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Genuario Purple e le Sirene

Per le feste di fine anno, inseriamo questo raccontino agrodolce.

 

 

Genuario Purple si chiamava, formalmente, Genuario Agostino Viola. Genuario perché era nato il primo gennaio, Agostino perché i suoi genitori avrebbero preferito nascesse d’estate. Fin da piccolo aveva dimostrato grande passione per la musica più rumorosa. Il suo gioco preferito era il tamburo; anche se, per la troppa foga che ci metteva nel suonarlo, il suo tamburo era durato poco. Al tempo della scuola media, i suoi compagni l’avevano soprannominato, con una leggera forzatura cromatica, “Purple”, e il nomignolo gli era rimasto. Lui si era immedesimato, tanto che, a volte, si firmava con quello (che però scriveva “parpol”, come nella pronuncia). Forse anche per questo aveva deciso che il suo gruppo rock preferito era, e non poteva che essere, quello dei Deep Purple.

Genuario Purple indossava quasi sempre un berretto blu con visiera, cui era affezionatissimo (per essere più in sintonia poteva sceglierlo di colore viola, oppure amaranto; ma non pretendiamo troppo). Il berretto gli stava un po’ largo. Qualcuno sosteneva che, invece, era la testa a essere piccola. Lui diceva che andava bene così.

Genuario era grande e grosso. Fin dai tempi della scuola, anche per il fatto di essere pluri-ripetente, perciò più grande pure d’età rispetto ai compagni, sovrastava fisicamente tutti gli altri. Così, nonostante la sua semplicità, riusciva a farsi rispettare abbastanza.

Genuario era buonissimo. Troppo credulone, tanto da lasciarsi inevitabilmente abbindolare dai più volpini; troppo generoso, troppo disponibile, anche a cacciarsi nei guai. Era stato prima in riformatorio (quando ancora esistevano queste strutture); poi, per alcuni brevi periodi in prigione, solo per aver voluto “riparare” qualche presunto torto subito da qualche presunto amico.

Genuario era irascibile. Di solito non si arrabbiava per le frequenti prese in giro, anche perché, generalmente, non se ne avvedeva; ma se sentiva di subire una prepotenza, decideva di spaccare tutto. Poi però cercava di rimettere le cose a posto. Ad esempio, quando aveva piegato i paletti di sostegno di decine di segnali stradali, poi li aveva raddrizzati tutti; anche se, alla fine, erano rimasti un po’ a zigzag.

Genuario aveva anche una fidanzata. Il suo nome era Marzia, anche se era nata a febbraio, ma il padre era un tipo molto marziale. Nel quartiere, quasi tutti la chiamavano Sirena; e non perché fosse bellissima (tutt’altro). Era soprannominata così perché, oltre a possedere una fluente e lunga chioma, era rimasta con una sola, robusta, gamba, in seguito ad uno sfortunato incidente. Lui però era convinto che la sua ragazza fosse bella come una sirena. E comunque, sosteneva, tre gambe in due erano meglio che un paio da solo.

A Genuario piaceva la musica rock, specialmente hard rock e heavy metal. Il suo gruppo prediletto era quello (non ci sarebbe quasi bisogno di dirlo) dei Deep Purple: li considerava quasi parenti. Il suo sogno era suonare la batteria in qualche complessino, anche di quelli alla buona. Ma, se ci pensava, diventava malinconico, perché ricordava di quando, da bambino, aveva ricevuto uno dei pochi, graditissimi, regali: un tamburo. Strumento che era durato pochissimo perché lui, nella gioia e nella foga di provarlo, l’aveva subito sfondato.

Genuario era sano. Odiava la droga che gli aveva ucciso il fratello maggiore, detestava l’alcool che gli aveva rovinato il padre. Se nel quartiere riconosceva uno spacciatore, rischiava qualche coltellata pur di prenderlo a ceffoni.

Genuario aveva pure trovato un lavoro. Uno come lui, forte come un bufalo e ingenuo quanto un tacchino, faceva comodo a qualche impresario furbastro, che lo pagava meno di un immigrato senegalese per sfruttarlo il doppio.

Ma Genuario era un ribelle. Se vedeva un torto, voleva giustizia, subito. Anche a costo di perdere il lavoro. Anche a costo di procurarsi dei nemici. Anche a costo di avere delle grane. Anche a costo di ricevere una sprangata sulla testa.

A Genuario, qualcuno voleva bene sinceramente: la grassa madre che era orgogliosa della sua forza, la fidanzata Sirena, che lo adorava, un poliziotto, Giunio Primavera, che l’aveva, un giorno, arrestato, ma anche capito, qualche ragazzino che era stato difeso dai bulli di periferia.

Quando Genuario Purple fu trovato con la testa più fracassata del solito, in un angolo buio della piazzetta, piansero tutte le sirene della città: la fidanzata, la sirena della “volante” dell’agente scelto Primavera, quella dell’ambulanza ormai inutile. Anche la sirena dell’ultimo treno regionale della sera, che entrava in stazione con il suo quarto d’ora di ritardo. E pure le sirene di tutte le navi in porto: era mezzanotte dell’ultimo dell’anno.

porto di laspezia

 

nota: in molte città portuali (o forse in tutte) vige l’usanza di suonare le sirene da parte delle navi in porto, allo scoccare del nuovo anno.

 

 

 

 

 

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