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I pelati Cirio, l’eurodeputato Cirio, le biciclette e le ferrovie

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Negli anni ’70 lo stato italiano era diventato produttore, tramite la SME e l’IRI, anche di panettoni e conserve di pelati, oltre che di acciaio, automobili e altri aggeggi. Un esempio era la nota azienda alimentare Cirio. Chiaramente un eccesso dell’intervento pubblico nell’economia, facendo noi parte di un sistema capitalistico. Poi queste aziende, che erano state salvate dal fallimento grazie ai soldi pubblici, furono privatizzate con svendite vantaggiose solo per i compratori. Sempre avanti nell’ottica di privatizzazione degli utili e collettivizzazione delle perdite, in cui è stata capofila la maggiore industria italiana automobilistica, che ora italiana non è più. E sistema in cui la vicenda Alitalia è stata un capolavoro (in senso negativo, ovviamente).

Il caso opposto, cioè di carenza dell’intervento pubblico, si ha dove si vuole privatizzare il più possibile servizi che sono fondamentali per i cittadini, come sanità e trasporti. Negli stati uniti si privatizza addirittura la gestione delle carceri. Il tutto nell’illusione che il welfare costi così meno.

Nei trasporti, specialmente in alcune regioni come il Piemonte, l’intento è stato proprio questo: eliminare il più possibile le ferrovie pubbliche, assegnare i collegamenti ad arrancanti società di trasporto su gomma, o indurre i privati ad arrangiarsi con i mezzi propri. Aumentando in questo modo costi e disagi per i pendolari e contemporaneamente la congestione delle strade e l’inquinamento ambientale.

Tra le più “brillanti”, recenti, idee, c’è quella di trasformare linee ferroviarie al momento non più utilizzate in piste ciclabili. Si tratta di un’iniziativa che, in molti, riteniamo assurda, non solo dal punto di vista economico. È come se una famiglia, già in difficoltà economiche, avesse investito grandi risorse per acquistare un appartamento e poi lo usasse solo per farci giocare i bambini e andasse a dormire in macchina. Lo dice uno che di biciclette è appassionato e pedala per migliaia di km l’anno. Giusto aumentare le piste ciclabili, ma farlo a discapito delle ferrovie è solo autolesionistica demagogia. Non sempre disinteressata, poiché qualcuno interessato a eventuali appalti c’è sempre. Fra l’altro, si tratta di un’operazione che avrebbe costi notevoli, superiori a quelli per la creazione di una pista ciclabile ex-novo, dove c’è il terreno adatto. Anche per incentivare il turismo sono utili le piste ciclabili, soprattutto se mantenute decorosamente e non abbandonate a se stesse. Ma sono indispensabili anche collegamenti regolari e sicuri anche con i mezzi pubblici, senza i quali si perdono grosse fette di potenziali visitatori.

Per fortuna quest’idea, portata avanti, fra l’altro, prima per l’Asti-Casale Monferrato e poi per l’Alessandria-Castagnole Lanze da alcuni amministratori, tra cui il sindaco di Canelli, ha trovato altri amministratori più avveduti, come i sindaci di Alba, Nizza Monferrato e Costigliole, che, più saggiamente, si sono opposti. Suscitando le ire (e qui si ritorna al nome di partenza) dell’eurodeputato Alberto Cirio (Forza Italia), il quale ha attaccato questa posizione con dure parole, come – riportiamo la dichiarazione ufficiale-: “Questa è una gravissima responsabilità che il Sindaco di Alba si accolla e che il territorio pagherà”. “Io faccio il parlamentare europeo, il mio compito è quello di presentare le opportunità che l’Europa ci offre e non posso farci nulla se chi amministra la mia città dimostra di non capire di cosa vive il nostro territorio e che il suo futuro non passa solo dai treni, ma anche dal turismo ambientale”. Ecco, noi invece preferiamo il senso di responsabilità del sindaco di Alba e di altri come lui, e vorremmo parlamentari che il turismo ambientale lo promuovessero in altri modi.

Innanzitutto va notato che proprio gli eurodeputati dovrebbero cercare di orientare i finanziamenti verso le opere necessarie e utili, non verso operazioni che distruggono un bene di grande valore economico per sostituirlo con un altro che lo disperderebbe. Ma soprattutto, la concezione che se ci sono dei soldi, che fra l’altro sono della collettività, devono comunque essere spesi, è una delle dimostrazioni di quanto spesso la nostra classe politica, ai più alti livelli (mentre dobbiamo dire grazie ad alcuni amministratori locali decisamente più preparati) sia inadeguata. E, bisogna dirlo, di quanto sia pure inadeguato l’impegno degli elettori a selezionare una classe politica eccellente. Fra l’altro, almeno nelle elezioni del Parlamento europeo esistono le preferenze, che quando non ci sono sembrano la causa delle scelte infelici dell’elettorato. Il problema non sono solo i sistemi elettorali: quello che manca è spesso un interessamento più puntuale e attento di molti cittadini.

 

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