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Wikipedia fa cultura

Provate a cercare con Google “Arte rupestre paleolitica della Spagna settentrionale”.
L’avete fatto? Che roba è? Beh, tanto per cominciare avrete visto che si sta parlando di uno dei “patrimoni dell’umanità”, secondo la valutazione dell’UNESCO.
E scoprirete, se già non l’avevate immaginato, che si sta parlando soprattutto della grotta di Altamira.

Bisonte Magdaleniense policromo

Il nome di Altamira è un nome familiare, perché evoca una bellezza straordinaria, che personalmente non ho mai avuto la possibilità di visitare dal vero. Se l’idea vi tenta, prenotatevi per tempo, c’è una coda che non trovate neanche alle Poste il giorno in cui scade tutto. Oppure trasformatevi nel cugino fortunato di Paperino…

Non voglio però parlare di questa fantastica grotta. Infatti il titolo non riguarda l’arte rupestre, ma Wikipedia.
La piccola storia che voglio raccontare comincia qualche giorno fa. Volendo rispondere in modo altrettanto ironico a uno scherzoso post di AG su facebook, mi son trovato a cercare appunto la grotta di Altamira, con Google. Come quasi sempre succede, tra i primi risultati è spuntata fuori la pagina di Wikipedia ad essa dedicata. Ho provato a leggermi l’incipit, e sono rimasto perplesso.

Lo riporto come era nella versione che ho incontrato a suo tempo:

Le Grotte di Altamira sono delle caverne spagnole famose per le pitture rupestri del Paleolitico superiore raffiguranti mammiferi selvatici e mani umane. Si trovano nei pressi di Santillana del Mar in Cantabria, 30 chilometri ad ovest di Santander.

Queste grotte sono state incluse tra i Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1985. Nel 2008 il nome del patrimonio è stato modificato da “Grotte di Altamira” in “Arte rupestre paleolitica della Spagna settentrionale” in seguito all’aggiunta di 17 altre grotte.[1]

La nota [1] rinvia al sito dell’UNESCO.

Ci trovate qualcosa di strano nell’incipit?
Io sì, e sono andato a vedere cosa diceva la pagina dell’UNESCO indicata in nota: http://whc.unesco.org/en/list/310/.

Beh, avevo ragione ad avere la sensazione di “stranezza”: il nuovo nome dato dall’UNESCO non è quello che era riportato nell’incipit, cioè “Arte rupestre paleolitica della Spagna settentrionale”, bensì: “Grotta di Altamira e arte rupestre paleolitica della Spagna settentrionale”.

E quindi???
Beh, ho corretto l’incipit di wikipedia, inserendo la dizione corretta. Come faccio normalmente, se per qualche motivo capito su Wikipedia e trovo qualcosa che non mi quadra. Se necessario mi informo. In certi casi non è necessario, o perché si tratta del “mio mestiere” (esempio: lo urang-utang© tolto da qui), o perché lo svarione è così grosso…

Nel caso di cui sto parlando, si è trattato evidentemente di una svista, compiuta da chi, in perfetta buona fede, voleva aggiornare la pagina col nome nuovo (l’UNESCO nel 2008 sostituì il nuovo al nome precedente, che era “Grotta di Altamira”).

Ma… Wikipedia conserva memoria di tutto quel che viene fatto, per cui ho cercato di capire chi avesse introdotto quell’errore, e quando.
Trovato: un utente, tal Eva4, ha fatto la modifica incriminata il giorno 11 settembre 2009.

E allora?
E allora, torno all’inizio: provate a cercare con Google quello che vi ho detto, virgolette comprese.
Notato niente?

Non ho fatto quella query a caso. Già mi immaginavo cosa avrei potuto trovare, visto che la dizione scorretta era lì da quasi 5 anni. Beh, in parecchi siti il nome di questo “patrimonio” dell’UNESCO è indicato col nome sbagliato che aveva su Wikipdia fino a pochi giorni fa.
Insomma, Wikipedia fa “cultura“, e gli svarioni diventano verità. Verità che si autoconfermano in rete, grazie alla pigrizia dei linkatori folli.
Fortuna che c’è facebook, terreno di coltura delle bufale più incredibili.

Crediti: come l’immagine qui sopra, anche quella che presenta questo articolo è tratta da Wikipedia Commons

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2 commenti

  1. Come si dice sempre Wikipedia è uno strumento a doppio taglio. Offre la conoscenza a portata di click per chiunque ma qualche volta (spesso?) è colma di imprecisioni e sviste, generate per lo più da chi aggiorna frettolosamente le pagine, o, peggio ancora, non si intende di quell’argomento (vedesi ad esempio il caso delle voci di matematica scritte da oranghi). Correggere le pagine è una nobile abitudine, complimenti a te che lo fai!

    Tuttavia penso che, seppur con imprecisioni ed errori, Wikipedia porti (o quantomeno abbia portato) più vantaggi che svantaggi. Peccato che sia ormai, come hai scritto, il punto di riferimento per la maggior parte della popolazione navigante che non si preoccupa di risalire alle fonti citate.

    Saluti,

    Marco

    PS Ho adottato la convezione di dare del “tu” dato che ci troviamo online

    • Fioravante Patrone

      Ciao, Emar. Ben ritrovato qui!

      Il problema dell’affidabilità di Wikipedia è reso importante proprio per il valore di “punto di riferimento” che ha raggiunto in rete. Fortunatamente, negli ultimi anni, si è molto accentuata la richiesta di indicare le fonti delle affermazioni fatte nelle pagine. Ma giornalmente, nelle pagine di cui seguo le modifiche, vedo introdurre informazioni che non sono sostenute da un riferimento a una fonte, e men che meno ad una fonte affidabile.

      Ancora poco tempo fa, per via del mio nuovo “lavoro”, mi ero trovato a cercare la velocità massima raggiunta da un cavallo, per scoprire che era accreditata in rete una “informazione” che non era supportata da nessuna fonte. Informazione che ho provveduto a cassare:
      https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Record_di_velocit%C3%A0&diff=60974465&oldid=60731518
      Qualche altro caso eclatante, e qualcuno financo ridicolo, l’avevo segnalato nel mio thread sugli “errori ed orrori”:
      http://www.matematicamente.it/forum/viewtopic.php?f=24&t=30756

      L’uso acritico di quel che si trova in rete è purtroppo molto diffuso, e da qui la facilità con cui sciocchezze si propagano, a volte con particolare virulenza sui social network (facebook docet).

      Ci si può consolare pensando che Wikipedia ha anche altri problemi, come il suo uso strumentale per farsi pubblicità. Prima, quando non se la filava nessuno, avere la propria pagina su Wikipedia non interessava né alle persone fisiche né a quelle giuridiche. Ora siamo al punto in cui per alcuni scrivere a pagamento una voce di Wikipedia è diventato un mestiere, o per lo meno una fonte di qualche soldino in più in tasca.

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