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I pellerossa alla Bellaria

Beh, quasi…
Tutto ha inizio alcuni mesi fa. Stavo lasciando il maneggio per andare a Novi e, circa verso la fine del viale in discesa, noto per terra un “coso” rotondo che, passando con l’auto, mi sembrò essere una palla da tennis. La vedo sempre lì ancora alcune altre volte, sempre di passaggio. Però poi mi accorgo che sono più d’una. Strano! Effettivamente una palla da tennis di color giallo verdastro era nella disponibilità dei nostri cani, ma solo una. Di sicuro non di più. Allora mi fermo e vado a vedere. No, non si tratta di palle da tennis. Sembrano a tutti gli effetti dei frutti, più grandi di una palla da tennis, e con la superficie verdastra, rugosa/gibbosa. Incuriosito, me ne prendo uno e lo porto a casa. Curiosità addizionale: dopo quasi cinque anni alla Bellaria, possibile che non mi fosse mai capitato prima di notare questi frutti? Mica son stati piantati alberi nuovi nel viale!

Naturalmente, a casa poi mi dimentico del “frutto strano”, sopraffatto da altre incombenze, come capita. Rivedendomelo sotto gli occhi, chiedo in casa se avessero mai visto questi “cosi verdi”. No, mai visti. Né alla Bellaria, né altrove. Come me, d’altronde.

Ma c’è internet, ci sono i motori di ricerca. Provo a cercare “frutto verde rotondo“, cercando anche nelle immagini, e con poca fatica scopro di che cosa si tratta. Sono i frutti di Maclura pomifera (denominata anche Maclura aurantiaca). Mai sentita. Scopro anche che è nota come “arancio degli Osage“, una tribù di nativi americani che vivevano in un’area situata grosso modo all’interno delle “Grandi Pianure”.

Bene. Ma che ci fa una pianta del genere a Novi Ligure, alla Bellaria? E che c’entrano i pellerosse con questo albero?
Facile trovare la risposta a questa seconda domanda: pare che il legno di questa pianta sia adattissimo per la costruzione degli archi. E gli Osage condividevano l’areale originario di questo albero.

Quanto alla prima domanda, non vanno bene le risposte più ovvie. Il frutto non è commestibile. Pur se non velenoso, provoca vomito. E, a dire il vero, aprendolo non è molto invitante…

Quindi non è stata certo portata qui per fini alimentari.

Pianta ornamentale? Bah, un albero di medie dimensioni, senza caratteristiche notevoli.

Diciamo un albero tutto sommato anonimo. E’ vero che, stando a quanto è scritto su wikipedia, pare abbia questa funzione (ornamentale, intendo). Ma non ne vedo la ratio, stante la sua collocazione un po’ accidentale in mezzo ai platani del viale. Né, sempre dove si trova, mi sembra che sia giustificato in loco il suo uso come “siepe dall’aspetto invalicabile” (sempre secondo Wikipedia). Usato per costruire archi? Difficile da credere. La risposta sta invece, molto probabilmente nei… gelsi.

Alla Bellaria, e lungo la strada sterrata che porta al maneggio, ci sono dei gelsi. Tutti i meno giovani sanno che i gelsi, le foglie, il baco da seta, l’industria della seta… Almeno, a me è toccato studiare questo a scuola, alle elementari. Ma la memoria della seta non è sparita: a Novi c’è la via delle filande (chissà quanti tra i clienti del Bennet lo sanno), che ha preso questo nome solo una decina d’anni fa. Detto questo, che c’entra la maclura pomifera? A quanto pare queste piante sono state introdotte come surrogato dei gelsi, quando quest’albero venne attaccato da una malattia, nel tentativo di nutrire i preziosi bachi da seta(*). Non è quindi improbabile che sia stata questa la ragione del “trapianto” di tali alberi alla Bellaria. Non ho però nessuna prova che suffraghi questa mia ipotesi, e mi piacerebbe ricevere informazioni in merito, se qualcuno ne ha.

(*) Esperienze e risultati sui bachi da seta, nutriti colla foglia di Maclura aurantiaca, nuova specie di spino americano, memoria del dottor Bartholomeo Gabriele Rosnati
Silvestri (Milano), 1840 – 32 pagine

 

PS (31/01/2016). Ho avuto occasione di parlare con una persona che pensavo potesse sapere la ragione per cui questa pianta si trova lì, ma non aveva informazioni in merito. Mi ha confermato che c’era alla Bellaria l’allevamento di bachi da seta (e quindi parecchi gelsi). Sapeva della presenza di questa pianta, e mi ha anche detto che c’è un altro esemplare di quest’albero, a Novi, nella zona di Salita Maina.

 

Crediti: l’immagine che presenta questo articolo è tratta da Wikipedia Commons.
Avrò modo di ritornare in un futuro post su un aspetto “equestre” di questo dipinto
E, a proposito di temi equestri, noto un ultimo fatto curioso: la maclura pomifera è anche conosciuta come “melo dei cavalli

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