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Vuoti (non) a perdere

Mausoleo delle Fosse Ardeatine

Mausoleo delle Fosse Ardeatine

Memoriale per gli Ebrei a Berlino
Memoriale per gli Ebrei a Berlino

Aldo Fabrizi in "Roma Città Aperta"
Aldo Fabrizi in “Roma Città Aperta”

 

Leggendo l’interessante articolo di Simonetta FioriMemoria. Fosse Ardeatine, l’anti-monumento oltre la retorica” mi sono messo a riflettere intorno al concetto di “monumento alla memoria” nel nostro tempo contemporaneo. La tradizione dei monumenti commemorativi, se di fatto è nata nella notte dei tempi, sostanzialmente tra i dolmen e i mehinir megalitici, non bisogna scordare che, il concetto moderno  a callo del Diciannovesimo secolo, soprattutto per quanto riguarda i movimenti nazionalisti e patriottici della grandi nazioni europee. Ha poi trovato una vera e propria esplosione con la serie dei “Monumenti al Milite Ignoto” e “Alla Rimembranza” che hanno disseminato le piazze e le vie d’Europa. Anche sulle pagine dell’Inchiostro di Febbraio e Marzo 2014 ce ne siamo occupati. Io ritengo che questo sia un argomento interessante e cruciale soprattutto se si considera il fatto che le nostre città, è ormai un dato di fatto evidente e manifesto, vanno totalmente ripensate, perché ormai sono obsolete e non più rispondenti alle modificazioni e del territorio e della popolazione e dei bisogni. Il grande complesso, per i più maligni “moloch”, classico del monumento vittoriano è composto da una statua di dimensioni colossali, solitamente a metà strada tra una vittoria alata classica e una moderna Maria Vergine addolorata, che sorregge, soccorre o bacia in fronte un soldato grigioverde. Ci sono poi molte declinazioni, ma sostanzialmente lo “spartito” è comune. Ma prendiamo invece il primo monumento al ricordo dell’Italia democratica, cioè il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, che venne pensato nel luglio del’44, cioè a quattro mesi dall’eccidio. Questo è uno dei primi atti, sicuramente il primo in materia di monumentistica, del nuovo Governo antinazifascista. Il progetto che vinse la gara fu quello firmato da Mario Fiorentino, Giuseppe Perugini e Nello Aprile. Si trattava di ribaltare quasi 150 anni di retorica in fatto di monumenti della memoria: invece di saturare lo spazio con grandiose architetture di metallo, si è voluto togliere. Il mausoleo delle Fosse Ardeatine è un monumento al vuoto, all’assenza di grandi corpi, ma per la prima volta nella storia dell’Arte il mausoleo romano celebra uno spazio vuoto al centro, nel quale protagonista è il percorso per raggiungere le famigerate cave, quella terra ingrommata di sangue nella quale trovarono la morte i 335 innocenti, rastrellati dai tedeschi da tutti i quartieri di Roma, come vendetta per l’attentato operato dai partigiani romani nel quale persero la vita 32 SS. Una delle rappresaglie più feroci della Seconda Guerra Mondiale e a detta di molti storici (in testa Alessandro Portelli) l’unica veramente metropolitana, nella quale ad essere scarnificata e violentata è la stessa anima della città, i suoi abitanti più intimi e caratteristici. Ecco che il monumento che ricorda tutto questo è, come scrive Adachiara Zechi nel recente libro “Monumenti per difetto”, “per la prima volta il mausoleo romano propone non un oggetto da contemplare, ma un percorso da attraversare”. Questa trovata sarà seminale per la monumentaristica della memoria successiva: dal museo di Yad Vashem di Gerusalemme al suggestivo Memoriale per gli ebrei di Peter Einsenman a Berlino si celebra l’assenza. Vuoto che diventa salto temporale e che diventa ricordo invece nelle famose pietre d’inciampo (sampietrini volutamente spostati nella pavimentazione cittadini dedicati ad illustri personaggi o vittime del nazifascismo) dell’artista tedesco Gunter Demnig. Una di queste, lo stesso giorno della Cerimonia alle Ardeatine, si poserà la pietra d’inciampo dedicata alla memoria di don Pappagallo, il prete interpretato da Aldo Fabrizi in Roma Citta Aperta”. Se è vero che la “Storia non fa salti” è bene che noi, ogni tanto, ne facciamo, o almeno inciampiamo sulla memoria, dato che in tedesco soplstein ha un doppio significato: vuol dire tanto “inciampare” quanto “ricordare”.

 

 

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