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C’era una volta la stazione di Serravalle

A Serravalle Scrivia continuano a fermare i treni regionali veloci. La stazione ferroviaria è quindi considerata, giustamente, di media importanza. Però è anche stata declassificata a fermata. Il che comporta, fra l’altro, che non esiste più biglietteria, né personale di sorveglianza. Non solo: mentre l’ingresso dall’esterno appare ancora decoroso, arrivando ai marciapiedi a fianco dei binari lo spettacolo non è certo esaltante. Di fronte, oltre un campo di erbacce, si vedono i ruderi dell’ex distilleria Inga, testimonial di un passato produttivo che fu. Di fianco al primo binario c’è ancora un capannone (un tempo usato per il carico-scarico dei vagoni merci) nel cui interno si notano un vecchio argano arrugginito e uno strato notevole di guano, essendo lì il regno dei piccioni. Inoltre, non c’è neppure un’obliteratrice per i biglietti, che quindi non solo non si possono acquistare, ma neppure vidimare. Perciò, chi sale sul treno a Serravalle, anche se già in possesso del biglietto, deve cercare il capotreno per farselo convalidare. E, come ho visto personalmente, ben pochi lo fanno. Per la cronaca una capotreno, interpellata in proposito, ha detto che le apposite macchinette mancano in questa stazione poiché “vandalizzate” già da diversi mesi. Anche questo è un problema di non facile soluzione. Forse servirebbero telecamere di sorveglianza. Più in generale, sanzioni molto più severe di quanto accade attualmente per chi rovina i beni pubblici.
Intanto, l’edificio dell’ex stazione di Serravalle rimane chiuso, inutilizzato e probabilmente destinato al degrado. Sarebbe bene che se ne trovasse un uso alternativo, come già è avvenuto in altre stazioni declassate a fermate.
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