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L'appassionato ricordo di Alessia Cotta Ramusino

Giorgio Sola, un professore vicino ai suoi studenti

 Non ricordo esattamente che giorno fosse…ero molto distratta quando all’epoca presi a frequentare l’università, questo dovuto al fatto che spesso rincasavo tardi perché mi esibivo in qualche locale, piano bar… volevo fare la musicista e l’università era stata un’imposizione dei miei genitori.

Per di più mi avevamo iscritto inizialmente all’arida facoltà di Economia e Commercio dove la frequenza obbligatoria non si conciliava affatto con i ritmi di vita di un’artista.
Così passai a Scienze e Politiche, da molti considerata la laurea di ripiego. Per me non fu così.

Non ricordo esattamente che giorno fosse… il giorno in cui per errore entrai in un’aula universitaria in attesa cominciasse quella che credevo fosse l’ora di “Istituzioni di diritto pubblico”, cattedra ricoperta da un grande, autorevole e temutissimo Prof. Fausto Cuocolo, autore anche del libro di studio.

Ero in anticipo, disorientata, un ambiente a me non familiare … trovai un posto in prima fila, dopo poco un ragazzo si sedette vicino a me.

La grande sala cominciò a riempirsi, poi ad affollarsi ed ancora i ragazzi si accalcavano, erano dappertutto, seduti sui davanzali dei grandi finestroni di Palazzo Balbi Senarega nella via universitaria per eccellenza di Genova: Via Balbi 4.

Molti avevano trovato posto lungo la pedana disposta in modo da rialzare l’altrettanto lunga cattedra, in ogni angolo rilucevano occhi vogliosi in trepidante attesa … sembrava il pubblico di un concerto e non studenti di una lezione universitaria!

Feci un commento in merito ad alta voce e il ragazzo a fianco a me, Umberto Brenti, che di lì a poco divenne il mio compagno di studi, mi disse: “ma no, questa non è l’ora di diritto pubblico, è sociologia! Il professore è Giorgio Sola!” Lo disse con un tono ed un’espressione del volto come se fossi l’unica a non conoscerlo come quando si parla di una star internazionale.

Ed in effetti quando fece il suo ingresso l’aula si animò proprio come se stesse entrando un personaggio famoso, stimato, apprezzato, atteso… Era un uomo di corporatura media, non molto alto, i capelli rossicci, leggermente increspati, ondulati con un dito di lunghezza in più che ricadeva rigidamente sul collo. Il volto un po’ fanciullesco, le gote rigonfie e l’incarnato bianco e lentigginoso tipico delle genti dai capelli rossi.

Gli occhiali da vista, piuttosto ingombranti sul naso minuto, nascondevano gli occhi azzurri vividi ed intelligenti. Passò velocemente lungo il corridoio tra la folla di studenti salutando proprio come un cantante rock, stringendo mani e scambiando sorrisi, un sorriso aperto e franco. I denti leggermente ingialliti rivelavano il consumo di sigarette e così pure le sue mani affusolate con le tipiche macchie giallo ocra che segnano le unghie, finanche la prima falange dell’indice e del medio, le dita deputate a stringere avidamente il piacere rovinoso dell’accanito fumatore.

Ma la cosa che mi colpì di più, e che chiudendo gli occhi riesco ancora a sentire, fu la sua voce. Una voce calda, piena, morbida, con una timbrica profonda e particolare; l’unicità posso descriverla solo paragonandola a quella di Nando Gazzolo, quella di un attore di prosa.

Cominciò a parlare ed io rimasi incantata proprio dall’armonia vocale, al punto che inizialmente mi sfuggirono i contenuti della lezione. Non era la prima peraltro, il corso di laurea era cominciato già da circa un mese. Mi apprestai a chiedere a Umberto ragguagli in merito alla materia ed il professore notando la mia distrazione mi riprese, conosceva i nomi di tutti gli studenti, ne fui impressionata, in quell’occasione s’impossessò anche del mio.

Feci un commento in merito ad alta voce e il ragazzo a fianco a me, Umberto Brenti, che di lì a poco divenne il mio compagno di studi, mi disse: “ma no, questa non è l’ora di diritto pubblico, è sociologia! Il professore è Giorgio Sola!” Lo disse con un tono ed un’espressione del volto come se fossi l’unica a non conoscerlo come quando si parla di una star internazionale.

Ed in effetti quando fece il suo ingresso l’aula si animò proprio come se stesse entrando un personaggio famoso, stimato, apprezzato, atteso… Era un uomo di corporatura media, non molto alto, i capelli rossicci, leggermente increspati, ondulati con un dito di lunghezza in più che ricadeva rigidamente sul collo. Il volto un po’ fanciullesco, le gote rigonfie e l’incarnato bianco e lentigginoso tipico delle genti dai capelli rossi.

Gli occhiali da vista, piuttosto ingombranti sul naso minuto, nascondevano gli occhi azzurri vividi ed intelligenti. Passò velocemente lungo il corridoio tra la folla di studenti salutando proprio come un cantante rock, stringendo mani e scambiando sorrisi, un sorriso aperto e franco. I denti leggermente ingialliti rivelavano il consumo di sigarette e così pure le sue mani affusolate con le tipiche macchie giallo ocra che segnano le unghie, finanche la prima falange dell’indice e del medio, le dita deputate a stringere avidamente il piacere rovinoso dell’accanito fumatore.

Un fotogramma dal film “Le ali della libertà”, una pellicola che secondo Alessia Cotta Ramusino ben rappresentava il modo di spiegare del prof. Giorgio Sola

 Ma la cosa che mi colpì di più, e che chiudendo gli occhi riesco ancora a sentire, fu la sua voce. Una voce calda, piena, morbida, con una timbrica profonda e particolare; l’unicità posso descriverla solo paragonandola a quella di Nando Gazzolo, quella di un attore di prosa.

Cominciò a parlare ed io rimasi incantata proprio dall’armonia vocale, al punto che inizialmente mi sfuggirono i contenuti della lezione. Non era la prima peraltro, il corso di laurea era cominciato già da circa un mese. Mi apprestai a chiedere a Umberto ragguagli in merito alla materia ed il professore notando la mia distrazione mi riprese, conosceva i nomi di tutti gli studenti, ne fui impressionata, in quell’occasione s’impossessò anche del mio.

Finita Sociologia, l’ora successiva la avrebbe tenuta ancora lui, docente e titolare di cattedra anche di Scienza della Politica. Rimasi inchiodata alla sedia per non perdere il posto. E Umberto mi spiegò che anche questa materia faceva parte del piano di studi in quanto obbligatoria.
Ne fui felice. Il modo di spiegare di alcuni professori è un vero e proprio talento naturale di cui Giorgio Sola era indubbiamente dotato.

Presi a frequentare regolarmente le sue lezioni e lui mi coinvolse anche in aula nella lettura del Principe di Machiavelli. Fu grazie a questo fortunato incontro che cominciai a studiare e ad amare lo studio. Ero talmente motivata e volevo rendere il professore orgoglioso di me al punto che anche le altre materie divennero per me tutte interessanti e apprezzabili in quanto sostenevano e completavano gli argomenti delle materie sociologiche, dandomi spunti di approfondimento ed un quadro definito del contesto.

Feci rientrare nel mio programma di studi anche il terzo corso tenuto dal professor Sola, ovvero Scienza delle Finanze, da tutti evitata perché materia alquanto ostica. E questo corso divenne un vero e proprio laboratorio di vita. Eravamo in pochi ad averlo scelto, tutti dello stesso anno e tutti con la stessa venerazione per il “maestro”. Si creava una sorta di magia ogni volta che si faceva lezione che, dato l’esiguo numero di partecipanti, il professore aveva spostato in Istituto, nel suo studio. La lezione si svolgeva intorno ad un lungo e lucido tavolo ovale, di quelli che si trovano nelle biblioteche che incutono già di per sé rispetto, a dispetto tuttavia del confortevole agio creato dal professore nell’affrontare gli argomenti e nel farci partecipare con osservazioni, domande, commenti ogni volta che qualcuno ne sentisse l’esigenza.

Ci avvertì del fatto che l’anno seguente avrebbero tolto questa materia alla sua docenza per passarla alla cattedra di materie di ordine economico. Ci fece vivere la sensazione di essere unici, gli ultimi a poter godere ed affrontare questa materia da un punto di vista totalmente diverso da quello che sarebbe stato in futuro. E l’unicità fa sentire importanti, onorati, stimati. Pervasi da questa sensazione, prendemmo a radunarci anche senza il prof, approfondendo gli argomenti con letture da lui consigliate e raccomandate un esempio su tutti il: Breviario dei politici secondo il Cardinale Mazzarino.

 Prendemmo spunto dal meraviglioso film “L’attimo fuggente” dove gli studenti ‘eletti’ trovarono come nome al gruppo di lettura: “la setta dei poeti estinti” e noi la trasformammo in “la setta degli scienziati politici estinti”. Sì il prof ci aveva fatto sentire così, ci aveva fatto vivere le materie e non solo le sue ma in generale l’intero nostro corso di laurea, dandoci una visione d’insieme, un metodo di lavoro e di studio che ci portò ad affrontare l’università in modo differente. In università in fondo si impara uno stile di vita.
Arrivò il giorno della laurea, che naturalmente chiesi al professore. Avevo raggiunto, con i voti degli esami, una media altissima, per cui lui mi disse: “scegli l’argomento che vuoi!”
Così feci, la settimana seguente mi ripresentai nel suo studio e gli dissi: “Prof ho scelto l’argomento”
: bene, e quale sarebbe?”
: la Moda
: la moda…?! mi rispose alquanto meravigliato
: sì, la moda come fenomenologia sociale.
E lui aggiunse: “lo sai che non posso aiutarti? Credo sia un argomento poco trattato, posso solo darti qualche nome per la bibliografia.”

E così redassi la tesi in completa autonomia.

Qualche giorno prima della discussione mi chiese di raggiungerlo in Istituto in Biblioteca per farmi un po’ di domande per verificare la mia preparazione.

Cominciò a pormi domande, non molto inerenti la mia tesi di laurea, perlopiù si basavano su statistiche. Se sapevo quanti erano gli studenti iscritti a Scienze Politiche ogni anno, di questi quanti di sesso maschile e quanti femminile e di queste, quante avrebbero portato a termine gli studi e quante si sarebbero laureate brillantemente con 110 e lode e quante fra queste erano anche delle belle ragazze … rispose lui stesso a tutte le domande e a questa: “te lo dico io quante sono, sono due, tu e quella ragazza!” Indicò un bella ragazza che stava riordinando dei tomi nella libreria e continuò :”e che differenza c’è tra te e lei?” Ed io… “non lo so prof” e lui “tu canti”.

Mi lasciò così, non mi fece domande sulla mia tesi, si alzò e se ne andò.

Mi sento molto fortunata ad aver incontrato il professore Giorgio Sola, e di aver affrontato lo studio con serietà, impegno e profondità di contenuti. Ogni cosa per quanto possa sembrare semplice se la fai con l’intenzione corretta e con profonda convinzione diventa un’esperienza di vita importante. Ma la cosa più importante che ho imparato è che l’unicità è data dall’essere semplicemente sé stessi.

Alessia Cotta Ramusino
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