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Misogallo en jaune

Un sondaggio de “L’Equipesulla recente vittoria di Vincenzo Nibali al Tour de France fa discutere (e un po’ sorridere)

 

Il Misogallo (pastiche greco-latino che significa letteralmente “colui che odia i francesi”) è una delle opere meno conosciute del grande scrittore astigiano Vittorio Alfieri. Egli, giovane rampollo di buona famiglia, come tutti i nobili piemontesi, ebbe il suo “bravo cursus studiorum in terra di Francia. Infaticabile viaggiatore (indimenticabile la  sua autobiografia “La Vita scritta da esso” in cui descrisse usi, costumi e curiosità sui popoli e civiltà dell’Europa del Settecento), egli imparò perfettamente la lingua francese e fu ne fu profondo conoscitore  della letteratura e del teatro francese. Eppure Alfieri scrisse il Misogallo, una sorta di silloge su quanto di più negativo, pernicioso e fastidioso portano con sé i francesi. Si potrebbe definire “un sussidiario dei luoghi comuni antifrancesi”. Anticipando il “Mon cœur mis à nu” di Charles Baudelaire, nel quale ad essere “sotto tiro” saranno invece gli odiati e zotici belgi, lo scrittore piemontese realizza un vero e proprio affresco al sentimento, tipicamente italiano, di avversità, un poco di invidia e sostanziale diffidenza nei confronti dei “cugini d’oltralpe”.

Vittorio Alfieri

Vittorio Alfieri

Sentimenti questi che, è il caso di dirlo, furono sempre “contraccambiati” dagli abitanti della “sorella latina”. Per citare qualche episodio, si porti alla memoria gli scontri della comunità italiana di Tunisi, nei primi anni del’900, nel quale gli italiani chiedevano maggiori diritti di rappresentanza e condizioni di vita migliori. Per tutta risposta le autorità francesi attuarono una repressione feroce, anche perpetrata  a mezzo stampa. Bisogna anche considerare come molti francesi ancora oggi ricordino la cosiddetta “pugnalata alle spalle”, cioè l’attacco, comandato da Benito Mussolini nel 1940, ad una Francia già sconfitta dalla Wermacht (e conclusosi con qualche ingloriosa sconfitta da parte italiana e pochi chilometri di confine “guadagnati”). Con il dopoguerra, il derby Italia-Francia, si è soprattutto giocato nello sport. In particolare calcio e ciclismo, i grandi sport popolari, furono teatro di queste, incruente, lotte. Epiche le strofe di Paolo Conte (a ben vedere un altro astigiano) sulla vittoria di Gino Bartali al Tour De France: “Oh, quanta strada nei miei sandali/ quanta ne avrà fatta Bartali  /quel naso triste come una salita  /quegli occhi allegri da italiano in gita /e i francesi ci rispettano / che le balle ancora gli girano/ e tu mi fai – dobbiamo andare al cine – /- e vai al  cine, vacci tu”. L’ultimo episodio, fino a qualche tempo fa, è stata la finale Italia-Francia, al Mondiale di Calcio di Germania 2006, quella per intenderci del “ È azzurro il cielo sopra Berlino” e della testata di Zinedine Zidane a Marco Materazzi.

Bunga-Bunga alla francese?

Bunga-Bunga alla francese?

Paolo Conte

Paolo Conte

Zinedine ZIdane

Zinedine ZIdane

 

Ma la storia, sportiva e non, si arricchisce di un nuovo episodio. Vincenzo Nibali, “lo squalo dello Stretto”, ciclista messinese, trionfa al Tour de France 2014. Allora che cosa accade Oltralpe? Nel giorno della vittoria il minimo che ci si aspetti è che il massimo giornale sportivo di Francia, L’Equipe, celebri a dovere il successo dell’italiano. Vedendone la prima pagina un po’ di delusione serpeggia: nessun trionfalismo e un tiepido titolo “Emballant” cioè emozionante. La foto ritrae poi  Nibali, per forza di cose, sul primo gradino del podio, ma poi bene in evidenza il secondo ed il terzo classificato, guarda caso due francesi, il tolosino Jean-Christophe Péraud e Thibaut Pinot dalla Franca-Contea. Se invece si accede al sito del giornale, si può scoprire subito un qualcosa di curioso: un sondaggio che dice “Pensez-vous que Vincenzo Nibali aurait gagné le Tour sans les abandons de Chris Froome et Alberto Contador” . Cioè nel giorno del trionfo di Nibali, in cui meritatamente il corridore italiano si è guadagnato le lodi sul campo (ma anche sul pavé), l’Equipe insinua il dubbio che tale vittoria sia dovuta al fatto che gli avversari non c’erano o se c’erano hanno pensato ad auto-eliminarsi. Ciò su cui si focalizza l’attenzione non è che non bisogni mettere dei dubbi sulle vittorie, non mi trova persuaso infatti la frase che “chi vince ha sempre ragione”, ma c’è tempo e spazio consoni per ogni cosa.

Quando Zinedine Zidane, nel 1998, ha vinto il Pallone d’Oro, i giornali di tutto il mondo hanno inneggiato alla grande carriera del franco-algerino, appena laureatosi campione al Mondiale di Francia. Nessuno ha messo in dubbio, in quel giorno di festa, quel premio: per esempio parlando delle numerose squalifiche che il giocatore, allora in forza alla Juventus, ebbe per comportamenti violenti o anti-sportivi oppure non si parlò dei presunto sospetto di doping che su tanti giocatori della Vecchia Signora aleggiava e ancora aleggia.

Insomma la grandeur sempre e comunque fa sorridere, perché rende la Francia, una grande Nazione, forse la Nazione per eccellenza, senza la quale la Storia dell’uomo sarebbe stata peggiore e più buia, senza alcun dubbio la rende dicevo, molto piccola, bigotta e provinciale. La Repubblica Francese dovrebbe capire che non è dicendo che “solo la Francia è bella” che si cambiano le cose: tutto il mondo sa che la Francia è un tesoro. Bisogna solo che questo tesoro di Nazione si lasci scoprire senza far troppo “la preziosa, la sdegnosa e, a volte, la maleducata”. Bisogna anche dire che, stando ai risultati di questo sondaggio, i lettori dell’Equipe sono molto meno sciovinisti dei giornalisti: infatti il “Si” ha una percentuale quasi identica rispetto al “No”.

 Gazzetta dello Sport tutta gialla in onore della vittoria di Nibali


Gazzetta dello Sport tutta gialla in onore della vittoria di Nibali

In fondo Marcel Proust, nelle pagine iniziali del suo celeberrimo “À la recherche du temps perdu”, fa portare, in omaggio alla famiglia del Narratore, da parte del borghese colto e raffinato Charles Swann , una cassa di spumante (si noti bene, non champagne, spumante). E sapete di che “marca” era quel prezioso spumante? Ovviamente, una cassa di spumante d’Asti!

Marcel Proust

Marcel Proust

Ah…les Italiens!!!!

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