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rame e ramaglie

 

E’ dato di fatto che sono notevolmente aumentati, negli ultimi anni, i furti di conduttori di rame lungo le linee ferroviarie, anche per la crescita della quotazione di questo metallo. Ciò costituisce un’ulteriore minaccia per la circolazione dei treni, ma questa volta non è colpa né di Trenitalia né di Governo o Regioni. I responsabili di questi furti, quando individuati, risultano spesso essere immigrati est-europei. Ma i ricettatori sono italiani, spesso nascosti dietro il paravento di regolari ditte di recupero rottami. Il fenomeno è continuamente in espansione, per effetto della crisi economica, ma anche perché le sanzioni per chi è accertato colpevole sono spesso così tenui da rendere relativamente poco rischioso questo comportamento delinquenziale.

L’altra osservazione che suscita qualche preoccupazione, non particolarmente per i viaggiatori, ma per l’intera collettività, riguarda la manutenzione delle strade ferrate. Si notano, già da diversi anni, fasce di vegetazione secca lungo le strisce di terreno che fiancheggiano i binari, anche in primavera ed estate. Non si tratta evidentemente di siccità, poiché il fenomeno persiste anche durante periodi piovosi e non avviene per lo stesso tipo di piante appena più lontano dai binari. Il sospetto, se non la certezza, è che la società che gestisce gli impianti fissi, o qualche ditta che ha ricevuto un appalto, elimini le ramaglie che, crescendo, possono interferire con il transito dei treni, anziché (come si faceva una volta) tagliando e potando, usando potenti diserbanti. Questi sono in sostanza veleni chimici che finiscono inevitabilmente nel terreno, provocando un inquinamento che può insinuarsi pure nelle falde acquifere. Anche se dal punto di vista legale non vi fosse nulla d’irregolare, si tratterebbe comunque di un ennesimo comportamento che considera solamente i rapporti costi/ricavi dell’azienda trascurando l’interesse più generale. In questo caso non dei soli “utenti”, ma di tutti.

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