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Caldo, freddo e rotture di timpani

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Treni per i pendolari. Non ci sono solo problemi come soppressioni, puntualità, pulizia, ma anche piccole cose che non dovrebbero dipendere solo dalle strategiche decisioni dei Grandi Manager ma anche, forse, dalla buona volontà di chi nei treni ci lavora o viaggia.

Ormai tutti i treni sono dotati di riscaldamento e aria condizionata. A parte i guasti più gravi non risolvibili nell’immediatezza (ed è pur sempre meglio un treno troppo freddo o caldo che niente treno), ci chiediamo come mai a volte la temperatura sia regolata correttamente, altre assecondi soltanto i gusti estremi di chi ama ambienti surriscaldati o glaciali. Se è vero che d’inverno ci si può ammalare stando troppo al freddo, è ancora più facile ammalarsi permanendo qualche decina di minuti in ambiente con l’aria secca ed eccessivamente calda per poi uscire (scendendo dal treno) trovandosi di colpo a respirare aria a temperatura molto più bassa. Così come, d’estate, può essere gradevole un’aria un po’ rinfrescata rispetto all’esterno, ma una temperatura quasi-frigo crea disagio e possibilità di qualche conseguenza sulla salute. Spesso si passa direttamente dall’aria condizionata al riscaldamento acceso, ma bisogna ricordare che esistono nelle mezze stagioni giornate in cui non dovrebbero essere necessari nessuno dei due, come nelle nostre abitazioni. Con l’aggravante che questi eccessi nella climatizzazione ci costano anche più soldi e inquinamento: che l’energia provenga dal motore o dalla rete elettrica cambia poco.

Va anche detto che spesso i conduttori si lasciano influenzare (e male fanno) da viaggiatori che, in pieno inverno, vogliano viaggiare in tenuta estiva e poi si lamentano se non trovano il clima tropicale cui aspirano.

Altro argomento: gli annunci sonori. Forse i Grandi Manager hanno deciso di tempestarci di simpatiche notizie. Ma, premesso che per la maggior parte dei viaggiatori è superfluo ricordare, ad esempio, che non si può scendere finché il treno non è fermo (oltretutto, non sarebbe possibile giacché le porte sono sbloccate dal macchinista), se proprio ci si deve infliggere questo, almeno lo si faccia a volume moderato. Invece, su alcuni treni, il volume è regolato al massimo, con l’aggravante di un din don che precede l’annuncio. Ancora più fastidiosa la continua, ripetitiva, pubblicità che è propagata dai nuovi schermi presenti nelle medie e grandi stazioni. Una continua reiterazione di pochi annunci che può essere apprezzata solo da lobotomizzati o sordi: si potrebbe almeno abbassarne il volume?

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