Home | In terra | Offizieu

Offizieu

Chissà se questo titolo ricorderà qualcosa a chi lo legge.

A me sì, ed è un buon indizio sul fatto che giovane non sono…

La giornata del 31 ottobre alla scuderia, come ormai nostra tradizione, festeggeremo Halloween, trascorrendo una piacevole giornata equestre, che si concluderà, dopo cena, con un giro “dolcetto e scherzetto” dei nostri giovani allievi. Ma la festa di Halloween è, per noi in Italia, una novità di questi ultimi anni. Prima ce la ricordavano le strisce di Schulz, con l’attesa del grande cocomero da parte di Linus. Difficile allora trovare grandi quantità di zucche da intagliare, nei negozi di frutta e verdura (per me, i bezagnin).

« Davanti ai negozi
de tûtti i speziæ,
esposti in bell’ordine
pe mettine coæ
gh’è un mûggio asciortio
de belli offiçieu
delizia, sospio
de tanti figgieu »
(Nicolò Bacigalupo)

Nei miei ricordi d’infanzia giacciono sepolti appunto questi “offizieu”. Sepolti anche perché questa consuetudine, nel periodo in cui passavo dalla fanciullezza alla condizione di giovane, si veniva spegnendo. Provate a cercare in vendita questi offizieu. Zucche sì, ma offizieu no. E, invece, ricordo che da bambino si potevano trovare facilmente, nel periodo precedente la ricorrenza “dei morti”.

Gli offiçiêu (pare sia questo il modo corretto di scrivere) erano delle piccole sculture realizzate con candele molto sottili e malleabili. Naturalmente se ne accendeva una estremità e le si guardava consumarsi lentamente. Penso non sia il caso di sottolineare il parallelismo con la vita umana che lentamente si consuma, in omaggio e memoria di coloro la cui vita si è consumata.

Pare che avessero nomi diversi a seconda delle località, leggo che a Chiavari venivano chiamati muchetti, nel Levante genovese libaeti, a Imperia ceiotti. Per me, genovese (anzi, voltrese) erano, appunto gli “ufiziò”. E ricordo, pur se molto parzialmente, una scenetta con un mio cugino, che scoprì che può essere fastidioso toccare una candela accesa, per quanto piccola, e che corredò questa scoperta con una imprecazione tipicamente genovese. Ricordo anche una certa invidia per certe sculture elaborate che, direi giustamente, i miei genitori e mia nonna ritenevano eccessivamente costose…

Mi pare che siano ormai completamente spariti dalla circolazione, per lo meno dal punto di vista commerciale. E da parecchi anni.

Non so se questa tradizione fosse presente anche nel Novese

Se qualcuno ha voglia di approfondire, qualcosa in rete si trova, a partire da wikipedia, ma non solo. Ecco qualche link:

Offiçiêu

Offizieu: una tradizione che va ormai scomparendo

Anche:
un breve articolo, corredato da un paio di foto

Un video:
vedi al minuto 1.57

La foto che illustra questo articolo proviene da
Wikipedia Commons

Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione con un commento all'articolo, che verrà moderato dalla redazione prima della sua pubblicazione. Affinché il tuo contributo possa essere pubblicato, dovrà attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato* Campi obbligatori *

*

Torna ad inizio pagina