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Non c’è politico senza vitalizio, non c’è gatto senza gomitolo, non c’è problema senza soluzione

Su “La Stampa” di venerdì 18 Aprile si può leggere un interessante articolo a firma di Massimo Putzu in cui si annotano in maniera precisa tutti gli ex consiglieri dell’Alessandrino che andranno a percepire un vitalizio mensile tra i 2 e 6 mila euro alla fine del loro mandato. Nella lista dei consiglieri uscenti vi sono molti nomi noti della politica locale. La riflessione è scattata quasi spontanea ma ci teniamo subito a precisare che, sia per deontologia professionale che ricerca di uno stile proprio, l’inchiostro fesco non fa battaglie personali ma riflessioni ideologiche: trattasi quindi non di un ragionamento a carattere personale ma generale.

Giorgio La Pira

Giorgio La Pira

Il lavoro del consigliere (e del politico in senso lato) non è un lavoro qualsiasi, bensì è un impegno sociale a servizio del cittadino. Giorgio La Pira, storico primo cittadino di Firenze, ricordato come il sindaco santo, aveva coniato l’espressione di “spirito di servizio” per la propria carica: un onere che è soprattutto una missione per gli altri e non un modo facile per accrescere il proprio tornaconto personale. Perché ormai pare evidente come l’agone politico sia una vera e propria “gara a sistemarsi”: anche se si esce sconfitti dall’urna, nel caso in cui ci si è infilati nel posto giusto, la “sistemazione” è sicura, l’elezione certa e il vitalizio a vita è scolpito nella pietra. Perché essere eletto sia pure solo tra le fila dell’opposizione non vuol dire necessariamente dare battaglia su ogni emendamento, ma spesso si traduce in un’ininterrotta sequela di critiche “di facciata” aiutando a volte la stessa Maggioranza, uscendo, quando essa è in minoranza per via di alcune defezioni di suoi consiglieri, dall’aula, permettendole così la possibilità di far passare, sia pure di misura, i suoi emendamenti.

 

Carlo Emilio Gadda

Carlo Emilio Gadda

Carlo Emilio Gadda, il sublime lombardo¸ scrittore di penna e ancor più di mente finissima amava usare la parola greco-napoletana gnommero per significare le mille sfaccettature del reale, che come appunto uno gnommero, sostanzialmente un gomitolo intorcinato, non si possono slegare.

I problemi dell’Italia, l’intricato gomitolo dei mali più o meno atavici non sono situati soltanto nel mondo dei vitalizi: ma certamente uno dei bandoli della matassa inizia proprio laddove finisce il mandato di un politico. Ecco perché l’inchiostro fresco non è interessato soltanto al momento successivo all’insediamento della nuova giunta, ma al finale, in cui le luci si abbassano e gli gnommerii la fanno da padrona. Bisogna stare attenti e vigili e avere occhi e orecchie ben affilate, anzi non basta ancora. Ce lo insegnano i gatti: i gomitoli si possono sciogliere soltanto quando si hanno unghie ben affilate e molta pazienza.

 

 

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