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Diritti acquisiti o furti legalizzati

Ormai esiste una lunga serie di articoli, servizi televisivi, libri, che suscitano indignazione illustrando grandi e piccoli privilegi di cui godono, a spese della collettività, alcune categorie d’italiani. I libri di Stella e Rizzo, da La Casta, in poi, quello di Giordano, dall’appropriato titolo di “Sanguisughe”, inchieste di vari periodici, servizi televisivi, documentano sprechi e regalie concessi con generosità ad alcuni fortunati; e che continuano a gravare sul nostro bilancio pubblico. Anche recenti episodi, come la difesa ad oltranza dei propri privilegi dell’ex leader della contestazione studentesca ed esponente di vari partiti della sinistra italiana Mario Capanna (percepisce ben due vitalizi derivanti da cariche elettive diverse), continuano a rinfocolare le polemiche. Fra l’altro, personaggi come Capanna e Bertinotti, diventati signorotti snob arroccati a tutelare disuguaglianze inammissibili, sono una delle spiegazioni del perché la Sinistra italiana (quella vera, non il renzismo conservator-reazionario travestito da centrosinistra dell’attuale PD) sia ridotta ai minimi termini, e non solo in termini di risultati elettorali.

Il punto fondamentale è quello della tutela dei cosiddetti diritti acquisiti. In termini strettamente di diritto, qualche argomento a favore di questi iper-conservatori ci sarebbe. Ma un giudizio meno astratto e più ancorato alla realtà fa apparire certi privilegi più dei furti legalizzati che dei diritti. Intanto, queste tutele “stranamente” sono sempre operanti per le categorie già più agiate economicamente o potenti, mentre per i comuni lavoratori si cambiano continuamente le regole, di solito a sfavore, senza che si richiami l’inviolabilità di statuizioni passate. Basti pensare alle varie riforme delle pensioni. Inoltre, se dovessero essere davvero intoccabili tutte le pronunce emesse con regolarità formale, oggi gli Stati Uniti dovrebbero essere ancora una colonia inglese, la Russia sarebbe governata dagli zar (per la verità, non è che oggi per i russi la situazione sia moto diversa) o la Francia dagli eredi del re Sole; Francia che inoltre dovrebbe essere in gran parte sotto la giurisdizione di Roma.

Pare evidente che la storia va avanti, per cui è necessario ritornare sulle decisioni prese. E’ sperabile che per ripristinare una maggiore equità non sia necessario ricorrere a prese del Palazzo d’Inverno o alle ghigliottine di Robespierre. Gli strumenti democratici ci sarebbero, in teoria. Ma quanti sono davvero disposti a usarli? La popolazione è composta in misura non piccola da menefreghisti e ignavi che s’interessano solo del proprio particolare. Altri partecipano, almeno con il voto, alla vita pubblica, ma molti sono in qualche modo collusi con le parti peggiori del sistema, da cui cercano di ricevere più o meno legalmente qualche forma di prebenda o anche solo qualche briciola di regalie. Esiste certo una quota di cittadini, che è probabilmente ottimistico considerare maggioranza, che meriterebbe un sistema più equo ed efficiente; ma questi ultimi trovano difficoltà a incontrare interlocutori validi, giacché spesso i vari movimenti politici finiscono o con il continuare i vecchi sistemi consociativi, o insistere in sterili populismi che rischiano di risolversi in mini-ideologie fini a se stesse. Intanto le risorse pubbliche continuano a essere dilapidate.

Inoltre, è chiaro che proprio nelle istituzioni che potrebbero e dovrebbero intervenire su queste ingiustizie (governo, parlamento e, forse soprattutto, Corte Costituzionale) esiste un evidente conflitto d’interessi: chi vi si trova fa parte, in misure diverse, delle categorie i cui privilegi si vorrebbe ridimensionare.

Tutto questo, si potrà dire, non è una novità. E qualcuno potrà anche chiede cosa c’entri con un blog dedicato al trasporto ferroviario pubblico. C’entra, perché uno dei motivi per cui i pendolari italiani ricevono, di anno in anno, servizi sempre più scadenti, che stanno scivolando verso il terzo mondo, è che i soldi della collettività, invece di finire in investimenti pubblici utili a tutti, alimentano i mille rivoli di privilegi e i grandi appalti propugnati da amministratori pubblici non certo disinteressati. Ma il problema è anche questo: continuare a scrivere, denunciare, indignarsi, serve a qualcosa se poi non cambia nulla? Oppure sarebbe meglio occuparsi di Pluto e Paperino? I commenti sono liberi.

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