale, garantivano i collegamenti tra la costa e l’entroterra, dove il sacro si incontra con la Storia, poiché, secondo la tradizione, proprio qui dove oggi è stata posta la panchina avvenne una miracolosa apparizione. Quando nel XVII secolo la peste imperversava un po’ in tutta Europa, la città di Genova e Voltri erano flagellate da questo morbo. Una donna, che proveniva da Voltri, stava percorrendo la storica strada della Cannellona per recarsi a Masone, forse per sfuggire alla peste: con sé pare che portasse dei pani. Giunta in cima alla strada, le apparve la Madonna, che disse “fermati oh donna più non andare, il popolo di Masone io voglio salvare”. Secondo la tradizione infatti i pani che la donna recava con sé sarebbero stati infetti e il suo ingresso avrebbe messo a repentaglio la vita degli abitanti della Valle Stura. 

A seguito di questo evento, la popolazione masonese, in segno di riconoscenza, decise di erigere il santuario della Cappelletta, a poca distanza dal luogo della miracolosa apparizione, per grazia ricevuta. Un po’ meno miracoloso, forse, ma degno di nota, il passaggio di un eroe della cristianità: trattasi di Giovanni d’Austria, campione di Lepanto, che, secondo la tradizione, una volta conclusa la battaglia contro i turchi, scelse il porto di Voltri come approdo più sicuro per il suo rientro in patria, percorrendo in tutta tranquillità la “strada del Dente” fino alla Valle Stura.

Matteo Serlenga
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