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Intervista a tutto campo con Marco Bagnasco, funzionario della Regione ed esperto del tema

“Il Bando Periferie è vitale per i comuni”

 La questione del blocco del Bando Periferie” che ha causato la rivolta della stragrande maggioranza degli amministratori locali, che hanno manifestato martedì 11 settembre a Roma guidati dall’ANCI è un argomento di enorme importanza. Abbiamo intervistato in merito Marco Bagnasco, funzionario della Regione Liguria con una lunga esperienza amministrativa alle spalle, esperto del settore.

Il Bando Periferie nasce con il Governo Renzi e viene confermato dal Governo Gentiloni, riprendendo a sua volta un’idea nata nel 1987 (Governo Goria) quando venne istituito il Ministero per i problemi delle Aree Urbane.

«Si è ripresa dopo vent’anni questa idea di realizzare interventi per il recupero e il miglioramento delle periferie: il bando – spiega Marco Bagnasco – era aperto a tutte le Città Metropolitane e alle Provincie. Prevede che i comuni, una volta firmato l’accordo, posso realizzare i lavori previsti».

L’8 agosto viene presentato un emendamento al “Milleproroghe” e nello stesso giorno la presidenza del consiglio stabilisce che gli enti usufruitori del Bando devono presentare tutto entro e non oltre il 15 di settembre «siamo davanti all’assurdo di un Ministero non parla con l’altro, tutto questo ha fatto partire una battaglia condivisa da sindaci di tutte le estrazioni politiche, compresi quelli del Movimento 5 Stelle come Filippo Nogarin di Livorno e Chiara Appendino di Torino».

Nel Consiglio Metropolitano di Genova del 14 agosto è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiede al Governo di tornare indietro e di mettere le risorse, portando in Conferenza Unificata l’accordo fatto con le regioni. «Sul Bando Periferie – fa presente Marco Bagnasco – c’è stata una difesa d’ufficio del Governo e un pesante attacco da parte degli amministratori locali. Se noi vogliamo velocizzare la spesa e, soprattutto, se un Comune ha iniziato già i lavori o ha un accordo con ditte private per la realizzazione di progetti non può interrompere tutto per due anni in attesa delle sentenze».

 Il voto di fiducia del Parlamento del 12 settembre ha tolto provvisoriamente questi soldi, ma il giorno prima l’11 settembre c’è stato l’incontro di numerosi sindaci, guidati dal presidente nazionale ANCI, Antonio Decaro (Sindaco di Bari), in cui si chiede l’intesa unificata Stato-Regioni per sanare questo problema «Siccome sul taglio di queste risorse il Governo sta mettendo la fiducia – fa presente il nostro interlocutore – i Comuni hanno fatto presente allo stesso Governo che i pregiudizi ai tagli non esistono e che gli enti locali non stanno perdendo tempo,ma chiedono che tutti gli enti che hanno rispettato i tempi ottengano questi fondi».

I fondi previsti del Bando Periferie verranno utilizzati dai Comuni per interventi di urgenza, per esempio in Valle Scrivia il comune di Ronco Scrivia li impegnerà per la messa in sicurezza dell’alveo dello Scrivia mentre Busalla per la ristrutturazione dell’ex scuola media per consentire al Liceo “Primo Levi” di avere una sede adeguata. «Nel caso dei comuni della Valle Scrivia, della Valle Stura e della Val Polcevera sono interventi piccoli ma fondamentali – spiega Marco Bagnasco – ma ci sono anche interventi come quello di Imperia, con la costruzione della Ciclopedonale che è importantissima a livello turistico. Se il Bando Periferie si ferma perderemo due anni di interventi, non stiamo parlando di fondi che non ci sono ma di soldi stanziati o che possono essere assegnati con una semplice intesa».

Il taglio, ci fa presente Marco Bagnasco, è stato previsto per il cosiddetto Patto Verticale per permettere ai comuni di sbloccare i fondi del Patto di Stabilita «questo però è paradossale, lo sblocco del Patto di Stabilità favorisce i comuni con avanzi e penalizza quelli in difficoltà, che sono in stragrande maggioranza i grandi centri del centro-sud, proprio quelli dove il Movimento 5 Stelle ha preso più voti: fatico a comprendere questa strategia».

Fabio Mazzari
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