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GREENWAYS

 

Greenways è il termine in uso in Italia per indicare i percorsi riservati a chi si muove in maniera “ecologica”: a piedi, in bicicletta, a cavallo. Letteralmente vuol dire vie (o strade) verdi; solo per l’anglofilia linguistica di moda si usa un termine straniero, che peraltro è diverso da quello usato negli altri paesi (in Inghilterra railway paths, negli U.S.A. rails-trails, in Francia chemins du rail, in Spagna vias verdes). Se ne parla spesso per la conversione delle linee ferroviarie abbandonate in piste ciclabili. L’operazione è sicuramente un arricchimento per la collettività, se si tratta di porzioni di ferrovia abbandonate per lo spostamento dei binari in sede diversa. Com’è accaduto per tratti della linea costiera del ponente ligure. Ad esempio, nei pressi di Varazze c’è un’ottima strada ciclabile e pedonale che percorre anche un’ex galleria ferroviaria. Altro esempio, il percorso Sanremo-San Lorenzo al Mare. Il discorso cambia quando si vuole usare intere linee di cui si è interrotto l’uso e che in questo modo perderebbero completamente funzione ed esistenza. In Piemonte ce ne sono diverse. Recentemente, persino alcuni sindaci hanno chiesto o proposto la trasformazione in questo modo della linea ferroviaria, attualmente (purtroppo) non utilizzata, che collega Alessandria, Nizza e Canelli ad Alba.

Sia chiaro, ben vengano più piste ciclabili, che vorrebbero dire meno traffico, più sicurezza, più salute, e anche più attrattive per i turisti. Ma smantellare opere d’ingegneria, che sono costate tanti soldi e fatica ai nostri nonni, bisnonni e trisnonni non pare una scelta intelligente. Il servizio ferroviario è ancora il mezzo di trasporto motorizzato più moderno ed ecologico e va difeso. Ed esteso, invece che ridotto o soppresso.

(diritti riservati)

Stefano Rivara

Stefano Rivara
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