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L’ottava giornata delle ferrovie dimenticate

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L’8 marzo, quest’anno, non è solo la festa della donna. È fissata per questa data anche l’ottava giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. E’ organizzata dal Co.Mo.Do, (Comitato Mobilità Dolce) una confederazione di Associazioni (tra le quali Fiab, Associazioni Utenti Trasporto Pubblico, WWF, Touring Club, Italia Nostra, Legambiente, Ass. Italiana Greenways ecc.) che si batte per una mobilità alternativa più rispettosa dell’ambiente.

Oltre alle ferrovie dimenticate in senso metaforico, che sono quelle dedicate al servizio pendolari e trascurate indecorosamente dall’Azienda che le gestisce, ci sono le Ferrovie dimenticate in senso reale: linee che esistevano una volta e ora non più. Alcune di queste sono del tutto scomparse senza quasi lasciare traccia, se non nei ricordi e documenti storici. Un tipico esempio è l’Ovada–Novi Ligure, di cui si è parlato recentemente anche su L’Inchiostro fresco. Altre mantengono ancora in buona parte la loro struttura, ma il loro utilizzo è cessato del tutto poiché ritenute “non redditizie”. Altri esempi di ferrovie dimenticate, sono: la Bra-Ceva, interrotta a causa dell’alluvione del 1994 e della quale da più parti si chiede il ripristino; e la Voghera-Varzi, chiusa nel 1966, ormai smantellata, e per la quale si vorrebbe la trasformazione del percorso in pista ciclabile.

Guardando un po’ più lontano, un esempio virtuoso da imitare è la Foggia-Lucera: chiusa al traffico passeggeri nel 1967, è stata riattivata recentemente con un servizio di treni cadenzati che sta avendo ottimo successo.

Quest’anno, come in precedenza, sono state organizzate diverse iniziative, in alcune regioni italiane. Tra l’altro, sempre domenica 8, ad Alessandria ci sarà l’iniziativa “In bicicletta sul tracciato della tranvia Alessandria – Altavilla Monferrato”, (tranvia a vapore attiva dal 1880 al 1935), organizzata a cura della FIAB di Alessandria, con punto di ritrovo ai Giardini c.so Crimea, davanti alla stazione ferroviaria di Alessandria alle  9.15;

ad Asti, il giorno prima, sabato 7: “La Ferrovia che non c’è più”- Mostra e dibattito per la riapertura delle Ferrovie delle Langhe e del Monferrato, a  Palazzo Gazelli, via Quintino Sella 46, a partire dalle 8.30.

Queste iniziative, pensiamo, andrebbero viste non solo come una commemorazione del “com’eravamo”; ma soprattutto del “come potremmo essere” se in Italia, invece di privilegiare in tutti i modi il trasporto su gomma, si fosse lasciato più spazio al più sano ed ecologico trasporto su rotaia. L’importante sarebbe uscire dalla logica economico-speculativa basata sull’equazione finanziamenti-appalti-ricavi e considerare che una ferrovia locale, anche se con limitati numeri di passeggeri trasportati, può influire positivamente nel contesto territoriale in più modi: diminuire congestione, inquinamento e incidenti da traffico automobilistico, favorire il turismo, fornire un’alternativa prontamente disponibile in caso di problemi alla rete viaria e per lo stesso traffico ferroviario principale. Perciò il bilancio costi-benefici andrebbe valutato in maniera più ampia e non ristretto riduttivamente alla redditività dei singoli treni o linee.

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