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Libia: uno sfacelo a mare aperto

 Noi forse, dove per noi intendiamo un gruppo di amici de “l’inchiostro fresco” (non tutti, perché ognuno ha le proprie idee), non saremo certamente delle “aquile” in materia di Politica Internazionale, ma quando abbiamo visto le cannoniere franco-inglesi bombardare dal mare Tripoli e Bengasi e i loro aerei mitragliare le brigate di Gheddafi, il tutto con l’appoggio e la benevolenza del nostro Presidente della Repubblica, re Giorgio I (al secolo Giorgio Napolitano, il quale all’atto dei bombardamenti, mettendo da parte tutto il suo bagaglio pacifista esternato in più occasioni quando le guerre erano molto lontane da noi, disse:  “Avremmo dovuto intervenire prima”), ci siamo toccati tutti gli “ammennicoli” vari e ci siamo detti:  “Questi sono pazzi”.

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Ed infatti dal 20 ottobre 2011, data in cui i “liberatori di Libia” uccisero in modo barbaro Gheddafi (“Perché mi spari?”) e i suoi figli, in nome di una “primavera araba”, che tanto fu decantata da giornali come “la Repubblica”, “Il Corriere della Sera”, “La Stampa” e chi più ne ha più ce ne metta, la Libia è caduta in una spirale di violenze dove le cento e passa tribù che il Colonnello, tra la Cirenaica ad est, la Tripolitania ad ovest  e il Fezzan al sud, riusciva a tenere insieme controllandole con le sue milizie comandate dai suoi figli, hanno rialzato la testa e stanno conducendo una lotta tribale per controllare la grande risorsa di quest’area del Mondo: il petrolio.

Libyans celebrate over the body of Mutas gheddafi gold gun

 

E non solo il petrolio, perché stanno gestendo anche il “traffico di milioni di disperati” in fuga dalle zone più feroci dell’Africa, in cerca di una salvezza che sperano di trovare in un’Europa libera e solidale ma che invece sta voltando le spalle ad un continente, come quello africano, che avrebbe bisogno di un aiuto e di una guida per poter trovare anch’esso la strada verso una crescita politica, sociale ed economica equilibrata.

Lampedusa-Barca-di-migranti-viene-aiutata-ad-attraccare-dalla-nave-della-Guardia-di-Finanza

 

Il traffico di questi nuovi schiavi è fiorente, perché il costo di una traversata è di 5000 dollari a cranio, e con l’operazione “Mare Nostrum” questi moderni schiavisti sanno che più barconi fatiscenti e appena galleggiabili, stipati all’inverosimile, partono per le coste siciliane, più guadagnano. L’importante è che questi barconi giungano al limite delle acque internazionali dove poi vi sono le nostre navi a soccorrerli. E se non ci arrivano, pazienza, i migranti hanno già pagato!!!

 

È questa la solidarietà dell’Europa verso la tanto sbandierata primavera araba? È questa la solidarietà che la lacrimosa Boldrini ci sciorina quasi tutti i giorni, anche quando va in visita nell’Africa nera con tanto di boyfriend al seguito, su aerei di Stato muniti di tutti i confort?

laura-che-filosofeggia

 

Personalmente io la penso in modo molto diverso e vorrei andare leggermente indietro nel tempo, esattamente al giugno 2009, quando Gheddafi accompagnato dal suo variopinto seguito fatto di tende da deserto, amazzoni un po’ troppo in carne, foto di reduci del 1911, cammelli e quant’altro, scese da un aereo indossando una divisa che solo nelle operette ottocentesche è ancora possibile vedere.

GHEDDAFI A ROMA: LO SORVEGLIANO LE SUE INSEPARABILI AMAZZONI 2009-06-20-gheddafi 47569-img

 

E quando scese da quella scaletta chi c’era ad attenderlo? Silvio Berlusconi che lo accolse abbracciandolo.

Non l’avesse mai più fatto: “Berlusconi ha abbracciato Gheddafi” titolava la Repubblica, “Aaaah l’Italia com’è caduta in basso” scrivevano quelli del Corrierone e così via su tutti i maggiori quotidiani e anche sul  TG3 (che ancora oggi non riesce a levarsi di dosso lo smalto di velina rossa), per non parlare poi dei vari Santori, delle Lilli Gruber (che vive in Francia) e in genere di tutta quella corte dei miracoli che fa capo all’ingegnere De Benedetti, il noto cittadino svizzero di origini italiane.

 

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Ma cosa c’era dietro a quell’abbraccio? Dietro c’era sostanzialmente quest’accordo:

 

1)      Sfruttamento trentennale in regime di monopolio di tutti i pozzi petroliferi libici da parte dell’Eni

2)      Costruzione di sei corvette d’alto mare realizzate nei cantieri di Sestri Ponente (noto baluardo del vecchio PCI), Riva Trigoso, La Spezia, munite di tutti i sistemi di rilevamento realizzati da ditte italiane. Queste corvette avrebbero dovuto pattugliare, pur battenti bandiera verde (non quella della Lega) libica, governate da ufficiali italiani, il Mediterraneo, per impedire il traffico di uomini e controllare gli accordi internazionali sulla libera pesca, impedendo il sequestro abusivo e autoritario dei nostri pescherecci.

3)      Attivazioni sulle coste libiche di “centri di accoglienza” per i profughi, gestiti dalle associazioni internazionali, per regolare i flussi migratori verso l’Europa

4)      Realizzazione, per sanare definitivamente i danni causati dalla guerra Italo-Libica del 1911, di un’autostrada collegante Tripoli a Bengasi, pagata sì da risorse italiane, ma costruita da imprese italiane (quindi i soldi sarebbero ritornati in Patria).

 

 

Ecco, dietro quell’abbraccio “berlusconiano”, c’era tutto questo, ovvero un disegno di realpolitik che avrebbe concretizzato il sogno italiano di sempre, ovvero quello di controllare il Mediterraneo, ma soprattutto, avrebbe reso indipendente, sotto il profilo degli approvvigionamenti energetici, il nostro Paese.

 

Poteva tutto questo andar bene all’Inghilterra e alla Francia? Andate a prendere un libro di Storia e osservate se un tale accordo avrebbe potuto soddisfare due Stati che coltivano ancora, il primo, l’Impero e, la seconda, la grandeur!

 

E infatti nel giro di due minuti i tornado inglesi  e i mirage francesi e le loro flotte, si sono presentati di fronte alla Libia per bombardare Gheddafi, col beneplacito di Napolitano.

LIBIA: RAID NATO CONTRO SEDE TV TRIPOLI, 3 MORTI

 

Tutti i giornali contenti perché l’abbraccio era stato “lavato con il sangue” ed ora siamo nelle condizioni che voi tutti conoscete…!!!

 

Piccola annotazione finale di carattere storico. Anche Mattei, che con la Libia era riuscito a chiudere un accordo per lo sfruttamento dei suoi pozzi petroliferi, non riuscì a sopravvivere a lungo al suo lavoro d’ingegno.

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