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JE SUIS LUMIÈRES

Ripropongo un articolo apparso il 9 gennaio 2015 sul sito http://www.culturup.it/

Risicato, quasi nullo, lo spazio per commentare quanto successo mercoledì 7 gennaio 2015 a Parigi, presso la redazione della rivista satirica “Charlie Hebdo”: 12 morti e oltre 20 feriti, 4 di essi molto gravi. Un attentato, anzi una strage, condotta da due assalitori coperti da un passamontagna nero, imbraccianti kalashnikov AK47 e inneggianti alla grandezza di Allah. Fin qui la cronaca, la tragica, terribile e assurda cronaca. Ma dopo vengono i commenti. Dopo quello spazio per la riflessione, così risicato durante i concitati momenti dell’assalto, anzi della strage, inizia ad aumentare, a divenire più grande, sino a gonfiarsi in un enorme mongolfiera  che si libra nel cielo, un cielo che gronda paura&sangue. Al suo interno milioni di commenti, fatti da gente comune o da grandi esperti, milioni anzi miliardi di idee, di impressioni, di pareri, provenienti da ogni angolo del Globo, dai fanatici ai pacifisti, dai Capi di Stato o di Governo fino ai senza tetto e ai diseredati. 150107-charlie-hebdo-jsw-725a_5ea1fdf7797cc1ba447dea8789cfb510

L’Europa, anche la vecchia Europa naturalmente si è interrogata sulla strage di Parigi. Non poteva essere altrimenti. È stato colpito il suo cuore, Parigi, la capitale della Francia, lo Stato moderno che più di tutti si è fatto portatore dei diritti della laicità. La Francia è il Paese europeo con il maggior numero di musulmani ed ha alle sue spalle un impero coloniale tra i maggiori. In certe città, come Marsiglia, nonostante le statistiche siano difficili da farsi quando si tratta di persone nate in Francia, la popolazione che professa la fede islamica raggiunge il 30-35 %. Quindi che deve fare la Francia ed assieme a lei, la vecchia, anzi la stanca Europa di fronte a questa tragedia e ai problemi che essa porta con sé. Può continuare sulla strada che, più o meno faticosamente, ha perseguito negli ultimi 60 anni: con lo smantellamento dei vecchi imperi coloniali, gli Stati europei si sono adoperati per politiche di “aggregazione culturale”, occupandosi di inserire le persone di una fede diversa da quella della maggioranza della popolazione nel tessuto dello Stato. Inclusione contro esclusione insomma, a partire dalla scuola. Questa strada però non è riuscita a svellere i meccanismi che hanno portato alla strage di Parigi. Perché se è vero che l’Occidente è legato a doppio mandato con regimi islamici come quello dell’Arabia Saudita (e, in un certo qual modo, anche con quello dell’Egitto) ideatori e finanziatori dei peggiori gruppi terroristici (da Al-Qāʿida al Califfato Islamico, il Dāʿish), è vero anche che le politiche di sola inclusione, tolleranza e multiculturalismo stanno mostrando la corda, stanno fallendo.

liberte-egalite-fraternite-manifestazione-a-parigi-2011-mario-donderoAllora che fare? L’altra strada è quella di “mostrare i muscoli”, di “serrare i ranghi” e di realizzare una serie di leggi più stringenti che, seppur andrebbero a limitare le libertà classiche europee, permetterebbero un maggiore controllo del territorio e una maggiore possibilità di sentirsi sicuri, almeno nell’apparenza. Provvedimenti come ipotetiche chiusure delle frontiere, se da un lato paiono poco realizzabili (enormi i costi di ri-militarizzazione dei confini, solo per citare una voce di spesa), possono apparire  condivisibili da larghe fette della popolazione. Quindi, seguendo questo discorso, per combattere l’intolleranza dei terroristi islamisti l’Europa e l’Occidente dovrebbe rispondere con il diniego delle libertà sancite dalla Rivoluzione Francese il luminoso frutto, nonostante le stragi del Terrore e della Vandea, dell’Illuminismo. Il buio della barbarie che viene dal Medio Oriente dovrà fare spegnere i lumi che s’accesero in Europa durante il 1700? È arrivato quindi il momento di dire basta con le larghe libertà, di espressione e di satira, satira talvolta caustica ed esagerata come quella di Charlie Hebdo, per abbracciare un modus vivendi più rigoroso ed attento? Occorre insomma rinnegare, o quantomeno mettere da parte, Montesquieu, Voltaire, Rousseau e Beccaria per “salvarci la pelle” e fermare la “sottomissione”?

Per un politico scafato e furbo come Marine Le Pen pare di sì. Infatti la leader del Font National (che la maggior parte dei sondaggi danno ormai stabilmente come primo partito di Francia), dopo l’iniziale silenzio, a proposito della strage di Parigi ha richiamo l’esigenza “di ricorrere a misure straordinarie, come la pena di morte”. Combattere le tenebre della barbarie con il buio della pena di morte. Ma non era stato un italiano, quel Cesare Beccaria divenuto “l’uomo più famoso da Lisbona a Mosca” a dire no alla pena di morte, considerata come “la più inumana dell’umane pene?”.

Cesare Beccaria

 

 

La redazione di CulturUp, nel suo piccolo, e siamo convinti non soltanto noi, rifiuta questa visione ottenebrante. La stagione dei Lumi, l’Illuminismo ha portato l’Europa e l’Occidente a “riveder le stelle”, dimostrando come le libertà dell’uomo, la divisione dei poteri nello Stato e il diritto di esprimere le proprie idee fossero i pilastri giusti per lo sviluppo di una grande civiltà. Il mondo islamico non pare ancora aver vissuto questa stagione.  Forse i “germi”, molto nascosti, però ci sono già. E forse potrebbero venire proprio da quel mondo “sommerso” che è il mondo femminile, troppo spesso messo da parte. Le rivendicazioni, sempre più numerose, che le donne di fede islamica stanno promuovendo in giro per il Mondo sono un segno di insofferenza, di come ci siano ancora individui convinti che le cose possano cambiare, di come ci sia ancora spazio, seppur piccolo, per la luce. L’Europa è approdata ai Lumi dopo il sangue e la tenebra delle guerre di religione,  quella grande guerra civile europea che portò fratelli ad uccidere  fratelli nel nome di un dio più giusto dell’altro. L’affermazione dell’Illuminismo non è cosa facile e le domande inesauste sono ancora tante, ancora di più dopo i fatti di Parigi. Ma se tutti quanti, europei, medio-orientali ed esseri umani in genere, ci lasceremo prendere dalla paura, allora ci sarà solo spazio per altro sangue. Posso essere utili anche i piccoli gesti: vale più un’amicizia giusta che una politica sociale sbagliata, alle volte.

Ci vuole una trasformazione, più o meno lenta, e noi europei abbiamo il compito, il gravoso compito di illuminare il cammino, perché prima di altri abbiamo scoperto il fuoco luminoso dei lumi. Occorre accettare e amare la metamorfosi dell’essere per ritrovarsi uniti al divino che è nell’esistenza. Così la farfalla si consuma tra le fiamme della luce. Lo stesso “muori e diventa” della farfalla di Goethe è la metafora giusta per questo nostro tempo. Dalla notte si può uscire solo nella luce.

 

Ancora e più forte oggi gridiamo “Je suis Lumières!

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Dai amico sediamoci sul divano orientale-occidentale a guardare l’ultima stagione di House of Cards: io porto i pop-corn e tu porta i falafel.

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