Set 08
Mercoledì
Che cos’è Rondinaria?
Scritto da Gian Battista Cassulo   

Rondinaria è un mito. Il mito di un antico insediamento romano, dove gli schiavi erano impiegati nello sfruttamento dei giacimenti auriferi lungo le sponde del Piota e dell’Orba, come ci spiega il presidente dell’Accademia Urbense di Ovada, Alessandro Laguzzi. E allora perché rievocare questo mito? Per una semplice ragione: quella di dare ordine e unità a quest’area posta a cerniera tra i poli di Novi Ligure  e Ovada, che oggi è interessata da un notevole incremento demografico che  inverte la tendenza dei tempi andati, quando buona parte della popolazione locale fu costretta a migrare verso i grandi centri urbani, se non all’estero. Un incremento che potremmo definire come: “la riscoperta degli antichi luoghi”.
Una riscoperta favorita dall’affermazione di un nuovo stile di vita connesso a alla nascita di nuovi valori e dall’avvento delle moderne tecnologie innescate dalla Rivoluzione di Internet (la “rete delle reti” – 1995), la quale altro non è che lo sbocco di quel percorso iniziato da Samuel Morse nel 1844, quando inaugurò la linea telegrafica “Baltimora – Washington”, dove, per la prima volta, una notizia giunse a destinazione senza più l’ausilio di un addetto al suo trasporto.


Il mondo da quella data iniziò ad essere più piccolo e adesso con Internet è un villaggio globale, nel quale si può scegliere a proprio piacimento il luogo nel quale vivere e lavorare, perché un’idea, un progetto, un documento può circolare e giungere in tempo reale in ogni dove.
Lavoro e abitazione, grazie a queste nuove tecnologie, possono adesso coincidere. Ciò spinge un nuovo ceto ad abbandonare le città, sempre più caotiche e pericolose, per trovare una nuova ambientazione, ad esempio in campagna, in una sorta di neo-ruralizzazione.
L’area della bassa Valle dell’Orba ha tutte le carte in regola per ospitare questo nuovo ceto di migranti, perché è prossima alle grandi città, con Genova in testa, e in loco ha una struttura economica e produttiva florida, mentre i sevizi sono ben distribuiti.
Occorrerebbe solo dare forma e contenuto a quello che ora già c’è su questo territorio, creando una vera e propria catena di piccoli centri urbani. Una catena di centri urbani nella quale, ogni paese, dovrebbe coltivare la propria specificità, perché starà proprio nelle singole differenze la forza di questa nuova città policentrica, raccolta attorno ad una city, che potrebbe essere la stessa Genova con il suo porto e con il suo mare. Questa zona, rispetto ad altre dove già si sta iniziando a ragionare in termini analoghi, ha un sub strato culturale impalpabile ma molto vivo: lo “spirito dei luoghi” che immediatamente si respira appena passata l’invisibile porta di Basaluzzo e che aleggia sino a Silvano o viceversa. È lo spirito antico che “fa sentire a casa propria” anche chi da poco vi è giunto ad abitare, perché nella memoria di questi luoghi sono ancora ben visibili i confini della storia passata che si materializzano nelle tradizioni, negli usi, nei dialetti e nei campanilismi locali.
Per mantenere questo patrimonio di identità collettiva, grazie anche agli strumenti legislativi a disposizione (l’art. 132 della Costituzione e il D.Lgs. 207/2000, ad esempio), oggi occorrerebbe dare concretezza e organicità a questa catena di piccoli centri urbani a partire da iniziative culturali comuni per arrivare a tracciare, con aratro ideale, quei confini immateriali che già oggi si respirano in questo “spirito dei luoghi”. Quello spirito che scaturisce dal mito dell’antica città romana di Rondinaria, oggi patrimonio della Valle dell’Orba.