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Un futuro più nero dell’inchiostro

Bianco lo capello e altro attendendo che l’orologio della vita faccia il suo corso ormai prossimo alla fine delle ore, lo nostro direttore pensando d’esser ancor nelle ore del mattino mentre invece è già in quelle sul far della sera, dorme con un fantolino, scosso a tratti da sussulti tumultuosi perché ei sogna. Ei sogna un mondo, “Cassulandia”, dove li giovani virgulti possano nello inchiostro trarre lor fonte di godimento e d’interesse alle cose della vita che attorno a loro gravitano. Ma poi all’improvviso un sobbalzo lo fa rotolar giù da quella branda ove ei suol riposar qui in questo loco colà il giornal produce. Qual tormentoso incubo fa sì che il nostro vegliardo così d’un tratto rovinosamente crolli su lo pavimento?

Sono li giovani, nei quali ei ripose sì tante aspettative, che allo computer più che vergar articol e notizie varie, amene o meno, ei giocan con “li mostri, li orchi e le fate del bosco” e in più smanettan su quelli infernal vetri che chiamano “telefonini” , non già parlando con giovin donzelle, chiedendo loro il frutto più proibito, quanto per scambiarsi le più varie corbellerie che niun giullare sognerebbe di dire.

Qual futuro sarà de l’inchiostro?

Aimè molto buio, più buio del lo nero inchiostro

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