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I commenti di Franco Astengo e Gianni Cassulo sul terribile evento di martedì

Riflessioni sulla tragedia del Ponte Morandi

 TRAGEDIE di Franco Astengo

L’Italia è un paese costruito tra gli anni ’50 – ’60 sulle macerie della guerra e sulla spinta della motorizzazione di massa e dell’avvento del consumismo; si è smesso di curarlo negli anni’90 con la deindustrializzazione, le privatizzazioni, il territorio “da bere” e ha cominciato ad andare in pezzi nel corso degli ultimi dieci anni senza che nessuno se ne curasse dopo la “grande abbuffata” dei decenni precedenti.

Una “grande abbuffata” e una noncuranza della realtà che hanno portato, come conseguenza, non solo la distruzione delle infrastrutture, del territorio, di migliaia di posti di lavoro anche al degrado e all’incattivimento dell’agire politico.

In questo modo oggi si sono rese evidenti situazioni che hanno resto incredibili le istituzioni e minato alla base la credibilità del sistema democratico, fino al punto da aprire la strada a soluzioni potenzialmente molto pericolose.

Una situazione che si presenta come di grave responsabilità per chi, negli ultimi vent’anni, ha condotto l’Italia dentro a questo vero e proprio baratro. Responsabilità da non dimenticare.

Al di là del cordoglio e delle drammatiche prospettive che il crollo del ponte sul Polcevera determinano quali prime reazioni, questa mi sembra – in poche righe – la sintesi più efficace per riassumere ciò che è accaduto e la difficile prospettiva che ci troviamo di fronte.

IL CEMENTO DELL’INGORDIGIA di Gianni Cassulo

La redazione de “l’inchiostro fresco”, oltre a condividere queste parole, le fa proprie, anche perché sul piano culturale “l’inchiostro” si è sempre posto contro l’uso indiscriminato del suolo, a partire dalla speculazione sulle aree fabbricabili.

Oggi stiamo assistendo all’epilogo di quella infausta stagione e purtroppo dovremo aspettarci altri eventi luttuosi perché è il cemento dell’ingordigia che si sta sgretolando sotto i nostri occhi.

Nella foto il viadotto sul Polcevera in una delle sue primissime foto. Non c’è che dire: un bel ponte studiato però per il traffico degli anni Sessanta, quando ancora i containers (benché ideati nel 1956) a livello di commercio globale non si sapeva nemmeno cosa fossero!

Redazione
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