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Taras Bul’ba vs Aleksandr Nevskij

La Crimea è diventata, anzi per meglio dire ridiventata, una provincia russa. La Crimea, che fa subito tornare alle mente i favolosi racconti di Tolstoj (soldato durante la prima guerra di Crimea, quella che vide le grandi potenze occidentali Francia, Inghilterra e in una certa parte il Regno di Sardegna alleate con il “lungo degente” Impero Ottomano contro l’Impero Zarista), è una regione strategica, perché essendo una penisola affacciata sul mar Nero, è una specie di portaerei naturale per lo Stato che la possiede. Anche nelle partite di Risiko (gioco troppe spesso sottostimato) è una delle regioni “chiave”. Ora questa regione è lo scenario di un qualcosa di molto particolare: la Russia, ridiventata superpotenza dopo il periodo buio post Urss, ha preso possesso della penisola, ai danni dell’Ucraina, attraverso un referendum “democratico”. Il casus belli è stata la deposizione, secondo le autorità russe, antidemocratica del premier ucraino uscente Viktor Janukovyč, molto vicino alle posizioni moscovite. Da pare occidentale le manovre di Putin sono state giudicate alla stregua di una vera e propria invasione. Le democrazie occidentali, Usa compresi, però sono perfettamente consce di essere in una posizione di svantaggio, dato che la Russia ha ormai le spalle robuste e che gran parte del gas che va in Europa parte dai gasdotti della Gazprom. Chi certamente avrà un serio danno, è la giovane repubblica Ucraina, creata l’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. Oltre ad aver perso una delle sue repubbliche (infatti l’Ucraina è una repubblica federale) da ormai parecchi mesi sul suo territorio è in atto una guerra civile, tra filo-russi e filo-europei: il confine è sostanzialmente a metà,  al centro: una nazione spaccata in due. Anche la letteratura c’è andata di mezzo. Infatti Russia ed Ucraina, repubbliche “sorelle” come diceva Stalin (altro non russo ma georgiano di nascita), hanno intessuto numerosi rapporti anche dal punto di vista di scrittori e poeti. Due tra i più fulgidi esempi di “letteratura russa” che il mondo conosca, cioè Michail  Bulgakov e Nikolaj Gogol’ sono nati nell’odierna ucraina: il primo a Kiev, cioè la capitale dell’attuale fronte antirusso, l’altro a Velyki Soročynci, città appartenente allo schieramento pro-Putin. Ecco che anche qui la divisione non è solo apparentemente ben netta, dato che  ci si domanda se considera questi due scrittori, scriventi in russo, come grandi esempi di letteratura ucraina o invece russa. Una questione da letterati e filologi diventa una questione di Stato, dato che i libri di scuola, le trasmissioni e i circoli culturali sono già in moto in uno o nell’altro senso. Insomma appare un derby che vede da una parte Taras Bul’ba, mitico condottiero cosacco-ucraino e sterminatore del polacchi invasori,  protagonista di un celeberrimo racconto di Gogol, e dall’altra parte Aleksandr Jaroslavič Nevskij, alfiere russo e distruttore delle orde dei Cavaliere Teutonici. Ambedue sono considerati ora come difensori gemelli della “grande madre Russia” ora come opposti condottieri uno dell’anima ucraina l’altro del coraggio russo. La questione è complicata dato che se le differenze tra un ucraino e un russo possono sembrale deboli e superabili, non bisogna dimenticare che, al di là della differenza linguistica, i russi sono stati da quasi 400 anni (a parte la già citata parentesi dopo il 1991) i padroni, mentre gli ucraini sono stati sempre considerati come forza lavoro. L’Ucraina fu il granaio dell’Urss durante la Seconda Guerra Mondiale e una delle repubbliche che più subirono le conseguenze dell’invasione nazista: il tributo di sangue delle truppe ucraine per l’Unione Sovietica fu altissimo. La situazione della Crimea è quanto mai delicata se si considera il fatto che, ad esempio, Kiev disti meno da Trieste di quanto la stessa Trieste disti da Reggio Calabria. La vera soluzione sarebbe quella di avere investito negli anni in tecnologie per il riscaldamento domestico e industriale differenti dal classico gas che, soprattutto per quanto concerne il nostro Paese, è a totale appannaggio di Stati come Libia, Algeria e appunto Russia. Dipendere esclusivamente da altri, vuol dire che quegli altri hanno costantemente il coltello dalla parte del manico. L’invasione, annessione o ritorno della Crimea alla Russia è un segnale: la Russia è tornata, ha risorse quasi illimitate e può permettersi di realizzare gasdotti che scavalcano l’”infida” Ucraina (come quello in costruzione che attraversa il Mar Nero e arriva in Bulgaria oppure quello che attraversa il Baltico) ma che, come dimostrazione di forza,  tiene sotto scacco l’Europa e gli Stati Uniti. Putin è un politico molto più smaliziato di quello che gran parte della pubblicistica occidentale pensa. Misura le proprie mosse, è consapevole di aver rafforzato enormemente il paese più grande del mondo e sa che, attraverso la propria forza, può torcere a suo favore i destini del mondo. Ancora una volta le scelte energetiche, o per meglio dire le non scelte energetiche delle grandi Nazioni, fanno si che lo spettro di nuove guerre, nella periferia d’Europa, siano sempre dietro l’angolo. Ci si augura che la crisi ucraina possa fare riflettere i politici e gli industriali d’Europa. La candidatura al Premio Nobel per la pace di Vladimir Putin è suonata per molti come un’atroce beffa e tanti l’hanno accostata alla nomina, negli anni’40, di Adolf Hitler. Gli stessi hanno paragonato l’affaire della Crimea all’annessione nazista dei Sudeti o con l’anschluss attraverso cui la Germania annette l’Austria. Non voglio dare adito a paragoni ma portare solamente un dato: la Germania del 1940 era una nazione molto più debole, scarsa di energie e meno ricca della Russia di oggi. Qui non si tratta di svegliare l’Orso russo, perché è già sveglio e minaccioso: qui si tratta di addomesticarlo attraverso la cultura, la ricerca e la tecnologia. Taras Bul’ba e Aleksandr Nevskij furono grandi condottiere anche e soprattutto perché furono uomini astuti e consapevoli: contro un grande nemico non serve una stitica diplomazia o peggio ancora un mostrare i muscoli con truppe e reggimenti. Bisogna essere coraggiosi e intelligenti, sempre un passo in avanti.

Perché se si rimane indietro, come insegnano le fiabe del bosco l’orso ti sbranerà in un sol boccone.  

Taras Bul'ba

Taras Bul’ba

Aleksandr Nevskij

Aleksandr Nevskij

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