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Lo strano treno dei tre califfi

Per i pendolari restano i problemi, e torneremo ad occuparcene. Per il momento, vista l’atmosfera festiva, divaghiamo con una favoletta di ambientazione ferroviaria, già pubblicata in un numero de L’INCHIOSTRO FRESCO di qualche anno fa.

L’illustrazione è un quadro del pittore giapponese Kobayashi Kiyochika, tratto dal sito MAGNOLIA BOX.

s.r.

A Steam Locomotive in Hazy Moonlight by Kobayashi Kiyochika

 

Seduta su una panchina all’estrema periferia della stazione di Atàbel, un tranquillo pomeriggio di fine anno, Gertrud vide transitare, ad andatura lenta e regolare, un treno composto da una locomotiva e tre carrozze: una azzurra, una verde ed una gialla.
Nella prima carrozza viaggiava il Califfo Rosso, momentaneamente senza turbante, intento a suonare il suo violino favorito. Nella seconda si trovava, seduto al centro, il Califfo Bianco: non solo egli era completamente vestito di questo colore, ma pure i suoi servitori indossavano vesti candide. Infine, all’interno della carrozza gialla, stava sorseggiando una bevanda di uso diffuso il Califfo Nero; costui non portava vesti nere né era scuro di pelle, ma è indicato in questo modo perché teneva, al mignolo della mano sinistra, un anello dotato di una voluminosa pietra di color antracite.
A tarda sera il treno giunse alla stazione di Bene-Atar, dove si fermò. Durante la notte, gli operai della stazione ridipinsero l’esterno di tutti i vagoni: quello azzurro diventò arancione, quello verde fu ripitturato di viola ed il vagone giallo di rosa. La locomotiva fu staccata, quindi riagganciata in posizione di traino di quello che prima era l’ultimo vagone, ossia l’ex giallo ed ora rosa. Così, alle prime luci dell’alba, il treno ripartì nella direzione inversa alla precedente, senza alcun cambiamento tra gli occupanti all’interno delle carrozze.
Il pomeriggio successivo, quindi, il treno ritransitò, a bassa velocità ma senza soste, alla stazione di Atàbel. I tre califfi, che non si conoscevano tra loro e nulla sapevano sugli occupanti delle altre carrozze dello stesso treno, erano nel frattempo tutti intenti nella lettura: il Califfo Rosso di un trattato di filosofia; il Bianco di un poema antico scritto da un famoso cantore greco non vedente; l’ultimo califfo di un ponderoso manuale di strategia militare.
Sulla stessa panchina della stazione si trovava nuovamente Gertrud, che, osservando il treno che scorreva davanti ai suoi occhi, ebbe una sensazione di già visto che non capiva. Non intuiva, infatti, che si trattava dello stesso treno del giorno precedente, anche se colorato in modo diverso.
Né lo saprà, perché mai leggerà questo racconto.
Né insisteremo per portarlo a sua conoscenza, poiché il senso di tutto questo movimento ci sfugge e non saremmo in grado di spiegarglielo.

 

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1 commento

  1. Dispose che il maggiore dei tre figli ereditasse met dei suoi cammelli, che il secondo beneficiasse di un terzo di quei cammelli, quindi che al pi piccolo dei suoi figli andassero i rimanenti cammelli che, per togliere ogni ombra di dubbio, sarebbero stati un nono del totale.

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