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Teoria dei giochi: revival mediatico

Immagino che ben pochi se ne siano accorti…
Ma sto notando un (mini-)fenomeno curioso: sui media si parla con una frequenza molto maggiore del solito di “teoria dei giochi“. Mi è facile accorgermi di questo, perché con la mia mail principale ho attivato un “alert” di Google che mi segnala news relative a questa disciplina. Magari il fatto che la insegno da anni non è del tutto scorrelato.

Bene, accertato in modo molto rozzamente empirico questo fenomeno, scatta la domanda: perché?

Ragione semplice e di attualità politica internazionale: Varoufakis.
Chi è Varoufakis? Ma è il nuovo ministro delle finanze greco. Che c’entra la teoria dei giochi? Beh, potremmo banalizzare dicendo che la Grecia sta giocando una sorta di partita a scacchi con la UE, e quindi questa disciplina per sua natura può fornire strumenti utili di analisi: strategie, camuffamenti, minacce, ritorsioni, contrattazione, sono tutti termini e concetti sui quali la teoria dei giochi lavora.

In realtà non basta questo per capire come mai, ad esempio, oggi abbia ricevuto un “mail alert” da Google con ben tre link!

C’è un plus interessante, che menzionavo a fine gennaio in un mio post su facebook:
https://www.facebook.com/fioravante.patrone/posts/10152992291944454

Quando avevo sentito il nome del nuovo ministro greco, mi era suonato familiare. E così avevo provato ad indagare un pochino, per scoprire che sì, è lui!

Ecco il mio post su facebook (per chi non avesse accesso a faccialibro):

Il nome mi sembrava conosciuto, ma non pensavo… E invece no, Varoufakis è proprio il (co-)autore del libro di teoria dei giochi, assieme a Hargreaves-Heap! Tra l’altro, un bel libro.

Qui:
http://www.fioravante.patrone.name/mat/TdG/DRI/Biblio_commentata_intro_TdG.htm
dicevo: “Esattamente come dice il titolo: una lettura critica della teoria dei giochi. E’ una riedizione (molto) rivista di: “Game Theory: A Critical Introduction”, pubblicato nel 1995, sempre da Routledge.”

Effettivamente, un libro interessante, che introduce e soprattutto discute la teoria dei giochi, mettendone in evidenza anche, giustamente, le sue debolezze. Piccola nota “di colore”: anche lui è un matematico, come lo sono molti economisti anche di rilievo (potrei citare i “premi Nobel” per l’economia: da Kantorovic fino a Roth e Shapley, passando per Debreu, Nash, Aumann, Myerson ed altri ancora).

Da quel poco che capisco relativamente a ciò che sta facendo il Varoufakis ministro, direi che il suo comportamento è coerente con lo spirito critico mostrato nel libro sopra citato. Il suo compito è ben più difficile che non scrivere un libro (anche se non è banale riuscire a scrivere un libro interessante!) e spero che riesca a contribuire alla soluzione della “questione” greca.

Crediti: l’immagine che (non casualmente) illustra l’articolo è tratta da Wikipedia Commons
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/10/PD_with_outside_option.png

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2 commenti

  1. Caro Professore,
    scrivo con un po’ di ritardo su questo post, poiché mi ha colpito (come mi aveva colpito a suo tempo) la teoria dei giochi e la sua (potenziale) applicazione da parte di Varoufakis nella trattativa con l’UE.
    Ne ho letti tanti e “coltivo” la materia, ma purtroppo non ho letto proprio il libro di cui è co-autore Varoufakis, per cui non potrei comprendere se la sua lettura critica alla teoria dei giochi l’abbia effettivamente applicata o meno nel “gioco” con l’UE.
    Tuttavia ho avuto da subito la netta sensazione che dopo un’iniziale applicazione coerente con la teoria e con la ricerca, anche inconsapevole, di un nuovo equilibrio, Varoufakis sembra non avere più raggiunto un risultato o un equilibrio, anzi sembra abbia addirittura “esagerato” portandolo a non applicare la teoria dei giochi.
    Ora è successo ciò che è noto dalle notizie e dalle evoluzioni nella relazione tra Grecia e UE, con tutti i fattori ancora da gestire, ma la domanda che volevo inviare in questo commento è: dove Varoufakis ha commesso degli errori (se li ha commessi) nell’applicazione della teoria?
    Mi pare di rilevare un problema nella sua applicazione in cui non abbia tenuto conto delle ripercussioni sulla Grecia, ovvero su se stessa, sembra cioé che in questa sua applicazione vi siano circostanze in cui i soggetti-giocatori si presentano in forma “ricorsiva” e la teoria ha mandato in frantumi il suo piano.
    Mi piacerebbe avere e verificare un suo commento a riguardo.

    • Fioravante Patrone

      Buongiorno.
      Mi spiace, non avevo visto il tuo commento. Non so perché ormai da un po’ di tempo non ricevo avvisi quando qualcuno commenta un mio post.

      Sinceramente non so cosa volesse fare Varoufakis, se volesse fare un esperimento di TdG, se volesse provare ad applicare questa disciplina al caso concreto, o se semplicemente abbia provato a tirare la corda un po’ più di quello che sarebbe stato ottimale.

      Serva a qualcosa la TdG in casi come questi? La situazione è troppo complicata, troppo ricca di variabili perché qualcuno possa fare un modello serio cui applicare gli strumenti della TdG. A mio parere potrebbe essere servita a Varoufakis come strumento generale di modellizzazione e di analisi, ma solo per tracciare delle coordinate molto rozze. Potrebbe essergli servita per analizzare le mosse degli altri attori, per capire meglio quali potessero essere le ragioni di scelte che venivano fatte. Non credo che si possa andare oltre a un livello di questo tipo. Se uno mi si presenta davanti dicendo che per capire quale sia la strategia migliore basta trovare un equilibrio di Nash per il gioco tal dei tali, lo guardo con molta diffidenza. Non posso giurare che alla fin fine non mi possa convincere (o, per meglio dire, possa convincere un buon numero di persone ragionevoli), ma di sicuro rischia di dover sudare ben più di sette camicie.

      Quanto al libro di Varoufakis (in realtà ne ha scritti due, sempre con lo stesso coautore dal nome impronunciabile), non l’ho letto in modo approfondito a suo tempo. Mi era piaciuto il modo in cui venivano (giustamente) esposte ed analizzate criticità della teoria.

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