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LA TORMENTATA VICENDA ARENAWAYS

Arenaways, compagnia privata alessandrina fondata dall’imprenditore Giuseppe Arena, fu la prima che provò a fare concorrenza a Trenitalia in Piemonte. Ai collegamenti Treno+auto (Autozug) da Germania e Olanda per Alessandria dal 2007, aggiunse nel novembre 2011 collegamenti giornalieri Torino-Milano. Poi, nell’estate successiva, anche un treno del mare che collegava Piemonte, Cinque Terre e Versilia. Con un discreto successo commerciale.
Il divieto di fermate intermedie tra Torino e Milano, per l’ostilità di Trenitalia, nonché di effettuare il previsto percorso ad anello esteso ad Alessandria – Arquata – Voghera aveva limitato molto le potenzialità, Non fu così possibile raggiungere gli obiettivi commerciali previsti. La richiesta di fallimento presentata da alcuni degli stessi soci nel 2011 comportò dapprima un esercizio provvisorio, che consentì solo di proseguire il servizio Autozug con l’estero. Successivamente, la cessazione definitiva dei servizi.
Era un peccato, perché c’erano stati giudizi positivi: carrozze pulite e confortevoli (nonostante qualche polemica per la vetustà del materiale, acquistato all’estero, riciclato e restaurato), gentilezza, servizi aggiuntivi a bordo, puntualità; e, cosa meno importante ma che non guasta, estetica più curata e colorazioni vivaci. L’unico neo per la clientela era il maggior costo del biglietto, pur se mitigato da offerte promozionali.
Poche settimane dopo l’interruzione del servizio, ironia della sorte, l’Antitrust dette ragione all’azienda, avendo esteso a Trenitalia un’istruttoria già avviata nel 2010 nei confronti di Gruppo Ferrovie e RFI per possibile abuso di posizione dominante. Successivamente, il 14 ottobre 2011 il Consiglio regionale piemontese approvò una mozione che impegnava la giunta a “intervenire nei confronti dell’Ufficio regolamentazione del traffico per esprimere parere favorevole alle fermate intermedie tra Torino e Milano al fine di garantire una maggiore partecipazione all’acquisto della società Arenaways”.
L’ulteriore evoluzione della vicenda avvenne a dicembre, quando il curatore fallimentare accolse l’unica offerta pervenuta per rilevare l’azienda, quella dello stesso Giuseppe Arena e di una cordata austro-valdostana, per il riacquisto e la futura ripresa dell’esercizio.
Una nuova società, la Go Concept si aggiudicò il passaggio di proprietà di Arenaways. lo stesso fondatore Giuseppe Arena divenne amministratore delegato operativo; tra i soci anche la Railway B.W. azienda austriaca del settore. Oltre a riassumere tutti gli ex dipendenti Arenaways, la nuova società s’impegnò ad assumere altri 26 ex lavoratori licenziati dalle società che operavano nei treni notte soppressi da Trenitalia. Servizio che doveva in parte essere rimpiazzato da questa nuova azienda. Invece, non se ne fece nulla.
Non sappiamo quali siano effettivamente le responsabilità dell’azienda e del suo fondatore e principale amministratore. Resta però l’impressione che si tratti di un altro esempio di liberalizzazioni all’italiana: prima si sbandiera la necessità di ampliare il più possibile la concorrenza e la libertà d’impresa, poi si mettono i bastoni tra le ruote a chi tenta di scalfire posizioni e monopoli consolidati. Così non si riesce a capire se è possibile organizzare un servizio decente per i pendolari senza dipendere dalle sempre più scarse sovvenzioni pubbliche (che peraltro non hanno, negli ultimi anni, assicurato un servizio a livelli europei).

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